L’ARRESTO DI JOSHUA WONG

L’attivista pro-democrazia è stato incriminato con una banale scusa, rischia 5 anni di carcere

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Alla fine il regime cinese è riuscito a trovare la scusa per incriminare uno dei suoi peggiori nemici interni. L’attivista pro-democrazia Joshua Wong, leader delle proteste di massa di Hong Kong contro le ingerenze della Cina, che sta continuamente violando la formula “un Paese, due sistemi” che ne regolava i rapporti con Hong Kong. Il regime di Xi-Jinping vuole riprendersi tutto, e sta agendo senza porsi scrupoli per farlo. Così, Wong è stato incriminato per aver partecipato ad una manifestazione non autorizzata del 5 ottobre 2019, violando anche la cosiddetta legge “anti-maschere”, che punisce con pene severissime coloro i quali manifestino con il volto coperto. Legge, questa, che viene ultimamente sfruttata per vietare di fatto ogni manifestazione, data la necessità di indossare le mascherine per proteggersi dal CoVid quando si è in gruppo

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Il giovane, qualche ora dopo, è stato rilasciato su cauzione, ma rischia fino a 5 anni di carcere. Ad annunciarlo è lui stesso su Twitter, invitando i suoi sostenitori a non festeggiare la scarcerazione, ma a preoccuparsi, invece, dei 12 ragazzi di Hong Kong arrestati in Cina mentre stavano cercando di fuggire a Taiwan. La repressione attuata dal comunismo cinese si è fatta più dura da quando, lo scorso maggio, è stata approvata nella città-stato la cosiddetta “legge sulla sicurezza”: di fatto, un attentato alla libertà di pensiero ed espressione dei cittadini, nel pieno stile del governo cinese. Nelle ultime settimane, diversi tra i volti principali del movimento pro-democrazia sono stati incriminati e sottoposti a restrizioni della libertà personale.

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Wong, sempre in un Tweet, ha annunciato che continuerà la sua battaglia, ancora più determinato: “L’arresto di oggi è un evidente abuso contro il sistema di giustizia penale, attuato ponendo accuse già dichiarate incostituzionali in precedenza. Comunque, ho deciso di non arrendermi”. Secondo il movimento pro-democrazia, queste operazioni del regime cinese sono volte a scoraggiare gli individui dall’unirsi alle manifestazioni, per timore di gravi ritorsioni sulla propria persona. I democratici di Hong-Kong, però, non intendono farsi intimorire, e continueranno la propria battaglia, che è sostenuta, come hanno dimostrato tutte le recenti tornate elettorali in cui i partiti vicini a Xi-Jinping sono stati praticamente spazzati via, dalla stragrande maggioranza della popolazione della città-stato.

Giulio Negri

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