L’ANGOLO DEL PARLATORE - (quarta parte)

Di Antonio Villa - Saggista

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cms_19072/1.jpgSalvo qualche avviso generico, come “la visione di questo programma è riservata a un pubblico adulto", oppure "è sconsigliata (o può nuocere) ai minori di anni quattordici”, non si elencano le controindicazioni per tanti film (e libri) non proprio edificanti e super divoratori di Tempo. Di Vita.

Che vogliamo mettere la censura? Ohibò, certo che no. Ma il produttore, l’attore, lo sceneggiatore, il regista, lo scrittore, il giornalista, il curatore dei palinsesti della Tivù e soprattutto lo spettatore - fruitore si chiedono a che pro invadere il mercato di “specialità” con controindicazioni ed effetti collaterali potenzialmente letali? Perché non offrire (e non pretendere) giovamento garantito e assoluta qualità?

Qualcuno ha già detto che la vita è troppo breve per bere bottiglie di vino scadente; meglio un bicchier di quello buono, no? E su un muro di San Donà del Piave, nella Prima Grande Guerra, un bersagliere[1] aveva scritto: “Meglio un giorno da leone che cent’anni da pecora”. In tempo di pace dovremmo scrivere: “Meglio cent’anni da leone che uno da pecora”. E perché non pensare a chi offrire in dono un po’ del “nostro” buon Tempo leonino piuttosto che lasciarcelo rubare dai mille ladri che ci vogliono pecorume a vita?

Una delle tante pagine che non dimenticherò mai: “Ho strappato in faccia a mio padre la banconota da diecimila lire che mi regalava per il mio compleanno. Dove eri, papà? Tu, mamma, dove eri? Dove eravate voi quando avevo bisogno di confidarmi, di piangere sul cuore di un petto amico? Conoscete le mie solitudini? Sapete le mie ansie? Quante volte mi sono addormentata abbracciata al mio orsacchiotto di peluche bagnato di lacrime? No, non sono un’ingrata. Lo so che non mi fate mancare nulla. Cioè nessuna cosa. Dentro però ho il vuoto spinto. Potete farmi l’elemosina di un po’ del vostro tempo? Sono vostra figlia, oltre al nome, che sapete veramente di me?”

Una “lezione” che fa riflettere. Gli studenti (quinto anno) si confrontano sul Tempo libero e sugli hobby. L’insegnante fa da moderatore.

“A me piace il Calcio”. “A me il magn-esio”. “Non c’è dubbio, si vede dalla pancia”. “Io sono tifo-so della *”. “Io coleroso di boxe”. “Lo dicono anche i tuoi bernoccoli…”. “Io faccio Karate”. “Io nuoto”. "Nel mare della tranquillità". “Io danza classica”. “Io teatro”. “Io mi sono iscritta a un corso di dizione”. " Con quella bocca puoi dire ciò che vuoi". “Io sto in un’associazione di astrofili”. “Perciò hai sempre la testa fra le nuvole”. “Io frequento un Caffè letterario”. “A me piacerebbe un Caffè delle Scienze, ma non c’è neanche un tè”. “Scusate, sarò un caprone controcorrente, ma per me il calcio è il vero oppio dei popoli”. “Se la gente comune dedicasse alla Fisica Quantistica le briciole del tempo che dedica ai gossip (pettegolezzi), saremmo in un’era distante dall’attuale quanto quella dei dinosauri”. “Già. Ha parlato Einstein II”. “Fra migliaia di anni, si parlerà della nostra come dell’era dei vuoti a perdere. Come te…”. “A me piacciono le telenovele”. “Anche a me”. “Io ne seguo una da oltre cinque anni”. “Io da dieci”. “Il record è di mia madre. Se le vede da quando era ragazza, dal lunedì al venerdì”. “Le trasmettono verso le quattordici”. “Durano una mezz’oretta”.

L’insegnante (di Educazione fisica): “Battute a parte, il mio plauso personale va a tutti quelli che investono il proprio tempo e le proprie energie per migliorare se stessi. Facciamo ora un po’ di calcoli”.

Uno studente (sottovoce): “Speriamo che non siano renali”.

Va alla lavagna, scrive: 30’ x 5 giorni x 52 settimane x 10 anni = 78.000’= 1.300 0re. “Mi rifiuto di calcolare il tempo di telenovele che durano ancora di più. Potrebbero chiudere in un labirinto l’incauto telespettatore, trasformandolo, a sua insaputa, in un pietoso Minotauro. Mostruoso concepirle, mostruoso propinarle e mostruoso seguirle”. (In crescendo) “milletrecento ore equivalgono a poco meno di un anno di lavoro di un impiegato assiduo! Chi, avendo coscienza della vacuità dei contenuti, accetterebbe di farsi candeggiare il cervello per tanto tempo? Senza considerare la risonanza interiore che prolunga, ben oltre lo spettacolo, l’assorbimento di energie psichiche del fan. Le chiamano Soap Opera perché legate alla pubblicità dei detergenti. Vi rendete conto che in realtà lavano, apprettano e stendono il cervello di chi le segue? Vi immaginate le migliaia di telespettatori che, alla stessa ora, si sottopongono volontariamente a quel preciso bombardamento mediatico? Saranno immuni dal contagio comporta(mentale) o rimarranno affetti da Donhisciottite acuta? Adesso scendiamo in palestra. Chi vuole giocare a Pallavolo?”

Tutti (anche le ragazze): “Io”.

Controprova: “Chi vuole fare lo spettatore?” Nessuno alza la mano.

“Bene. Ci siamo capiti, spero. Per l’avvenire mantenete alto lo spirito di partecipazione: coltivate il vostro giardino anche spiritosamente e, per quanto seriamente possibile, cercate di essere di più per dare di più”.

(continua)


[1] Ignazio Pisciotta

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L’angolo del parlatore:

Terza parte

https://internationalwebpost.org/contents/L%E2%80%99angolo_del_parlatore_(terza_parte)_19017.html#.X2FuWWgzaR8

Seconda parte

https://internationalwebpost.org/contents/L%E2%80%99angolo_del_parlatore_-_2%5E_parte_18958.html#.X1xG3WgzaR8

Prima parte

https://internationalwebpost.org/contents/L%E2%80%99angolo_del_parlatore_-_1%5E_parte_18872.html#.X1xHQmgzaR8

International Web Post

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