KAZAKISTAN: LE PROTESTE SONO STATE SEDATE

Ordine ristabilito con l’aiuto della Russia

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L’ondata di proteste in Kazakistan nata ad inizio anno a causa dell’alzamento del prezzo dei combustibili, anche se dietro ciò era già presente una profonda crisi politica, ha messo a dura prova la stabilità dell’ex repubblica sovietica. I malumori generali contro il governo di Kassym-Jomart Tokayev hanno portato migliaia di cittadini nelle piazze che il presidente kazako ha deciso di reprimere brutalmente, grazie anche all’aiuto dei militari russi. Durante la repressione iniziale le forze dell’ordine hanno ucciso decine di persone, definite rivoltosi o terroristi. Le proteste si sono espanse in tutto il Paese. In poco più di due giorni sono state ferite un centinaio persone, tra agenti e civili, circa tremila sono state arrestate, una trentina circa uccise.

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Tokayev, vista la situazione, ha chiesto aiuto al Csto (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva), di cui fanno parte loro, la Russia, l’Armenia, l’Uzbekistan, il Kirghizistan e il Tagikistan, e l’arrivo di alcune “forze di pace”. Sono intervenute così le truppe russe e l’ordine, ha detta del governo, è stato ristabilito, ma il lavoro delle forze dell’ordine continuerà fino a che i militanti non verranno “distrutti” totalmente. Le forze di sicurezza hanno liberato la piazza di Almaty, dove le proteste si erano concentrate. Vista la grande notorietà mediatica dell’accaduto il governa ha preso la decisione di calmierare il prezzo dei combustibili per almeno sei mesi, una decisione urgente per stabilizzare la situazione socioeconomica.

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L’Ue, dal canto suo, guarda preoccupata la situazione generale del paese, dove la sicurezza e i diritti dei cittadini dovrebbe essere garantita da quelle istituzioni che hanno fatto reprimere nel sangue i manifestanti ritenuti dei veri e propri terroristi. Dopo ciò è avvenuta una lunga telefonata tra Tokayev e Putin, dove sembra si siano confrontati sulle misure adottate e qui si sono anche ripromessi di restare in stretto contatto. Anche il presidente cinese Xi ha approvato la liea dura decisa da Tokayev, commentando che le misure dure sono un bene.

Michelle Giliberti

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