James Bond. L’evoluzione di un’ icona

La rivoluzione nei tempi moderni del personaggio di Ian Fleming. Com’è cambiato l’agente segreto più amato al mondo.

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Il mio nome è Bond, James Bond "

Probabilmente la frase più famosa dell’universo cinematografico, che identifica l’Agente segreto per antonomasia.Nasce dalla fantasia di Ian Lancaster Fleming, giornalista, militare e scrittore.Ufficiale della Royal Navy durante la seconda guerra mondiale, arruolato nel Servizio Informazioni della Marina alle dipendenze dell’ammiraglio Godfrey, ebbe un ruolo importante nell’attività di Intelligence, collaborando quale ufficiale di collegamento anche con la OSS – Office of Strategic Services, il Servizio d’informazioni USA che dopo la guerra divenne la CIA.

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Al termine del conflitto, quale giornalista raccolse un discreto successo. Iniziò a scrivere libri, intraprendendo la carriera di scrittore a tempo pieno e dando alla luce in totale undici romanzi e tre raccolte di racconti con protagonista James Bond.Nei primi anni della sua carriera come scrittore, ovvero dal 1952, data di pubblicazione del suo primo romanzo, Casino Royale, Fleming non ebbe, almeno in patria, apprezzamenti da pubblico e critica.Fu solo nel 1962 che due produttori inglesi, allora semi-sconosciuti, Harry Saltzman e Albert Broccoli, decisero di trarre una serie di film dai suoi romanzi.Un personaggio, quello della spia al servizio di Sua Maestà, che traeva radici dal vissuto biografico dell’autore, incarnato per il cinema da un giovane attore scozzese, semisconosciuto ai più, Sean Connery.Mai scelta si rivelò più azzeccata. Connery era perfetto per il ruolo, sia dal punto di vista fisico che caratteriale.Astuto, elegante, freddo, seducente. Grazie a tale interpretazione divenne ben presto uno dei più celebri sex-symbol del pianeta. Recitò accanto a famose donne anch’esse destinate a divenire star per le partecipazioni nella serie, quali Ursula Andress e Daniela Bianchi.Il primo film “Licenza di uccidere” ottenne un successo strepitoso, e convinse Connery a vestire ancora i panni di 007 per altre tre pellicole, “Dalla Russia con amore” (1963), “Missione Goldfinger” (1964), “ Thunderball (Operazione tuono)” (1965).Tutti ebbero uno straordinario risultato sia di incassi che di critica.Era nata la Bond mania che ancora oggi a distanza di 53 anni resiste.

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cms_4709/4.jpgUna serie inesauribile e costante di avventure confezionate con maestria, un’inedita alchimia di action movie e spy story, un prodotto innovativo per l’epoca, destinata a diventare negli anni una formula di entertainment perfettamente collaudata, riferimento tecnico assoluto di scene d’azione somministrate in ogni declinazione e in ogni dove sul pianeta.Non me ne vogliano i fans, ma nella filmografia successiva, nella quale il ruolo di 007 è stato impersonato da Roger Moore, Timothy Dalton e Pierce Brosnam, i racconti erano finiti per diventare sempre più uguali a loro stessi, con situazioni ripetitive e personaggi eccessivamente stereotipati e appiattiti.Una riflessione a parte meriterebbe George Lazenby, che nonostante un Bond inespressivo, tanto da essere immediatamente sostituito, fu protagonista suo malgrado di uno dei migliori film della saga.L’ action aveva finito per prevaricare la spy che si faceva sempre più indistinta, lontana dalla forma letteraria che caratterizzava i romanzi originari, privando di qualsivoglia spessore i protagonisti, relegati sempre più a due dimensioni.

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In ogni storia veniva cambiato qualche ingrediente, ma alla fine il sapore era quasi sempre quello.Cospirazioni globali e cattivi dai tratti marcati che ambivano al dominio del mondo.A salvare tutti noi ci pensava “ l’agente con licenza doppio zero” che dall’alto della sua superiorità riusciva a sormontare in scioltezza qualsivoglia insidia mortale, contornato da splendide donne, le Bond girls, incapaci di resistere al suo fascino. Troppo spesso poco più che fugaci apparizioni, inconsistenti figurine di carta.Ogni appuntamento sul grande schermo con l’invincibile spia di Sua maestà era comunque un’occasione di assistere a uno spettacolo di pura evasione, realizzato sempre ai massimi livelli possibili, coronato dalla certezza che, inevitabilmente, il bene avrebbe sconfitto il male, con un tocco di ironia e un sottofondo di classe, il tutto come di consueto “agitato non mescolato...”.

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Gli anni passano. La platea si fa più esigente e smaliziata. Specchio di un mondo profondamente mutato specialmente dopo i fatti dell’11 Settembre.Gli autori e i produttori di Bond si interrogano su una ricetta che ormai appare inadeguata, incompatibile con la realtà contemporanea stravolta dagli accadimenti.Le avventure quasi rassicuranti della spia in smoking erano ormai poco credibili, se non addirittura fuori luogo.

cms_4709/7.jpgEcco allora che nel 2006 Bond rinasce.Una rivisitazione completa, un reboot. Il termine di paragone altro non può essere che l’originaria caratterizzazione di Connery, considerato il solo fino ad allora capace di aver dato vita alla creatura di Fleming, declinandola però alla contemporaneità.Una revisione che si è compiuta attraverso un percorso di “umanizzazione”.Adesso l’eroe sanguina, diviene più simile a Jason Bourne, è slegato da vecchi paradigmi, pur restando ancorato alla tradizione che ha creato l’icona.Non possono certo mancare gli elementi classici del mito, inseguimenti mozzafiato, forza e agilità quasi da supereroe, intelligenza e abilità fuori dal comune, astuzia, “immortalità”, galanteria, fascino, eleganza mascolina, auto sportive quale l’immancabile Aston Martin, eleganti smoking, donne seducenti, l’inseparabile Walther PPK e così via fino al sigillo sonoro del mondo bondiano, il famosissimo "The James Bond Theme" di Monty Norman, vero e proprio logo musicale.Ora però ci viene proposto un personaggio rinnovato, anche grazie al suo interprete, Daniel Craig che mette in scena un uomo dalla personalità complessa e tormentata, dai contorni sfumati, a tratti un anti-eroe.Un aspetto più simile a uno dei cattivi, lineamenti spigolosi, un modo rude, quasi rozzo, fisico massiccio e colore “biondo” dei capelli. Tutte caratteristiche che stridevano con l’immagine iconografica conosciuta.Ebbene Craig ha azzittito tutti sul campo, conferendo all’agente segreto più famoso al mondo una complessità fatta di dolore e ironia, credibilità e appeal. Ha reso un Bond figlio dei tempi che viviamo, più intrigante, psicologicamente complesso, in altre parole più umano, caratteristica mancante allo 007 storico.Vari critici hanno descritto Daniel Craig come il primo attore ad interpretare la vera personalità del James Bond dei romanzi di Ian Fleming, quindi si ironico, brutale e freddo, ma anche pieno di difetti, incline al mistake..Un Bond Begins , per così dire, che rende lo spettatore partecipe di una trama complessa che si dipana di film in film. Nodi che si aggrovigliano e si sciolgono in una lotta interiore che va da Casinò Royale fino a Spectre, ultimo capitolo della quadrilogia che ha costruito una nuova icona.

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Ora assistiamo a una battaglia combattuta contro i propri fantasmi, più per salvare e ritrovare sé stesso che per salvare il mondo.Finalmente le figure femminili, non sono più solo “girls” con un’etichetta addosso, ma assurgono a elementi assolutamente di primo piano nell’arco della narrazione.Un esempio su tutti è il personaggio di Vesper Lynd (interpretata magistralmente dalla splendida Eva Green e ispirata a Muriel Wrigh, amante di Ian Fleming, tragicamente morta in un bombardamento durante la guerra). Donna bellissima, affascinante, intelligente quanto e più di un giovane Bond che finirà con l’innamorarsi ciecamente di lei che, tradendo la sua fiducia, lo segnerà per sempre.

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O ancora l’intenso rapporto tra il James orfano e la figura femminile a lui vicino, la “M”, interpretata dalla bravissima Judi Dench, direttore dell’ MI6 nella quale rivive la madre che mai ha avuto.Ma non può esistere eroe senza nemico.Non esiste Bond senza l’alter ego, il rovescio della medaglia.La sua storia è costellata di nemici di ogni tipo.I villain sono ovviamente anche nel nuovo corso. Alcuni da antologia, come il ” Le Chiffre” di Mads Mikkelsen che potrebbe anche permettersi di non profferire alcuna parola, tanto il suo volto è una maschera che piange sangue.Altri meno riusciti, come il più anonimo Dominic Greene (impersonato da Mathieu Amalric), ma tutti accomunati dal provare particolare piacere nel minare le certezze di Bond, artefici di azioni più che mai volte a destabilizzare il suo mondo, bucando la sua spessa corazza, nell’intento di far implodere chi ha seguito un percorso tormentato che avrebbe potuto portarlo altrove, magari proprio dalla parte del male che combatte.

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Auguriamoci si possa continuare dunque sul solco tracciato perché dimostratosi vincente, così da poter continuare ancora a leggere alla fine dei titoli di coda ...James Bond will return.....

Bentornato Mr.Bond!

Massimo Lupi

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