JOSE’ DE MADRAZO

L’Arte tra curiosità e misteri

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José De Madrazo- Madonna con Bambino-1813

All’opulento e movimentato Barocco, ricco di curve e ghirigori, a metà del XVIII secolo nasce in contrapposizione il Neoclassicismo, che all’opposto è uno stile equilibrato e proporzionato, che si ispira all’arte classica greco e romana e riflette lo spirito dell’Illuminismo, terminerà con la caduta di Napoleone. Se per l’Italia il vertice fu Canova, per la Francia fu David e per la Spagna fu José Mandrazo.

José de Madrazo (Santander 1781-Madrid 1859) è stato un pittore e litografo spagnolo e il capostipite di una delle più famose famiglie di artisti spagnoli, insieme ai suoi figli, Federico e Luis che come lui seguono lo stile Neoclassico e ai suoi nipoti Raimundo, che opta per un delicato realismo e Ricardo influenzato dalla moda orientale.

Mandrazo studiò a Parigi con Jacques-Louis David. Più tardi si recò a Roma assieme all’altro allievo di Daviv, Ingres, per completare gli studi all’Accademia di San Luca, qui si ispirò allo stile dolce e armonico di Raffaello, la Madonna col Bambino è un bell’esempio di grazia raffaellesca, tuttavia Mandrazo riesce ad avere una propria autonomia, il volto della Madonna e del Bimbo sono luminosi e il particolare delle dita della Vergine che stringono delicatamente il velo è poesia.

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José de Madrazo – Divine Love and Profane Love (1813)

Due sono i capolavori del 1813, eseguiti a Roma, che portano José Madrazo al culmine della carriera artistica uno è “La Felicità Eterna” e l’altro “Il Trionfo dell’Amor divino sull’Amor profano”, quest’ultimo nella testa di Amore con corona d’alloro ha affinità con la figura di Apollo del Parnaso di Mengs a Villa Albani. Il dipinto appare un po’ troppo lezioso e biancheggiante.

All’affresco “Poesia” di Raffaello Sanzio, facente parte della decorazione della Stanza della Segnatura nei Musei Vaticani si ispira invece Madrazo per “La Felicità Eterna” la grande tela fu eseguita per volere del re Carlo IV di Spagna, in esilio a Roma dal 1812, causa le guerre napoleoniche. Il dipinto assieme ad altre centinaia di opere fu spedito a Madrid a seguito della restaurazione dei Borboni sul trono di Spagna.

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José de Madrazo- La Felicità Eterna- 1813

“La Felicità Eterna”, visto che a tutti piace la felicità, provo a decifrare un poco il dipinto, con l’aggettivo eterna già si comprende che non si può essere felici in terra; la fanciulla è giovane perché allegra e incorrotta, a seno nudo perché non ha bisogno di adornarsi, coronata di lauro che assieme alla palma che tiene in una mano sono il simbolo dei sacrifici e delle pene che si tribolano in terra, le trecce bionde, dorate rimandano alla tanto agognata età dell’oro dei poeti, la fiaccola è la fede, probabilmente è una visione antinapoleonica, si spera ardentemente che Napoleone sia solo una meteora, si stanno subendo tribolazioni, ma si resiste sapendo che la felicità non è di questo mondo.

Mandrazo fu infatti antinapoleonico, rifiutò di prestare giuramento di fedeltà al nuovo governo spagnolo con a capo il fratello di Napoleone, venne così tenuto prigioniero prima a Castel Sant’Angelo, poi all’Ambasciata di Spagna.

Nel 1818, dopo la Restaurazione, torna a Madrid dove muore all’età di 78 anni.

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José de Madrazo-Retrato de doña Josefa Tudó, Condesa de Castillo Fiel-1810-15

A Roma Madrazo restò ben sedici anni e dipinse anche diversi ritratti di aristocratici spagnoli e internazionali che risiedevano o erano ospitati a Roma. In questo ritratto a figura intera notevole è la resa del vestito impero con piccoli disegni, l’orlo con bande colorate e addirittura le frange, sembra quasi un tappeto.

Se le opere “La Felicità Eterna” e l’altro “Il Trionfo dell’Amor divino sull’Amor profano”, gli diedero la fama, il dipinto con cui riuscì ad avere l’appoggio economico per restare a Roma, fu “La Morte di Viriato”, capolavoro neoclassico in cui la tecnica e il tema rimandano a David, ma concettualmente c’è una novità, l’episodio raffigurato è un episodio della storia dei romani, ma il valoroso è un barbaro e i romani vi fanno una gran brutta figura, il dipinto è quindi antesignano dell’eroe romantico .

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José de Madrazo- Morte di Viriato-Museo del Prado- Spagna-1807

Viriato è stato un famoso condottiero, nacque in Lusitania, l’odierno Portogallo, di cui è un eroe nazionale. Nel II secolo a. C. combatté contro i romani, con vigore, coraggio, iniziativa e intelligenza per l’indipendenza del suo popolo.

Per una decina di anni tenne in scacco le superiori forze dei romani, adottando la tecnica della guerriglia.

Viriato riuscì a mettere in ridicolo i romani più volte, nell’ultimo scontro, riuscì a dirigere l’intero esercito romano in un passo di montagna, una strettoia senza uscita, i romani furono costretti alla resa incondizionata.

Viriato, non se ne approfittò, chiese l’indipendenza del territorio lusitano e l’alleanza di Roma.

La guerra sembrava finita, ma i romani assoldarono dei sicari fra i lusitani di Viriato, che lo uccisero alle spalle mentre dormiva.

Quando i traditori si presentarono per ricevere il compenso pattuito i romani risposero… Roma non paga i traditori.

Paola Tassinari

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