Inquinamento sotto livelli record in Cina per il Coronavirus

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Le drastiche misure draconiane imposte da Pechino per contenere la diffusione del Coronavirus stanno portando i loro frutti: anche l’inquinamento sta diminuendo.

La notizia arriva sotto forma d’immagini, rivelandosi come unica fonte di consolazione in questi giorni intrisi d’incertezza e di angoscia.

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Hanno fatto il giro del mondo le immagini satellitari diffuse dalla NASA che mettono a confronto i livelli di concentrazione di diossido di azoto (NO2) nelle stesse zone prima e dopo l’emergenza Coronavirus. Si tratta d’immagini catturate dallo strumento TROPOMI(acronimo di The TROPOspheric Monitoring Instrument) installato sul satellite Sentinel-5 del Programma Copernicus della Commissione Europea e dell’ESA, oltre che dall’Ozone Monitoring Instrument (OMI) equipaggiato sul satellite Aura della NASA.

Nelle due fotografie messe a confronto, l’una che rappresenta le emissioni del periodo tra l’1 e il 20 gennaio, l’altra quelle tra il 10 e il 25 febbraio il cambiamento dell’aria appare evidente.

A quanto pare le restrizioni imposte ai cittadini per la quarantena con la conseguente riduzione della circolazione delle auto, il drastico calo dell’attività nelle fabbriche cinesi, ha consentito un miglioramento delle condizioni ambientali per la riduzione delle emissioni di diossido di azoto, un gas nocivo emesso dai motori dei veicoli, dalle centrali elettriche e dagli impianti industriali.

È questo che gli esperti di controllo della qualità dell’aria hanno evinto concentrando le loro osservazioni sul gas NO2, un’emissione altamente volatile rilevabile solo in prossimità delle fonti di emissione.

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Secondo gli esperti della Nasa è la prima volta che nel Paese cinese si vede un miglioramento così marcato della qualità dell’aria. Già nel 2008 una precedente crisi aveva avuto effetti simili, ma più graduali e meno incisivi rispetto a quanto sta succedendo ora. In particolare quella diminuzione interessò Beijing in occasione delle Olimpiadi, ma poi si tornò ai valori normali.

Tuttavia, anche se è storicamente provato che nel periodo di capodanno, festa molto sentita in Cina, si registra sempre e comunque una riduzione delle emissioni, di certo non si sono mai raggiunti questi livelli.

Il confronto tra le foto scattate a un anno di distanza negli stessi mesi e negli stessi luoghi ne presenta una riprova.

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L’abbassamento dei livelli di NO2 in concomitanza dei festeggiamenti per il Capodanno, quest’anno ha tuttavia dato maggiori risultati anche perché il periodo di vacanze è stato prolungato di qualche giorno proprio per favorire la quarantena.

La zona che ha maggiormente beneficiato di questo stop è certamente quella di Pechino, dove solitamente si registrano livelli d’inquinamento massimi.

"È la prima volta che vedo un calo così drammatico su un’area così ampia per un evento specifico", indica Fei Liu, ricercatore del Goddard Space Flight Center della NASA.

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"Quelle foto della Nasa sulla Cina sono la dimostrazione che si può ridurre l’inquinamento. Non dovevamo aspettare il Coronavirus per saperlo, ma in questo senso cogliamo quella foto come elemento che ci fa capire che si può fare e le risorse ci sono", ha commentato il ministro dell’ambiente italiano Sergio Costa. "Sono immagini molto significative – prosegue il Ministro - perché in modo molto evidente dimostra che nel momento in cui s’interviene per diminuire, abbattere, ridurre in modo significativo le emissioni nelle nostre città significa che si sta ripulendo l’aria".

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Ora, senza voler necessariamente abbracciare le questioni ambientaliste, appare quanto meno utile ricordare che se l’epidemia di Covid-19 ha causato quasi tremila vittime in Cina è altresì vero che il numero dei decessi prematuri dovuti all’inquinamento dell’area in quelle zone è stimato in 1,1 milione.

Questo è ciò che trapela da una ricerca svolta dalla Chinese University of Hong Kong nel 2018. Il dato porta a pensare ai risvolti ambientali che questa crisi globale potrebbe avere se solo si prendesse una maggiore coscienza dei disastri ambientali provocati dall’inquinamento che di morti ne causa comunque tanti, anche se la notizia è sottaciuta.

Di tutt’altra natura sono le preoccupazioni degli esperti i quali avvertono che, oltre ai mercati finanziari, l’epidemia sta già avendo un effetto sull’economia reale.

Il Coronavirus ha portato a un sensibile rallentamento del settore edilizio, il che ha comportato una riduzione della domanda di acciaio e di altri materiali. Le raffinerie petrolifere stanno producendo meno carburante rispetto ai ritmi ordinari giacché i camion che trasportano merci sono costretti a stare fermi, così come i voli che sono in media 13.000 in meno al giorno e la forte crisi non manca di farsi sentire nel settore turistico e in quello automobilistico.

Per finire, si è calcolato che in totale le restrizioni imposte dal Coronavirus stanno portando a una riduzione tra il 15 e il 40 % della produzione nei settori industriali chiave del Paese, un duro colpo per l’economia della Cina anche se possiamo già prevedere che, passato il momento di crisi, rientrerà tutto nella norma.

Gianmatteo Ercolino

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