Il primo potere della Parola

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Le parole che usiamo quotidianamente hanno un profondo significato e possono diventare fantastici strumenti da utilizzare per la nostra crescita ed il nostro benessere. In realtà ciò che sto per affermare vale sia per le parole dette che per i pensieri prodotti incessantemente nella nostra mente, ma mentre è realmente poco facile divenire consapevoli dei pensieri, è molto più semplice osservare e modificare le parole che utilizziamo.

Possiamo trarre grandissimi vantaggi dalle parole che usiamo nei nostri rapporti con gli altri, per due distinte finalità, seppure strettamente connesse l’una con l’altra. In questo articolo parleremo della prima finalità, l’auto conoscenza, mentre affronteremo la seconda in un prossimo articolo.

Un esempio della prima finalità l’ho usato qualche giorno fa in un post sul mio profilo Facebook che ha ottenuto un notevole successo. Ecco il testo del post: La differenza tra la frase “mi manchi" e la frase "quando sono con te, sto bene", è la misura della maturità emotiva.

Poco dopo averlo scritto ho riflettuto che l’affermazione "quando sono con te, sto bene" potrebbe contenere il retro pensiero: “quando sono senza di te sto male". Ne ho così approfittato per coinvolgere i lettori chiedendo loro di provare a proporre una frase alternativa che esprimesse l’amore verso l’altra persona, priva però del sentimento del bisogno. Ci sono state decine di risposte, alcune delle quali, molto belle, le esporrò nel prossimo articolo. Ciò che mi preme però è mostrare come una frase può dirci molto di noi, in questo caso del grado di maturità emotiva del nostro Sé istintivo.

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La frase “mi manchi”, che a una lettura superficiale può anche esprimere amore, ed effettivamente contiene anche amore, in realtà nel suo profondo evidenzia un bisogno. “Mi manchi” implica una mancanza, un’incompletezza, un bisogno di colmare un vuoto generato, quasi certamente, da un’immaturità emotiva che ha origine nei primi tredici anni di vita.

Ricevere amore è un diritto di ogni bambino. Se da bambini non riceviamo l’amore di cui ciascun cucciolo di mammifero necessita, ciò che rimane è un segno profondo, un vuoto affettivo che l’adulto cercherà di compensare, per non sentire il dolore che genera, con una qualsiasi forma di dipendenza.

Ecco dunque che una frase che sembra “normale” in realtà nasconde un profondo significato. Può aiutarci a conoscere qualcosa di noi che, magari, non avevamo mai preso in considerazione, anche se è molto probabile che nel passato abbiamo già vissuto esperienze dolorose legate all’affettività.

cms_5311/3.jpgMi capita spessissimo durante gli incontri individuali o i corsi in aula di far notare come affermazioni o domande che mi vengono poste evidenzino credenze limitanti o problematiche emozionali. Tante persone vorrebbero cambiare la loro vita, vorrebbero star meglio, vorrebbero raggiungere pace e serenità, ma il primo passo per qualsiasi cambiamento è conoscere ciò che si vuole cambiare. Nel nostro caso il primo passo è conoscere il grado di maturità emozionale del nostro Sé istintivo e la qualità delle credenze, limitanti o potenzianti, del nostro Sé mentale. Quando conosciamo bene cosa funziona e cosa non funziona bene, sappiamo dove intervenire. Questo è il primo passo di qualsiasi cambiamento. Le parole che utilizziamo quotidianamente ci dicono molto di noi, sia per quanto riguarda le problematiche emozionali e sia sulle credenze del Sé mentale.

Non è facilissimo perché quasi sempre parliamo di getto, però proviamo a divenire coscienti di ciò che diciamo, proviamo ad essere consapevoli delle parole utilizzate nel nostro linguaggio e scopriremo molto di noi.

Antonio Origgi

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