Il potere dell’empatia

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In questa società perennemente in corsa contro il tempo, in cui dilaga l’egocentrismo sociale, c’è sempre meno spazio per l’empatia. Il termine empatia deriva dal greco en-patheia, "sentire dentro", capire lo stato d’animo dell’altro, entrare in contatto profondo con chi abbiamo di fronte. In tempi in cui si privilegiano Internet, chat e sms alle comunicazioni faccia a faccia, in cui scarseggiano sempre più le occasioni per confrontarsi e conoscersi davvero, i rapporti umani sono sempre più effimeri e superficiali. Eppure l’empatia è una capacità umana necessaria, una sorta di radar emotivo, di risonanza emozionale che comincia a svilupparsi intorno ai 14 mesi di vita.

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Con il passare degli anni, se la coltiviamo, tende ad aumentare, portandoci a riconoscere gli stati d’animo più profondi e i pensieri nascosti di chi ci è vicino, anche solo grazie a un’espressione. Un sentimento così necessario che a Londra gli è stato dedicato un museo fornito di un’installazione, "A Mile in my shoes", che consente ai passanti di scegliere un paio di scarpe di uno sconosciuto per poi camminare lungo il Tamigi, ascoltando la sua storia in cuffia. E a Milano, prima in Italia, è nata la Fondazione Empatia che svolge varie azioni per favorire l’empatia a scuola, dove dilaga il bullismo, ma anche nelle periferie più disagiate. Sempre in terra meneghina è nata una biblioteca speciale fatta di "libri viventi", ovvero un elenco di storie di uomini e donne (vittime di violenze e discriminazioni o con disabilità mentali) pronti a raccontarsi dal vivo. Quest’idea, in realtà, è nata in Danimarca dopo un grave episodio di razzismo in una scuola. Sia gli insegnanti che i ragazzi hanno pensato che il rimprovero servisse a poco e che, dunque, poteva essere più potente ed efficace fare un racconto di questa esperienza da parte sia della vittima che dell’aggressore. E così sono stati inventati dei veri e propri "libri umani" narranti la propria storia personale.

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Solo ascoltando una persona e guardandola negli occhi, c’è la possibilità concreta di modificare il proprio punto di vista su certi temi. In questo modo ci si può immedesimare in quella storia senza più pensare che quella cosa non ci tocchi. È doveroso educare i nostri figli all’empatia sin dalla tenera età, a esprimere il proprio sé, a stabilire contatti sinceri e autentici, a "Vedere con gli occhi di un altro, ascoltare con le orecchie di un altro, e sentire con il cuore di un altro" (cit. A. Adler).

Luana Campa

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