Il piano economico di Trump. “Nessuna azienda pagherà più del 15% di tasse”

A poche ore dal rilancio del suo programma economico a Detroit, il magnate perde 50 repubblicani ex alti funzionari. “Élite fallita” la sua replica.

piano_economico_Trum.jpg

Non passano che poche ore dal rilancio del programma economico di Donald Trump all’Economic Club di Detroit, che cinquanta ex alti funzionari repubblicani delle amministrazioni americane prendono le distanze.

“Non voteremo Trump” scrivono nero su bianco, in una lettera aperta pubblicata sul New York Times.

"Noi sappiamo quali sono le qualità richieste a un presidente degli Stati Uniti" e al candidato, a loro detta, mancherebbero "carattere, valori, esperienza" per essere alla Casa Bianca.

"A differenza di altri presidenti che avevano un’esperienza limitata di politica estera, Trump non ha mostrato alcun interesse a prepararsi […] continua a fare sfoggio di un’ignoranza allarmantesui fatti fondamentali della politica internazionale contemporanea".

Tra le firme compaiono i nomi dell’ex direttore della Cia Michael Hayden, degli ex segretari alla Sicurezza interna Michael Chertoff e Tom Ridge, degli ex rappresentanti per il commercio Carla Hills e Robert Zoellick, e degli ex funzionari del dipartimento di Stato Eliot Cohen e Philip Zelikow.

La missiva, che a tre mesi dal voto rappresenta un duro attacco all’immagine del magnate americano, è un concentrato di accuse.

Espressione di un parere unanime da parte di chi Trump non sembra proprio digerirlo.

Se fosse eletto sarebbe a rischio nientemeno che “la sicurezza nazionale del Paese”, unitamente al suo “benessere”.

“Indebolisce l’autorità morale degli Stati Uniti come leader del mondo libero, sembra che gli manchi la conoscenza fondamentale e il credere nella costituzione degli Stati Uniti, nelle leggi americane, nelle istituzioni americane, nella tolleranza religiosa, nella libertà di stampa e nell’indipendenza della magistratura".

cms_4358/foto_2.jpg

Se hanno dubbi su Hillary Clinton, come del resto molti americani, la ritengono comunque più affidabile, sottendendo – e nemmeno tanto – di vedersi costretti a scegliere il male minore.

Trump "ha allarmato i nostri alleati più stretti a causa del suo comportamento capriccioso" e tutto questo "è pericoloso in un individuo che vorrebbe diventare presidente e comandante in capo, con la responsabilità dell’arsenale nucleare americano".

Dura la reazione del Tycoon che definisce la lettera “politicamente motivata” e i firmatari appartenenti "all’élite fallita di Washington".

Dopo dieci giorni di aspre polemiche e di errori di comunicazione che gli sono costati il gran sorpasso di Hillary nei sondaggi, è tornato nei ranghi, scegliendo di combattere a suon di finanza e mantenendo soprattutto un profilo più composto.

Alla fine ha accettato dunque di seguire le indicazioni del partito, riuscendo persino ad apparire calmo e misurato.

Ha promesso così la “più grande rivoluzione fiscale” negli Usa “dai tempi di Ronald Reagan”. Un piano che prevede riduzioni d’imposte per la classe media e soprattutto per le imprese; alleggerimento delle norme federali e revisione degli accordi commerciali internazionali. Sul «free trade» Trump rimane sulla linea populista. Tpp e Nafta così non vanno.

“Con il mio piano, nessuna azienda americana pagherà più del 15% di tasse”. Suo obiettivo è anche quello di riportare a casa i capitali versati al fisco di altri paesi. Diverse multinazionali scelgono infatti luoghi in cui la tassazione è più favorevole.

Vuole abolire la tassa di successione che è comunque prevista negli Usa solo per i beni ereditari di valore superiore ai 5 milioni di dollari e portare le aliquote dovute dai singoli cittadini da 7 a 3. Oltre che sul numero, il taglio agirebbe anche sui punti percentuali secondo un piano di riduzione graduale. L’aliquota massima, 39,6%, scenderebbe prima al 33 poi al 25 e infine al 12%. Nulla pagherebbero i più poveri.

cms_4358/foto_3.jpg

In quanto alla ricetta per rilanciare il sistema produttivo ha prediletto una linea classica, puntando tutto sul capitalismo vecchia maniera. Si alla siderurgia, alle miniere di carbone, alla produzione di elettricità e al l’industria automobilistica. Nessun riferimento alla Silicon Valley e alle information technologies.

Meno vincoli ambientali che sortiscono – a sua detta – il solo effetto di distruggere posti di lavoro.

Addio dunque a quelli introdotti da Obama per il risparmio energetico e per la riduzione del “global warming”.

Addio anche all’accordo sul clima siglato a Parigi lo scorso dicembre e sblocco del progetto “Keystone Xl”, il maxillofacciale oleodotto che collegherebbe i giacimenti di sabbie bituminose canadesi alle raffinerie sul Golfo del Messico.

cms_4358/foto_4.jpg

“Sfideremo la Cina, che manipola le valute ed è responsabile di quasi la metà del nostro deficit” urla poi fiero alla folla.

Bocciata su tutti i fronti la sua proposta dalla sfidante Hillary Clinton.

“Trump – ha commentato – concede solo sgravi fiscali alle grandi aziende ed ai ricchi, senza aiutare l’economia. Vuole liberarsi delle regole per Wall Street e vuole eliminare l’Ufficio per la protezione dei consumatori”.

Se Hillary Clinton ha dalla sua Michael Bloomberg o Warren Buffett, Trump ha in squadra importanti finanziari. Per citarne qualcuno: Dan Di Micco, ex numero uno del gigante dell’acciaio Nucor; Steve Roth, fondatore dell’impero immobiliare Vornad e Tom Barrack, magnate del real estate.

Quali saranno gli effetti della sua ricetta sul popolo americano lo si vedrà nei prossimi giorni. Di certo non mancheranno colpi di scena. Da qui alle elezioni si procederà con una sfida “all’ultimo sondaggio”.

Massimo Lupi

Tags:

Lascia un commento



Autorizzo il trattamento dei miei dati come indicato nell'informativa privacy.
NB: I commenti vengono approvati dalla redazione e in seguito pubblicati sul giornale, la tua email non verrà pubblicata.

International Web Post

Direttore responsabile: Attilio miani
Condirettore: Federica Marocchino
Condirettore: Antonina Giordano
Editore: Azzurro Image & Communication Srls - P.iva: 07470520722

Testata registrata presso il Tribunale di Bari al Nrº 17 del Registro della Stampa in data 30 Settembre 2013

Email: redazione@internationalwebpost.org

Collabora con noi

Scrivi alla redazione per unirti ad un team internazionale di persone dinamiche ed appassionate!

Le collaborazioni con l’International Web Post sono a titolo gratuito, salvo articoli, contributi e studi commissionati dal Direttore responsabile sulla base di apposito incarico scritto secondo modalità e termini stabiliti dallo stesso.


Seguici sui social

Newsletter

Lascia la tua email per essere sempre aggiornato sui nostri contenuti!

Iscriviti al canale Telegram