Il mestiere dell’artista “snobbato” in Italia e nel mondo

Il 71% degli intervistati dal Sunday Times lo reputa inutile, in piena contraddizione con l’interesse riservato alle grandi opere del passato

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Sebbene vanti, con buona pace di tutti, il patrimonio culturale più prezioso al mondo, l’Italia non riserva altrettanta ammirazione nei confronti degli artisti. Non parliamo chiaramente dei grandi maestri del passato, resi immortali dalle pagine dei libri di storia, bensì di chi, ai giorni nostri, decide di produrre e diffondere arte a livelli professionali.

L’Italia ne è l’esempio più paradossale, ma anche altri paesi hanno una scarsa considerazione degli artisti: secondo un sondaggio svolto a Singapore e pubblicato dal Sunday Times, tra le figure di minore importanza per la società figurano proprio coloro che realizzano opere pittoriche, scultoree e via discorrendo.

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Non molto tempo fa la Boston Consulting lanciò un’indagine per valutare il valore economico del patrimonio culturale di alcuni paesi, tra i quali l’Italia. Per farlo, con il contributo del MIBACT, esaminò gli introiti derivati da musei e siti archeologici, stimandone il valore in 27 miliardi di euro e i ricavi in 278 milioni di euro, ma non fu considerata rilevante tutta la produzione e la vendita delle opere degli artisti contemporanei. Lo stesso accade, purtroppo, anche da noi. Gli ultimi DPCM hanno previsto contributi economici per molti settori colpiti dal covid19, compresi i musei, contenitori di arte per eccellenza, ma nulla è stato detto circa gli artisti. Un po’ come se possano fregiarsi dell’aggettivo “culturale” solo le opere del passato e non quelle contemporanee, con i loro linguaggi attuali, che raccontano la società odierna.

Sul banco degli imputati compare certamente la nuova modalità di fruizione (e talvolta anche di produzione) dei beni artistici, quasi esclusivamente mediata dai social. Le piattaforme di condivisione che tanto amiamo rendono le opere più facilmente ritracciabili, certo, ma al contempo più effimere, destinate a scomparire presto dalla memoria. D’altronde si tratta del meccanismo alla base delle “storie” che, svanendo nell’arco di 24 ore, stanno riscontrando tanto successo su Instagram, Facebook e WhatsApp.

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Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito al passaggio dall’oggetto fisico a quello virtuale. L’arte ora entra nelle nostre vite in nuove modalità, non più solo sotto forma di opera da collezionare, è nei nostri computer, smartphone e sui social media. – ha dichiarato in merito Matteo Mauro, artista italiano che da 10 anni vive a Londra – L’affermazione di una nuova tecnologia influenza tutti gli aspetti della vita, compresa l’arte, che oggi è diffusa a livello di massa. E questo è proprio uno dei tratti peculiari della produzione culturale degli ultimi tempi.” “Credo che in Italia ci sia un grandissimo rispetto per l’arte, ma quasi con una venerazione passiva. Le persone in Italia amano circondarsi di arte e di bellezza, ma in pochi capiscono davvero l’importanza di investire nell’industria artistica. – prosegue Matteo– Al contrario, in altri pese come Inghilterra, l’artista contemporaneo ha un ruolo di estrema visibilità, è una società che investe sull’arte e le sue strutture. Qui chiunque nel settore artistico ha avuto la possibilità di ricevere aiuti dallo stato inglese durante questo periodo di crisi".

Alice My

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