Il mercato nero degli organi

Le recenti indagini della Procura di Palermo scoperchiano il vaso di Pandora. Quando la morte vale un business vertiginoso

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Una storia macabra quella narrata dalle fotografie rinvenute dai magistrati di Palermo nella memoria del cellulare di Mered Medhanie Yedhego, l’eritreo di 35 anni arrestato lo scorso maggio in Sudan ed estradato a giugno in Italia con l’accusa di essere tra i trafficanti più pericolosi di esseri umani.

Ritraggono pezzi di corpi smembrati, profughi consegnati nel deserto ai loro aguzzini.

Narrano una storia. Una storia triste e raccapricciante che negli scorsi mesi qualcuno sul web aveva persino tentato di bollare come “bufala”.

I pubblici ministeri, guidati dal Procuratore Francesco Lo Voi, indagano sull’uomo che per anni ha organizzato i viaggi di migliaia di profughi dall’Africa all’Italia, in cambio di milioni di dollari.

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"Nella chat intrattenuta con l’utente Efii risulta l’invio di immagini ritraenti delle scene di cannibalismo, nonché dei filmati scaricati da Youtube che verosimilmente riprendono dei migranti presi in consegna nel deserto da alcuni trafficanti armati", si legge negli atti depositati presso l’ufficio del gup Alessia Geraci.

L’indagine ha finora individuato e fermato 38 persone accusate di far parte di una delle maggiori reti criminali che gestiscono il traffico di migranti tra l’Africa e l’Italia, prosecuzione dell’inchiesta denominata “Glauco” che va avanti da tre anni e ha già portato a diverse condanne.

"Lungo la strada del Sinai i migranti che non hanno avuto la possibilità di corrispondere le somme pattuite vengono sistematicamente uccisi dalle organizzazioni criminali dedite al traffico di uomini al fine di estrarne gli organi avvalendosi di soggetti soprannominati ’medici Sahara’". Queste sono invece le parole profferite dal collaboratore di giustizia Weharabi Atta, ex trafficante di esseri umani, nel corso di un interrogatorio, reso nel maggio dello scorso anno.

Secondo Atta non tutti i profughi pagherebbero il viaggio in contanti. Molti lo farebbero una volta giunti in Italia.

“Ci sono altre persone non hanno soldi, non eritrei, non hanno soldi, 2-3.. ci sono egiziani prendono questi...organi".

Alla domanda del pm su cosa accada con i medici del Sahara, Atta risponde: "Ammazzano... queste organizzazioni lo sanno questa cosa. Si può scoprire anche.. tu non hai visto su You Tube, ce l’hanno postato sull’You Tube". Ed effettivamente i magistrati hanno rinvenuto su internet alcune immagini.

"Prima tagliano questo (organo ndr), tagliano questo, prendono queste cose.. Sinai.. Sahara Sinai, quello.. alcuni 40% entrano in Israele, Eritrea, Etiopia .. no? Le sapete queste cose?". Gli organi "li portano direttamente in Egitto, vendono...". E ancora: "Io non ho visto però questi.. tante persone sono morte, tante, tante, tante". Alla domanda su quali siano gli organi che vengono venduti, Atta risponde: "I reni a 15 mila dollari vendono, 10-15 mila i reni […] Gli egiziani prendono, gli egiziani tutti quelli fanno intervento, questo, tutti gli egiziani Sahara nel deserto".

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Diciassette gli elementi di prova a carico di Mered Medhanie Yedhego, che ha tentato la difesa dicendo di non essere la persona accusata di quelle atrocità. Tesi smontata dalla Procura che, grazie all’attività tecnica, ha comparato la voce dell’eritreo intercettata nell’indagine di due anni fa con quella di alcune telefonate registrate sulla sua utenza, giungendo così alla conclusione che si tratti della stessa persona. Dopo l’arresto l’eritreo ha rifiutato altre perizie foniche.

Del mercato di organi in Egitto molto era già trapelato sin dal 2011. Sono emersi casi di gente che avrebbe pagato con un rene il viaggio della speranza. Si tratta per lo più di migranti costretti o “convinti” a donare un proprio organo. La ONG Coalition for Organ Failure Solutions ha raccolto le testimonianze di 57 profughi, divenuti involontariamente donatori.

Le prove spesso non si trovano, ma sono tante, troppe le voci che narrano di un mercato nero di organi, di gente uccisa, di ospedali illegali gestiti da organizzazioni criminali internazionali, di rapimenti di donne e bambini.

È un mondo oscuro quello celato dietro la coltre della democrazia occidentale che si indigna, ma troppo poco si interroga. C’è un’altra realtà oltre il confine di un mondo patinato che quasi mai incontra, ma che non può ignorare.

È il serbatoio dei “pezzi di ricambio” che permettono a corpi senza nome lo svolgimento delle funzioni vitali. Sono vite senza importanza, sfornate continuamente da fattrici ignare di come vada il mondo.

cms_4390/foto_4.jpgÈ la cultura contro l’incoscienza.

Un mondo di mezzo pone in relazione le due realtà. È fatto di angeli neri votati al dio denaro.

“È difficile quantificare esattamente, ma sappiamo che il traffico illegale di organi vale un sacco di soldi, circa 1,2 miliardi”.

È quanto disse il segretario generale del Consiglio d’Europa, Thrbjon Jag land, durante la conferenza in cui, nel marzo 2015, venne firmata la prima convenzione sull’argomento tra Albania, Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Grecia, Italia, Lussemburgo, Repubblica di Moldova, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna, Turchia e Regno Unito.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ogni anno sono circa 10.000 i trapianti realizzati tramite il mercato nero.

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Lo scorso anno l’ambasciatore iracheno presso le Nazioni Unite ha chiesto al Consiglio di sicurezza di indagare, sostenendo che l’auto-proclamato “Stato islamico” per finanziarsi traffica anche per la raccolta di organi.

Secondo un recente articolo del quotidiano “Repubblica “ il business globale ammonterebbe a 1,4 miliardi di dollari l’anno.

L’inchiesta curata dal quotidiano correla i rapimenti nella zona di Khartoum (66 nella prima metà del 2015) col mercato illegale di organi.

“Il primo passo è la richiesta di un riscatto ai parenti: 14.000 dollari per chi ha la famiglia a Khartoum, 30.000 per chi ha i parenti in Europa. Chi paga ha salva la vita; chi non paga finisce nelle mani degli aguzzini e diventa merce di scambio sul mercato illegale degli organi”.

Gli interventi sarebbero eseguiti in Egitto. Ma non solo…

Nel febbraio del 2015 a Mosul, in Iraq, dodici medici sono stati uccisi perché – secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite – si sarebbero rifiutati di praticare l’espianto degli organi su alcuni prigionieri.

Il 4 aprile scorso il mare di Alessandria d’Egitto ha riportato a galla i corpi senza vita di nove somali. La madre e i suoi due piccoli erano stati privati degli organi vitali.

Anche la guerra in Siria avrebbe incremento il mercato nero di organi umani.

Tra circa 4,3 milioni di profughi registrati dall’Onu, il ministero della Salute locale ha contato lo scorso anno almeno 18 mila siriani andati sotto i ferri per farsi prelevare organi.

Lo scorso anno circolavano via web notizie di strani movimenti in alcune strutture un tempo sanitarie dove feriti e prigionieri sarebbero stati portati e in fretta operati.

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Troppi i fantasmi nei meandri poveri della Terra, nelle periferie sudicie delle metropoli, nelle regioni devastate dalla guerra dove la vita non vale che “trenta denari”, spesso senza nemmeno il bacio dell’addio.

Massimo Lupi

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