Il manoscritto di Voynich

Un viaggio tra l’ebraismo, la medicina medievale e Castel del Monte

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Il manoscritto di Voynich, come stabilito dalla datazione al radiocarbonio, risale al 1400, ma tuttora rimane uno dei testi antichi più indecifrabili: a detta degli studiosi, tra le sue pagine non presenta alcuna lingua tra quelle conosciute. Per questo molti presuppongono che sia stato scritto in codice. Il manoscritto si presenta come un tascabile di 246 pagine in pergamena di vitello; non ha un titolo, né numeri di pagina, tanto da far pensare che alcune di esse siano andate perdute con il tempo, oppure che esso sia stato soggetto a ulteriori restauri nel corso dei secoli. All’interno del libro vi sono pagine in cui i righi, scritti con 25-30 caratteri diversi, si alternano a illustrazioni di vario tipo come piante, castelli, draghi, donne nude, pianeti e altre. Questo ha permesso agli studiosi di suddividerlo in sezioni a seconda delle raffigurazioni: botanica, astronomia, medicina, biologia, cosmologia e farmacologia.

cms_11007/2v.jpgNel 1912, un mercante polacco di nome Wilfrid Michael Voynich acquistò il misterioso manoscritto dal collegio gesuita italiano di Villa Mondragone, a Frascati. I gesuiti avevano bisogno di fondi e vendettero ben 30 volumi, tra cui il noto manoscritto. Lo stesso Voynich trovò tra le pagine di esso una lettera di Johannes Marcus Marci, rettore dell’Università di Praga, medico reale di Rodolfo II, in cui dichiarava di aver inviato il libro a Roma per farlo decifrare dal gesuita Athanasius Kircher. Lo stesso Marci aggiungeva che il sovrano Rodolfo lo aveva acquistato da un alchimista, pensando che fosse l’opera del noto alchimista Ruggero Bacone. Nel 1963, Voynich donò il manoscritto alla biblioteca Beinecke dell’università di Yale.

Tuttavia, il manoscritto presenta un testo indecifrabile. Data l’indecifrabilità dell’antico documento, due scienziati canadesi dell’università di Alberta hanno creato un algoritmo per tentare di decodificarlo. Infatti, i due hanno ipotizzato che ogni parola nel testo possa essere anagrammata in ordine alfabetica (es: l’anagramma di manoscritto sarebbe acimnoorstt). Così facendo molte parole hanno iniziato ad acquisire un senso, portandoli a scoprire che la lingua decodificata per la maggior parte delle parole era l’ebraico. Tuttavia sono rimaste ancora pagine su cui è risultato pressoché inutile usare lo stesso sistema. I due scienziati hanno iniziato a pensare che il testo fosse contaminato anche da altri idiomi diversi tra loro. Il risultato di questa scoperta è però molto incoraggiante, in quanto l’80% delle parole decodificate sembra essere scritto in ebraico medievale. I due scienziati hanno poi contattato un traduttore madrelingua ebraico, che però non conosceva l’inglese, e quindi hanno deciso di rivolgersi al noto traduttore online Google translate. Il risultato è stato buono, in quanto con correzioni ortografiche e interpretando la traduzione letterale del programma, molte parole all’interno del testo hanno acquisito sempre di più senso. I due scienziati sono riusciti a tradurre in questo modo ben 72 parole della sezione “botanica”.

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Per quanto riguarda il contenuto del testo all’interno del manoscritto di Voynich, sono state molte le ipotesi fatte dai tanti studiosi di diverse materie, che hanno avuto modo di esaminarlo. L’esperto di manoscritti di medicina medievale, Nicholas Gibbs, come dichiarato in un’intervista sulla rivista Times Literary Supplement, si è detto quasi certo che il manoscritto di Voynich sia un trattato con rimedi erboristi per la ginecologia. L’ipotesi sarebbe confermata dalla presenza di illustrazioni di donne nude immerse in strane vasche comunicanti con un liquido verde e dai disegni delle stanze da bagno, utilizzate da greci e romani come luogo di guarigione. Inoltre, per Gibbs, anche i simboli astronomici e astrologici presenti nel volume sarebbero da interpretare come un elemento curativo. La grande sicurezza trapelata dalle dichiarazioni dello studioso troverebbe conferma anche in molti testi antichi di medicina di autori quali Galeno, Ippocrate e Plinio. Riprendendo l’ipotesi di Gibbs, lo studioso australiano Stephen Skinner, in un’intervista rilasciata al Guardian, ha affermato che il manoscritto non è altro che un trattato di cultura ebraica; ciò sarebbe confermato anche da molte illustrazioni presenti nel testo. Infatti, le stesse vasche in cui sono immerse le donne nude per lui sarebbero le mikveh, bagni ebraici di purificazione femminile utilizzati dopo il parto. Il volume sarebbe quindi un trattato erboristico e di medicina ebraica. Inoltre, lo stesso Skinner ha affermato che il manoscritto sarebbe stato scritto da un ebreo, che probabilmente abitava nel Nord Italia. Questo perché lo studioso ha ritrovato nel testo immagini di un castello con merlatura a coda di rondine, tipico delle fortezze italiane del 1400. Questa nuova teoria ha portato lo stesso Skinner a indagare sulle comunità ebraiche presenti a quell’epoca in Italia, alla ricerca di ulteriori indizi sull’autore del misterioso manoscritto. L’origine italiana del manoscritto Voynich è stato oggetto di ricerca anche dei due architetti italiani Giuseppe Fallacara e Ubaldo Occhionero, che nel 2013 hanno pubblicato un libro, in cui hanno messo in stretta relazione il testo con il misterioso Castel del Monte, situato in provincia di Andria, in Puglia. Infatti, i due studiosi italiani, tramite accurate ricostruzioni, hanno notato come l’architettura del castello sia stata minuziosamente pensata per raccogliere quanta più acqua piovana possibile, convogliata poi tramite modanature, presenti nelle diverse stanze dell’edificio.

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Tutti i dettagli architettonici, soprattutto le panche lungo i muri all’interno, hanno portato i due a ipotizzare che il castello potesse essere in realtà un centro termale voluto dall’imperatore Federico II. Inoltre, all’interno del manoscritto di Voynich, sarebbero riscontrabili alcuni possibili collegamenti con Castel del Monte, come piante raffigurate che si possono trovare in territorio pugliese, delle F all’interno del testo simili a quelle utilizzate da Federico II nei suoi testi. Nella sezione astronomica del manoscritto c’è un foglio con una planimetria a pianta centrale con torri perimetrali e corte, che potrebbero rappresentare una concettuale planimetria di Castel del Monte. Infatti, il diagramma nella pagina si presenta con un sole al centro, che irradia alcuni raggi simili a dei canali di acqua come quelli all’esterno di Castel del Monte. Tra le quattro figure ai lati delle merlature nel diagramma, ce ne sono due che portano tra le mani il giglio imperiale e il globo crucifero. Il primo è simbolo federiciano e imperiale per eccellenza, mentre il secondo rappresenterebbe il dominio di Cristo sulla Terra. Anche nella sezione cosmologica vengono fatti chiari rimandi alla pianta ottagonale di Castel del Monte. Questa nuova teoria permetterebbe non solo di risalire all’origine del manoscritto Voynich, ma anche di comprenderne meglio il contenuto, in relazione al probabile utilizzo termale di Castel del Monte.

Francesco Ambrosio

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