Il caso Panarello: un’opportunità di riflessione su giudizio e condanna

Chi siamo, cosa ci spinge a pensare, dire e fare. Da dove arrivano i giudizi che diamo agli avvenimenti che ci toccano?

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La condanna a 30 anni inflitta a Veronica Panarello per l’omicidio del piccolo Loris, mi offre lo spunto per una riflessione più ampia, che va oltre il caso in questione.

Proprio alcuni giorni fa un amico, una persona estremamente razionale e religiosa, mi ha telefonato dicendo che erano alcune notti che non dormiva e di essere in preda al dolore e alla rabbia verso la compagna che lo aveva lasciato. Mi ha testualmente detto che comprendeva chi commetteva omicidi perché era tanta la rabbia che aveva in corpo che se gli fosse capitato tra le mani qualcuno, non sapeva cosa avrebbe fatto.

L’obiettivo di questa rubrica non è quello di fornire verità, mi piace piuttosto l’idea di riflettere insieme su chi siamo, su cosa ci spinge a pensare, dire e fare, sul comprendere da dove arrivano i giudizi che diamo agli avvenimenti che ci toccano.

Un mio grande maestro, l’antropologo Bernardino Del Boca, sosteneva che siamo pensati anziché pensare, e aveva perfettamente ragione. Ma per comprendere le sue parole e riflettere sui nostri giudizi, occorre comprendere chi siamo.

Chi ha avuto modo di leggere i miei libri, sa che l’essere umano è un mammifero in cui convivono tre coscienze autonome e distinte che hanno finalità e campi d’azione diversi.

cms_4746/foto_2.jpgIl Sé fisico è la coscienza del corpo, che si occupa di far evolvere ciascun organo ed il corpo nel suo insieme, per sopravvivere e adattarsi al meglio all’ambiente, in continua evoluzione, che lo circonda. Il Sé istintivo è la componente emozionale. Ha come obiettivo la socializzazione, che sviluppa attraverso il suo elemento: le emozioni. Infine il Sé mentale, esistente in forma latente in tutti i mammiferi, più sviluppato nella scimmia, e dominante nel mammifero umano. Il Sé mentale ha come obiettivo l’individualizzazione,
che raggiunge utilizzando il pensiero, la logica, la razionalità.

cms_4746/foto_3.jpgNel mammifero umano c’è però un’altra coscienza, che non è presente negli altri mammiferi e che ci caratterizza perché è quella coscienza che ci permette di osservarci. È il nostro vero Io, quella coscienza che alcune scuole chiamano l’Osservatore. È l’Anima incarnata che sta sperimentando la vita terrena e che, purtroppo, dorme per il 95-99% del tempo, facendo sì che viviamo dominati dal mammifero umano per la quasi totalità del tempo, identificandoci con il Sé mentale.Questa premessa era importante perché non è banale valutare episodi terribili come un omicidio, soprattutto di un bambino. Vediamo cosa accade quando leggiamo di un episodio del genere: l’Io dorme. Chi viene colpito dalla notizia è in prima battuta il Sé istintivo, la coscienza emozionale, che ha come obiettivo la socializzazione e per la quale gli affetti sono la cosa più importante. Probabilmente “sentiamo” la notizia nella pancia e percepiamo dolore per la vittima e, molto probabilmente, subito un moto di rabbia verso l’assassino. Dolore e rabbia sono emozioni. È il Sé istintivo, la parte più animale ed emozionale dell’essere umano, che reagisce. Per il Sé istintivo, se non ci fosse il Sé mentale, la pena di morte sarebbe la giusta condanna. L’animale non pensa tanto, viene ferito, contrattacca e uccide. È normale. È naturale. È sano. Per qualsiasi mammifero.

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C’è però un’altra questione: non tutti i nostri Sé istintivi sono uguali. Ci sarebbe tanto da scrivere e probabilmente avrò modo di trattare a fondo l’argomento in altri articoli, ma il Sé istintivo può avere una maturità emotiva più o meno sviluppata in base alla quantità di amore, coccole, affetto che abbiamo ricevuto nei primissimi anni di vita. Un Sé istintivo che ha ricevuto poco amore, molto probabilmente ha dentro di sé dolore e rabbia ed è facilmente preda di forti reazioni emotive quando viene colpito. È il caso del mio amico, riportato all’inizio dell’articolo. Ed è il caso di chi vorrebbe subito la pena di morte davanti ad un efferato delitto come quello della Panarello.

Un Sé istintivo più maturo emotivamente saprebbe accogliere tutte le riflessioni e le valutazioni oggettive portate dal Sé mentale. Ma qua si apre un nuovo capitolo. Il Sé mentale non è sviluppato in egual misura in ciascuno di noi. Ci sono persone sagge, capaci di riflettere, con giudizio, capaci di avere un buon rapporto con i sentimenti e le emozioni del Sé istintivo, capaci di usare il buon senso. Ci sono poi persone estremamente razionali, persone che non riescono a provare emozioni. Persone fredde, distaccate, giudicanti. Sono persone che probabilmente hanno sofferto molto nell’infanzia e che hanno imparato a difendersi dalle emozioni del Sé istintivo con la razionalità. Queste persone potrebbero avere chiuso anche la porta del cuore per non soffrire, sviluppando al massimo logica e pensiero. Anche per un persona di questo tipo la pena di morte potrebbe essere la giusta punizione. Un Sé mentale freddo e giudicante non lascia spazio alla compassione (avete mai sentito la canzone “Un giudice” di Fabrizio De Andrè?)

cms_4746/foto_5.jpgDa una persona dotata di un Sé istintivo emotivamente maturo ed un Sé mentale saggio ed equilibrato nasce il giudizio più corretto. Ma non tutti siamo così. Ricordiamocelo, non stiamo parlando della coscienza dell’Io, della nostra vera coscienza, stiamo parlando delle reazioni e dei giudizi delle coscienze del mammifero che abitiamo. Quando eravamo bambini, addirittura fin da quando eravamo nella pancia della mamma, abbiamo “subito” emozioni, carenze, vuoti affettivi, abbandoni, critiche, giudizi, ingiustizie, che hanno formato i nostri Sé istintivo e mentale e non tutti hanno avuto la fortuna, la capacità ed il supporto per rimediare ai danni subiti. Non meravigliamoci allora delle reazioni che abbiamo avuto leggendo la notizia dell’omicidio del piccolo Loris e della condanna a 30 anni della Panarello. Sono reazioni normali per quello che sono le coscienze del Sé istintivo e del Sé mentale, quando l’Io dorme.Ma cosa dovrebbe pensare la coscienza dell’Io quando è sveglia? Come giudicare il comportamento di quella mamma? Quale dovrebbe essere la giusta condanna? Lasciamoci con l’intento di rifletterci e mandatemi i vostri commenti, potremmo parlarne nell’articolo della prossima settimana.

Antonio Origgi

(Per scrivere ad Antonio Origgi:segreteria.redazione@internationalwebpost.org)

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