Il caffè pedagogico

La morte di Luigi Luca Cavalli Sforza, autore di teorie innovative sul concetto di “razza”

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Era nato a Genova 96 anni fa, Luigi Luca Cavali Sforza, genetista di fama internazionale. La sua carriera scientifica ebbe inizio in Gran Bretagna, poi fin dagli anni ’50 si alternò tra Italia, dove insegnava nell’università di Pavia, e Stati Uniti, nell’università di Stanford. Come già prima di lui Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini, si era formato a Torino, alla scuola di Giuseppe Levi, dove approfondì la teoria dei geni in relazione all’etnia, argomento all’epoca scarsamente conosciuto.

A lui si deve la negazione del concetto di “razza”: si può parlare, secondo il genetista scomparso lo scorso primo settembre, di un’unica razza, quella umana, che accomuna tutte le popolazioni del globo terrestre, indistintamente, a prescindere dalla provenienza e dal colore della pelle. E lo fece basandosi su prove rigorosamente scientifiche in venti anni di studi condotti a Stanford, prima di rientrare definitivamente in Italia con l’intento di far superare l’inerzia e la lentezza che caratterizzavano la ricerca nel Paese.

Secondo Cavalli Sforza, le ricerche storiche sulle origini delle popolazioni sono “importanti per comprendere i meccanismi dell’evoluzione e l’adattamento culturale” e, nonostante in Italia la ricerca fosse sotto pagata, caparbiamente continuò a lavorare nel nostro Paese al fine di costruire un “atlante genetico del mondo”, una sorta di albero genealogico dell’evoluzione umana basato su dati biologici, archeologici e linguistici, essendo i suoi studi multidisciplinari.

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Giunse così a dimostrare che il concetto di razza non è biologicamente valido, come afferma nel ricordarlo lo scienziato Guido Barbujani, professore di genetica all’Università di Ferrara che con Cavalli Sforza ha collaborato in varie occasioni. «L’intuizione più importante di Cavalli Sforza - sostiene - è l’aver capito, negli anni ‘70, che nel nostro Dna è racchiuso un messaggio che arriva dalle generazioni precedenti e che ci aiuta a capire aspetti della storia e della preistoria che altrimenti ci sarebbero rimasti ignoti. Un uomo di grande lucidità intellettuale, ma anche un grande imprenditore scientifico: ha dato vita a iniziative a livello mondiale, trasformando le sue intuizioni in progetti di ricerca vastissimi come lo Human Genome Diversity Project (Hgdp), strumento attraverso cui si è passati dalla lettura di un singolo genoma alla comprensione delle differenze tra genomi, differenze che ci rendono individui unici e irripetibili».

cms_10139/3v.jpgSaranno proprio gli studi sui genomi ad aprirgli nuove strade per comprendere le caratteristiche genetiche dell’umanità dal momento che solo «lavorando sul confronto tra genomi si aprono grandi strade per la comprensione del nostro passato e della specificità dei singoli esseri umani», conclude Barbujani.

Inestimabile è il valore della ricerca di Luigi Luca Cavalli Sforza, un contributo tutt’altro che scontato o, peggio, anacronistico.

Alla recrudescenza di episodi di razzismo che caratterizzano la nostra quotidianità, sulla base di quanto il genetista ci ha lasciato in termini di eredità scientifica e culturale, non possiamo che opporci, dal momento che parlare di razze, e quindi di razzismo, è per lo meno un fatto scientificamente infondato.

Lucia D’Amore

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