Il Giappone riapre la caccia alle balene: le specie più a rischio

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Dopo un fermo ufficiale durato circa 31 anni, il Giappone riprende la caccia alle balene a fini commerciali. Alla fine dello scorso anno, infatti, Tokyo ha annunciato la decisione di lasciare la Commissione Internazionale per la Caccia alle Balene, in seguito al veto ricevuto riguardo la proposta di una sostenibile caccia “etica” e controllata. Così, ieri mattina, due baleniere sono salpate dal porto di Shimonoseki e altre cinque imbarcazioni, invece, da Kushiro, alla volta dei cetacei.

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Fino ad oggi, le navi giapponesi hanno solcato le acque alla ricerca delle balene, giustificando il loro operato dietro “finalità puramente scientifiche”. Tale modus operandi ha suscitato non poche polemiche nel corso degli anni, tanto che, nel 2014, così come riportato da La Repubblica, gli ambientalisti del gruppo conservazionista a difesa dei Mari riuscirono a trascinare il Giappone davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, sostenendo che i nipponici avessero violato le disposizioni della Convenzione internazionale sulla regolamentazione della caccia alle balene. La Corte confermò l’assenza di effettivi fini scientifici, annunciando la violazione avvenuta.

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Pertanto, per evitare un eccessivo impatto sulle risorse cetacee, il Ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Pesca ha stabilito alcune quote da rispettare entro la fine del 2019: le imbarcazioni potranno uccidere fino a 227 balene, 52 balene Minke, 150 balenottere di Bryde e 25 balenottere boreali. Il ministro Yoshikawa ha affermato: “Da oggi chiedo ai cacciatori di cacciare le balene in osservanza della quota e puntare a un ritorno di questa industria della caccia alle balene”.

Quella nipponica è una scelta discutibile: alla luce dei dati statistici rilevati, il business della carne di balena non sembra possa fruttare quanto sperato; i consumi sono, infatti, calati notevolmente dopo gli anni ’60. Perché allora questo inutile accanimento contro tali mammiferi? Perché continuare ad alimentare attività totalmente prive di etica, peraltro rischiose per il già precario equilibrio degli ecosistemi del pianeta? Una caccia apparentemente controllata, che se mal gestita, potrebbe comportare un eccessivo calo del numero di esemplari presenti sulla Terra. Tra le specie più a rischio, indicate dall’International Union for Conservation of Nature, troviamo: la balenottera azzurra, di cui si stima una popolazione mondiale compresa tra 5000 e 15000 esemplari; la balenottera boreale, di cui 50000 esemplari; la balena franca del nord Atlantico, che conta solo 400 esemplari e la balena franca del nord Pacifico, di cui solo poche decine di esemplari ancora in vita.

Elena Indraccolo

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