Il “mito” della pittura contemporanea

1433158775“mito”_della_pittura_contemporanea.jpg

In una lettera indirizzata a Émile Bernard, pittore simbolista seguace di Gaugin e della scuola di Pont-Aven, scritta nel 1902, Cézanne condivide l’ammirazione che il suo amico nutre per i pittori veneti, e dice:

cms_2269/2.jpg

“Si, approvo la vostra ammirazione per il più valido dei veneti: celebriamo il Tintoretto”, poi “il vostro bisogno di trovare un sostegno morale, intellettuale, in opere che sicuramente non saranno mai superate, vi mette in perpetuo allarme alla costante ricerca dei mezzi intravisti, che vi condurranno certamente a provare dal vero i vostri mezzi espressivi; e il giorno in cui li possederete, siate certo che ritroverete senza sforzo, e dal vero, i mezzi impiegati dai quattro o cinque grandi veneti” (P. Cézanne, Lettere, Milano, SE, p.135).

cms_2269/3.jpg

Interessante vedere come, a pochi anni prima della sua morte che avverrà nel 1906, Cézanne confermi l’importanza che la pittura veneta ha avuto nella sua formazione, e di conseguenza in tutta la pittura impressionista francese della seconda metà dell’Ottocento. Non è un caso, del resto, che Cézanne non parli mai dei “primitivi” toscani, a cui soprattutto la critica italiana fino agli anni Trenta, da Soffici a Tinti, alla Sarfatti, ha voluto ricondurlo. I suoi maestri rimangono, attraverso i romantici, i Veneti, in cui ritrova uno splendore panteistico sempre confinante con lo scetticismo (E. Pontiggia, Paul Cézanne: la natura e la prosa, in P. Cézanne, Lettere, Op. cit., pag.163).

cms_2269/4.jpg

Cézanne, uno dei più grandi pittori impressionisti francesi (con Monet, Manet, Renoir, Sisley, Pissarro e Degas), colui il quale “smonterà” l’Impressionismo e porrà le basi per la nascita del Cubismo, influenzando Picasso e Braque, e sarà pietra miliare delle avanguardie di primo Novecento (costituirà un punto di riferimento e fonte di ispirazione per Boccioni, grande pittore futurista italiano); fino agli ultimi anni della sua vita, in cui dedica una profonda interrogazione personale alla sua ricerca artistica a livelli iper-analitici quasi “maniacali”, continuerà ad apprezzare l’importanza e a condividere il contributo della pittura veneta al movimento che ha segnato la nascita dell’arte contemporanea, l’Impressionismo.

cms_2269/5.jpg

Cézanne si è formato senza maestri, cercando di scegliere disegnando e dipingendo il nucleo espressivo, la struttura profonda delle opere dei pittori dei passato, specialmente italiani (Tintoretto, Caravaggio), spagnoli (El Greco, Ribera, Zurbaran), e dei moderni (Delacroix, Courbet, Daumier) (G. C. Argan 2002, pag. 60). Cézanne non accetta la pittura puramente visiva dei suoi amici impressionisti, vuole essere un poeta, un letterato; ma quella sua letteratura vuole farla da pittore, e non traducendo il tema in figure, bensì costruendo l’immagine con i pesanti materiali della pittura. Nulla nella sua pittura è invenzione tutto ricerca (G. C. Argan 2002, pag. 60).

cms_2269/6.jpg

In una lettera a Charles Camoin (pittore che era stato raccomandato a Cézanne da Vollard e che divenne suo amico) scritta il 22 febbraio 1903 dice: “La sua mediazione mi allevierà la difficoltà di capire le cose della vita […] Tutto è, in arte specialmente, teoria sviluppata e applicata a contatto con la natura” (P. Cézanne, Lettere, Op. cit., pag. 127). Qualche mese dopo, esattamente il 13 settembre 1903, sempre indirizzato a Camoin, Cézanne scrive: “Credevo di avervi detto che Monet abitava a Giverny; mi auguro che l’influsso artistico che questo maestro non può non esercitare sull’ambiente che lo circonda più o meno direttamente, si faccia sentire solo nella misura strettamente necessaria che può e deve avere su un artista giovane e ben disposto al lavoro. Couture diceva ai suoi allievi: Frequentate buone compagnie, cioè: Andate al Louvre. Ma dopo aver ammirato i grandi maestri che lì riposano, bisogna affrettarsi a uscire e vivificare in sé, a contatto con la natura, gli istinti e le sensazioni artistiche che abbiamo in noi (P. Cézanne, Lettere, Op. cit., pag. 128).

cms_2269/7.jpg

In una lettera a Louis Aurenche del 25 gennaio 1904 Cézanne esprime il suo pensiero riguardo la sensazione della natura e dice: “Mi parlate nella vostra lettera della mia realizzazione in arte. Credo di avvicinarmi ad essa ogni giorno di più, anche se con una certa fatica. Infatti, se la sensazione forte della natura, che senza alcun dubbio io avverto in modo vivo, costituisce la base necessaria di ogni concezione artistica e su di essa riposa la grandezza e la bellezza dell’opera futura, la conoscenza dei mezzi per esprimere l’emozione non è meno essenziale, e si acquisisce solo con una lunghissima esperienza (P. Cézanne, Lettere, Op. cit., pag.129).

cms_2269/8.jpg

Cézanne preferisce alla fusione atmosferica un’individuazione delle forme attraverso pennellate sovrapposte segno di un percorso percettivo che ambisce a cogliere la consistenza della realtà, insieme al suo costante divenire. Nel colore scopre una sostanza primaria, capace di collegare cose vicine e lontane, di diversa consistenza e spessore. Il ritmo della pennellata passa da un largo movimento impulsivo a una resa più calma della sensazione. È disposto a rappresentare un universo più aperto, concede maggiore libertà all’occhio, si arrende di fronte al fascino degli oggetti immersi nella loro atmosfera naturale, lasciandoli vincere dall’attrazione per la luminosità della natura. Ma l’aspirazione a dare stabilità alle cose rimane (M. T. Benedetti, Cézanne. I temi. Firenze, Giunti, 2002).

cms_2269/9.jpg

Si è detto che Cézanne ha voluto “solidificare l’Impressionismo”, rendere densa e piena la tela, ricreare attraverso il colore quella forma che, da Monet a Renoir, si era scomposta in una pioggia di segni, in una cronaca di luci. Non c’è opera di Cézanne che non dichiari, con l’evidenza dell’asserzione esplicita e della semplicità immediata, l’idea del plasticismo, della profondità, dello spessore. Anche le sue ultime opere, le più tremanti e smembrate, quasi scomposte in tessere di mosaico, suggeriscono la corposità delle forme, che si inclinano oblique a mostrare la loro ampiezza o si allineano, come fogli di uno schedario o tasti colorati di un pianoforte, a costituire un volume (E. Pontiggia, Paul Cézanne: la natura e la prosa, in P. Cézanne, Lettere, Op. cit., pag.163).

Domenico Moramarco

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


News by ADNkronos


Salute by ADNkronos