I giorni del Movimento e quell’occasione forse perduta

Cambia registro il leader pentastellato e blinda il sindaco Raggi. Ma cosa ne sarà del Movimento?

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Eccoci all’epilogo dell’affaire Muraro. Dopo giorni convulsi, trascorsi tra le riunioni del Gotha a 5 stelle e i “j’accuse”, ormai famosi, di Taverna e Ruocco, Grillo, dal palco di Nettuno in piazza Cesare Battisti, ha blindato ancora una volta la sindaca Raggi.

"C’è un sistema che agisce compatto contro di noi - ha detto - sono dilettanti della comunicazione. Siamo tornati a due anni fa quando dicevano che M5S è morto e che Grillo è un pagliaccio. La reazione di questo sistema a noi è una cosa bellissima. Aspettiamo un avviso di garanzia vero, cinque chili di cocaina nella macchina...E’ una meraviglia, siamo entrati. E’ bellissimo questo sistema che reagisce compatto. Abbiamo ragione noi, è una meraviglia".

Ma sei sicuro Beppe?

E pensare che dall’interno qualcuno ci aveva raccontato di un colloquio più che acceso con Virginia, al punto che le sarebbero uscite persino le lacrime.

Questi maledetti cospirazionisti di corridoio...

"Raggi psicologicamente sta reggendo benissimo. Andrà avanti. Qualchecazzata, qualche cazzatina, la facciamo anche noi. Virginia è come il primo sindaco negro nel 1960 nel Mississippi. Sta attraversando una cosa che non auguri a nessuno anche dal punto di vista psicologico. Vigileremo che il programma del Movimento cinque stelle sarà espresso. Che ci crediate o no, stiamo sfondando un sistema che era in piedi da 50 anni...Andate affanc... tutti!".

Dichiarazioni contrastanti quelle del leader che l’altro ieri aveva detto che la Sindaca stava rischiando addirittura la sfiducia.

Cos’è cambiato dunque? Cos’ha ricucito a tempo di record una ferita che appariva insanabile, tanto da far presagire la mossa estrema?

Chissà.

Eppure in molti hanno pensato che da un cul de sac non si sarebbe potuti uscire che così. Dimostrando il polso della situazione e quell’impavida altezza morale che avrebbe zittito i maligni, riportando in auge una forza che le nuove elezioni, con un altro volto, le avrebbe rivinte.

E invece sembrano essersi adottati due pesi e due misure. “Che ha di diverso una Raggi rispetto a un Pizzarotti?” Si domanda chi alla sua sospensione è sempre stato contrario.

La posta in gioco? Certo, “Roma è troppo importante”. Ma così la sensazione che si dà è di essere caduti nel metodo di sempre. Quello della politica marpiona che al bisogno rinnega i propri ideali, velando la trasparenza e tacendo la verità.

Peccato. Perché una carta del genere sarà difficile che possa ricapitare. Verranno giorni peggiori, questo si.

Ma il Movimento la sua possibilità di riscatto potrebbe averla persa. E forse sarebbe stato opportuno dimostrare la sua differenza.

Certificare in un colpo da maestro quell’affidabilità che la politica non è più in grado da tempo di garantire.

Questa caro Grillo sarebbe potuta essere la vera meraviglia! Poter dire: “Abbiamo rinunciato alla Capitale perché non abbiamo colto nelle azioni del Sindaco - lo dicono i Consiglieri – un modus operandi in linea con quello cristallino del Movimento”.

Peccato…

Che si sarebbero incontrate mille difficoltà l’avevamo preconizzato. Non solo quando abbiamo scritto “Il Movimento 5 Stelle: strada in salita, aspettando Robespierre”. Ne parlammo addirittura in campagna elettorale, quando le evidenti gaffes della Raggi ci balzavano agli occhi e non comprendevamo come le comunarie avessero potuto preferire lei a De Vito.

Non ci tornarono i conti quando, a urne chiuse, né uscì laureato “mister preferenze”.

Aveva vinto la telegenia evidentemente e quella corrente che il consigliere più votato aveva cercato, si è appreso poi, di farlo fuori. Altro che Movimento compatto!

Così la frittata si fece e ora la capitale paga il conto delle sue scelte.Certo, Virginia dal canto suo ha paura di privarsi dei suoi. È emerso chiaramente anche dall’articolo “ Quella telefonata Raggi-Di Maio: non so che fare. Si va a casa” pubblicato ieri dal Giornale.

“Non so che fare – avrebbe detto al telefono a Di Maio - Datemi qualcuno Luigi, siamo senza Ama e senza assessore. Io un’altra così non la trovo. O mi dite cosa fare o andiamo a casa. Così noi andiamo a casa. Lei (Muraro, ndr) è l’unica che sa come funzionano queste cose".

Il contesto capitolino è complesso. E pensare che una dilettante, mandata allo sbaraglio potesse risolvere i problemi cagionati da anni di esperto malgoverno fa tenerezza.

Al centro delle polemiche non c’è questo. C’è l’unica cosa che i romani pretendevano dal Movimento: la trasparenza.

Ecco perché la questione “Muraro” non è di facile digeribilità. Non per il fatto che l’Assessora sia indagata, ma per averlo taciuto.

Nemmeno la nomina di Raffaele De Dominicis al Bilancio è esente dalle critiche. Il motivo? Due.

Il primo quell’esternazione buttata lì con troppa leggerezza. Sammarco è un nome che nella testa dei romani c’era già entrato nei mesi che hanno preceduto le elezioni. Un nome pesante perché abbinato a un altro nome che scotta. Quello di Previti, obliato dalla Raggi quando si è trattato di raccontare il suo curriculum vitae.

Il secondo, l’indagine a suo carico portata avanti dalla Procura di Roma per abuso di ufficio.

In questo caso la Sindaca aveva provato a giocare d’anticipo, dicendo che De Dominicis non avrebbe potuto, in base ai requisiti previsti dal M5s, assumere l’incarico di assessore al Bilancio.

Chissà Beppe… forse hai ragione tu e i romani dimenticheranno.

Tutti si sbaglia, ma stando alla regola del contrappasso, il fato rende implacabilmente pan per focaccia. Allora, tornando a Pizzarotti, del quale la giovane Raggi diceva: “non è sospeso per un avviso di garanzia, è sospeso perché non c’è stata quella trasparenza che noi chiediamo e pretendiamo”, sarebbe opportuno rammentare lo slogan “onestà, onestà” al cui grido era stata acclamata proprio lei durante la prima riunione di consiglio.

Silvia Girotti

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