I TAROCCHI

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Nell’articolo precedente ho parlato della divinazione illustrandone, seppur brevemente, gli sviluppi storici e portando alla luce il fatto che, quando ci si dimentica dell’origine delle cose, se ne snatura anche il significato.

Lo stesso vale per il tema di oggi, ovvero per i TAROCCHI.

I tarocchi nascono come mazzo di carte da gioco, comprensivo di 57 carte tradizionali più altre ventuno dette Trionfi. A queste va aggiunta una carta singola denominata Il Matto.

I Trionfi e il Matto sono quelli che oggi conosciamo come arcani maggiori, mentre le altre carte sono dette arcani minori.

La loro origine è tutt’ora dibattuta.

Da un lato c’è chi pensa derivino dall’antica cultura egizia: Court de Gebelin, massone francese, sostiene infatti facciano riferimento ai mistici libri di Toth, dati per dispersi ma che conterrebbero misteri e predizioni di eventi futuri.

Dall’altro lato c’è invece chi ritiene siano di origine ebraica, associati alla Cabala. Parliamo di Eliphas Lévi, occultista francese e studioso di esoterismo.

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Tarocco Soprafino, Milano 1835 - per gentile concessione de “Il Meneghello Edizioni”, Milano

Ad ogni modo l’origine dei tarocchi può essere fatta risalire alla metà del XV secolo; nascono in Italia settentrionale e da lì si diffondono in tutta Europa.

Anche sull’etimologia dei TRIONFI ci sono diverse interpretazioni.

Secondo alcuni, c’è un legame diretto con i “Trionfi”, poemetto allegorico di Francesco Petrarca mentre secondo altri vi è un richiamo ai carri trionfali che, nel Medioevo, accompagnavano le processioni di Carnevale.

Sempre del XV secolo è la prima testimonianza pittorica dei Trionfi, un affresco all’interno di uno dei cortili di Palazzo Borromeo, a Milano.

All’inizio XVI secolo appare invece per la prima volta il termine TAROCCO, variante del francese Tarau, che soppianterà completamente la prima nomenclatura. Ma non sono che ipotesi. Ricordo che stiamo parlando di giochi di carte e non ancora di “divinazione”: questo passaggio avverrà alla fine del XVIII secolo per poi consolidarsi e trovare una propria dottrina grazie a due pietre miliari dell’esoterismo, PAPUS - medico ed esoterista francese - e OSWALD WIRTH, esoterista, astrologo e scrittore svizzero. Siamo a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi Novecento.

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“Il ciclo dei giochi” - palazzo Borromeo, Milano

Il più antico mazzo ad oggi conosciuto è quello dei Visconti di Modrone, la cui realizzazione è attribuita al pittore di corte Bonifacio Bembo, pregevolissima opera in foglia d’oro e lavori di punzonatura: un’autentica opera d’arte. Il più antico mazzo completo esistente al mondo è invece quello dei tarocchi Sola Busca, custodito nella Pinacoteca di Brera, a Milano.

Ma guardiamo ora più da vicino il lato esoterico dei Tarocchi. Come abbiamo visto si dividono in 22 ARCANI MAGGIORI (compreso “Il Matto”) e 56 ARCANI MINORI: i primi sono gli archetipi principali mentre i secondi sono delle appendici che forniscono informazioni aggiuntive.

La parola ARCANO significa letteralmente “nascosto”, il che lascia intuire la funzione intrinseca dei Tarocchi, ovvero quella di portare alla luce, di svelare ciò che è nascosto nell’ombra.

La lettura dei Tarocchi - chiamata anche CARTOMANZIA o TAROLOGIA - è una pratica che affonda, come sempre, le proprie radici nell’inconscio collettivo.

Anche se da molti ritenute oggetto di superstizione - se non addirittura di magia - i Tarocchi sono ben più di questo: sono delle icone, degli archetipi che ci parlano attraverso un linguaggio che abbiamo dimenticato: i SIMBOLI.

Si tratta fondamentalmente di una pratica di AUTOCONOSCENZA che ci permette di approcciare in maniera non verbale i lati reconditi della nostra personalità, conducendoci dolcemente ad una maggiore consapevolezza di noi stessi.

Questo è l’unico ed autentico fine dei Tarocchi.

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Tarocchi Visconti di Modrone (prima metà del XV secolo) - per gentile concessione de “Il Meneghello Edizioni”, Milano

Cos è l’inconscio collettivo? È quella parte di noi stessi che ci collega gli uni agli altri, come un invisibile cordone ombelicale attraverso il quale passano informazioni - sotto forma di archetipi - comuni a tutti. Sono dei simboli universali e universalmente riconosciuti.

Non essendo legati al linguaggio verbale, nel loro manifestarsi vanno dritti alla nostra parte inconscia, risvegliando le memorie ancestrali che, benché sopite, sono ancora in grado di riconoscerli.

Leggere o farsi leggere i Tarocchi, quindi, è un mezzo efficace di dialogare con l’anima, con il nostro sé profondo.

Nulla a che vedere con la magia o con la divinazione in quanto “predizione” del futuro.

I Tarocchi agiscono a livello subliminale tramite le immagini che rappresentano e che vengono portate a livello conscio attraverso l’interpretazione dei simboli.

Ecco come li descrive lo psicoanalista Carl Gustav Jung: “Sono immagini psicologiche, simboli con cui si gioca, come l’inconscio sembra giocare con i suoi contenuti. Esse si combinano in certi modi e le differenti combinazioni corrispondono al gioioso sviluppo degli eventi nella storia dell’umanità”.

Secondo Jung, i Tarocchi ci aiutano a prendere contatto e a dialogare con il nostro inconscio, diventando un utilissimo strumento attraverso il quale raggiungere un grado superiore di consapevolezza. In questo senso essi sono dei “medium”, dei ponti tra l’inconscio e il conscio, tra la mente razionale e l’intuizione.

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“Il Sole” e “Il Matto” - Tarocchi Visconti Sforza” (seconda metà del XV secolo) - per gentile concessione de “Il Meneghello Edizioni”, Milano

Pensare ai Tarocchi come ad uno strumento divinatorio in grado di darci informazioni sul nostro futuro, è quindi errato. Se si è arrivati a questo punto è perché si è mercificata e, conseguentemente, degradata una antica disciplina esoterica il cui obiettivo è quello di aiutare le persone a raggiungere una più alta consapevolezza di sé.

Coloro che fanno uso ed interpretano i Tarocchi sono, anzitutto, dei professionisti dell’introspezione - come ad esempio gli psicologi - oppure delle persone dotate di particolare sensibilità ed empatia che permette loro di “leggere”, attraverso la simbologia delle carte, ciò che è già in essere nella vita del consultante.

In pratica se mi concentro su un particolare settore della mia vita ed estraggo dal mazzo una determinata carta, quest’ultima non uscirà A CASO ma sarà “chiamata” dal mio inconscio. E questo perché? Perché l’inconscio ha già la risposta alla mia domanda: attraverso la carta non fa altro che portare alla luce ciò che è nascosto alla mia consapevolezza ed alla mia razionalità.

Alla luce di ciò, come non rivalutare l’esperienza di una lettura dei Tarocchi? E, soprattutto, come non prestare maggiore attenzione a quanti, illecitamente, ci promettono meraviglie facendo leva sulla nostra ingenuità se non, peggio ancora, sul nostro dolore?

Ecco perché è importante conoscere la storia, non soltanto dei Tarocchi ma in generale: essa ci insegna dove sta la verità e ci aiuta ad imboccare la giusta via.

Simona HeArt

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