I QUADRI MALEDETTI TRA CURIOSITA’ E MISTERI

Il ritratto di Bernardo De Galvez

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Nobile, comandante dell’esercito iberico approdato nelle colonie nel Nuovo Mondo, governatore della Louisiana e di Cuba e viceré nella Nuova Spagna, Gálvez fu uno dei promotori della lotta d’indipendenza delle Tredici Colonie contro il Regno Unito nella guerra anglo-spagnola (1779-1783).

Agli inizi del 1900, a Galveston fu aperto un suggestivo hotel in suo onore e per celebrarne adeguatamente la memoria, oltre che per comprensibili motivi di arredo, fu realizzato un suo ritratto di grandi dimensioni, così che ogni ospite della struttura potesse immediatamente ammirare a chi fosse stata dedicata.

La raffigurazione di Bernardo De Galvez, di cui si ignora l’autore, fu esposta in un corridoio al pianoterra.

Tuttavia, più che ammirazione, il dipinto suscitò sin da principio paura e lamentele nei clienti.

Infatti, numerosi tra coloro che pernottavano nell’albergo si lamentarono che l’effigie li seguisse con gli occhi mentre gli passavano davanti, trovando il fatto assai spaventoso.

Inoltre, secondo le testimonianze di coloro che stazionavano vicino al quadro maledetto per un lungo lasso di tempo, questi sentivano freddo e un inspiegabile malessere.

In ultimo, quelli che, senza permesso, hanno provato a immortalarlo hanno ottenuto solamente fotografie sfocate; solo chi ha chiesto con gentilezza l’autorizzazione a Bernardo De Galvez, mentalmente, ha ottenuto un’immagine perfettamente a fuoco.

Le opere demoniache senza titolo di Zdzislaw Beksinski

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Olii su tela di stampo surrealista e dispotico, gli inquietanti dipinti di Zdzislaw Beksinski raffigurano scheletri dai contorni immateriali, spettri o mostri dai contorni onirici o misteriose apparizioni.

L’ex architetto polacco dedicatosi poi alle arti visive era ossessionato da queste dimensioni lugubri popolate da figure demoniache o sofferenti, che traducevano in un emisfero ultraterreno, celato dietro alla realtà sensibile, le angosce che lo attanagliavano.

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Alcuni ritengono addirittura che i suoi dipinti, sovente privi di titolo, fossero ispirati direttamente da visioni dell’Inferno.

Non solo, si dice che lui stesso ne avesse bruciati alcuni nel cortile dietro a casa, senza permettere a nessuno di vederli prima che andassero distrutti.

Secondo un’altra diceria, le sue creazioni sarebbero state maledette e farebbero impazzire chiunque le guardi a lungo, o porterebbero comunque terribili sventure.

Ne è un’esempio la sua stessa esistenza, che fu travagliata da più di una tragedia.

Nel 1998 morì la moglie Zofia e solo un anno dopo il figlio, Tomasz, si suicidò.

Tragedie da cui Zdzislaw Beksinski non fu mai capace di riprendersi.

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Da quel momento, l’artista cercò di stare lontano dai riflettori e di condurre un’esistenza solitaria a Varsavia.

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Tuttavia, le sciagure non terminarono: anche la sua vita ebbe un tragico e brutale epilogo.

Nel 2005 il figlio diciannovenne della sua badante, Robert Kupiec, lo pugnalò a morte ripetutamente perché aveva rifiutato di prestargli dei soldi.

Gruppo arte e cultura di Orietta Paganotti

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