I MOTI DELLE BALZE

Caos politici del passato

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Al Museo del Risorgimento, di Faenza, è esposto un dipinto “macchiaiolo”, si tratta di un’opera del pittore Ferdinando Bucci, raffigura lo scontro alle Balze di Scavignano, la battaglia dei romantici liberali, contro lo Stato Pontificio, a cui prese parte anche Don Giovanni Verità, un celebre episodio del Risorgimento faentino. Il dipinto dai colori terrosi, raffigura un paesaggio montuoso, mentre sulla destra vi appare l’imponente casolare della dogana, il tutto appare venato di mestizia e di tristezza, gli insorti feriti con le spalle piegate, si avviano al loro destino, guardati a vista dai gendarmi, sul fondo un bue bianco, pare osservare l’episodio, invitando alla pazienza.

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Ferdinando Bucci, copia dell’opera di Tommaso Dal Pozzo, che raffigura lo scontro alle Balze di Scavignano, Museo del Risorgimento, Faenza

Erano gli anni in cui l’Europa si preparava al consolidamento degli Stati nazionali; ovunque, anche in Italia, sommosse e rivendicazioni determinavano un acceso clima politico. Nel 1831, a Bologna fu proclamata la nascita delle “Province Unite Italiane”. Gli insorti dichiararono la secessione delle Legazioni di Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna. Per sedare le rivolte e riportare l’ordine intervenne l’esercito austriaco. Il governo provvisorio durò dal 5 febbraio al 26 aprile 1831. I rivoluzionari appartenevano a società segrete, perché in tempi di politiche reazionarie era il solo modo per opporsi al regime, (il Congresso di Vienna del 1815 con la Restaurazione cercò di eliminare tutto ciò che aveva portato la Rivoluzione francese, una specie di salto indietro nel tempo, sancì anche la Santa alleanza, ovvero il principio di intervento con il quale le potenze europee intervenivano in caso di disordini interni nelle singole nazioni, qualsiasi disordine o protesta di piazza era considerata un inizio di rivoluzione e per chi lottava per le idee di fratellanza e libertà non restava che il nascondersi) la più importante era la Carboneria, aspiravano all’Unità nazionale ma i loro tentativi fallirono praticamente tutti proprio per la loro segretezza che impediva il nascere di queste idee nel popolo, sarà poi Mazzini che uscirà dal nascondiglio e le idee germineranno sino a portare alle Guerre d’indipendenza.

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Il Congresso di Vienna, Seduta dei plenipotenziari delle otto potenze firmatarie del trattato di Parigi - stampa - da un dipinto di J.-B. Isabey - Museo del Risorgimento - Milano

In Romagna, nel 1843, ci furono vari tentativi di ribellione contro lo Stato della Chiesa, tutti falliti, i cospiratori furono costretti all’esilio, fra di loro, figurava anche Luigi Carlo Farini, il medico di Russi destinato in seguito a diventare uno dei principali collaboratori di Cavour, nonché presidente del Consiglio dopo l’Unità d’Italia. Si inserisce in questo contesto il cosiddetto “Moto delle Balze”. Il 23 settembre 1845 un gruppo di patrioti riminesi, sotto la guida di Pietro Renzi, si ribellò allo Stato della Chiesa e cacciò da Rimini le autorità papaline. Fu in occasione di quei moti che Luigi Carlo Farini, esule in Toscana, scrisse a Lucca il famoso “Manifesto delle popolazioni dello Stato Romano ai Principi ed ai popoli d’Europa”, in seguito divenuto noto come Manifesto di Rimini. Il 27 settembre, alle truppe pontificie arrivarono i rinforzi e tutto finì, Pietro Renzi fu arrestato e imprigionato. L’insurrezione di Rimini diede l’esempio e la spinta per tentare un nuovo moto. La notte fra il 24 e il 25 settembre, a Faenza, il conte Raffaele Pasi, insieme a una quindicina di seguaci e con la guida di don Giovanni Verità, mosse da Modigliana, allora in territorio toscano, e occupò l’edificio della dogana fra il Granducato e lo Stato pontificio, sulla strada per Faenza nella località delle Balze di Scavignano. A questo gruppo si unì quello del conte Pietro Beltrami di Bagnacavallo, formando in tal modo, una schiera di circa un centinaio di uomini. All’alba del 28 settembre i rivoltosi furono attaccati da un contingente di svizzeri e di gendarmi, lo scontro a fuoco provocò un morto e vari feriti fra i pontifici e due morti fra i ribelli. L’ennesima cospirazione di Romagna si era risolta così nell’ennesimo fallimento, tuttavia i fatti suscitarono l’interesse dell’opinione pubblica italiana e internazionale, aprendo così la via alla grande esplosione rivoluzionaria del Quarantotto.

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Museo del Risorgimento- litografia-Faenza

Successivamente, papa Pio IX come primissimo provvedimento, un mese dopo la sua elezione, avvenuta il 16 giugno 1846, concesse l’amnistia per i reati politici, così nel 1860 il conte Pasi si arruolò nell’esercito regio, raggiunse il grado di generale ed ebbe la medaglia d’oro al valor militare.

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È stato ipotizzato che il “Moto della Balze” possa essere l’episodio storico alla base della trama del romanzo “Il figlio del cardinale” (The Gadfly) di Ethel Lilian Voynich, opera quasi sconosciuta nel mondo occidentale, ma famosa nel mondo comunista (URSS, Europa orientale, Cina), sulla base di una sua rilettura in chiave marxista. I temi dominanti del libro vanno individuati nell’eroismo e nella lotta per la libertà, ai quali va aggiunto anche un tormentato ateismo. Il successo del romanzo fu tale, che ebbe 4 trasposizioni cinematografiche (3 sovietiche ed una cinese) e innumerevoli adattamenti per il teatro, l’opera, il balletto.

Paola Tassinari

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