I LIBRI NASCONDONO TESORI

Il poeta Luciano Folgore

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cms_21133/1v.jpgHo trovato nella mia libreria una vecchia grammatica di mia sorella del liceo classico, l’ho aperta, mi ha colpito che iniziasse dall’alfabeto, neanche la mia grammatica delle medie iniziava con l’alfabeto.

Autore del testo Espressione e Poesia è di Natalino Palermo edito da Federico e Ardia.

Un autore di libri di grammatica su cui hanno studiato migliaia di studenti di cui non si trova nulla della sua biografia.

Descrive l’alfabeto dalla sua storia, l’ho riletta volentieri e ve la propongo nella versione originale del testo, può sembrarvi sciocco parlare dell’alfabeto ma credo che leggere di nuovo da dove derivano nozioni che diamo per scontate scava nei nostri ricordi e li fa riaffiorare, l’abbiamo magari accantonati perché non utili al nostro quotidiano.

“Breve storia dell’alfabeto di Natalino Palermo

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Il nostro alfabeto, come la maggior parte degli alfabeti europei, deriva da quello latino la cui formazione risale al VII sec. Quello latino, a sua volta, è una derivazione di quello etrusco, il quale si estende a tutte le regioni in cui gli Etruschi esercitarono il loro predominio politico. L’alfabeto etrusco, come del resto tutti gli alfabeti italici, ebbe origine da quello greco. Secondo un’antica tradizione, i Greci possedevano il loro alfabeto nel XIV sec. a.C. eppure non furono loro gli inventori dell’alfabeto. Coloro che ebbero l’ispirazione di tentare alfabeti simili a quelli moderni furono i Siri e i Palestinesi nei primi secoli del secondo millennio a.C. ma i tentativi rimasero sterili. Più fortunati furono i Fenici i quali verso la seconda metà del secondo millennio a.C. fissarono in ventidue segni grafici i suoni principali della loro lingua, venendo così a creare un alfabeto fondato sui suoni ossia un alfabeto fonetico. Essi, però, trovarono i segni delle sole consonanti: le vocali furono i Greci ad introdurle. D’allora in poi, fino ai giorni nostri, i popoli più civili del mondo non fecero altro che ricalcare le loro orme. Prima del tentativo dei Fenici, esistevano altri sistemi di scrittura, ma essi erano molto difficili e complicati. Tra le più antiche forme di scrittura ricordiamo quella ideografica o pittorica, consistente nell’indicare le cose o le idee corrispondenti con determinate figure: ad esempio il sole con un piccolo disegno riproducente l’astro etc. Com’è evidente tale scrittura risultava complicatissima per l’alto numero di segni e di simboli in essa usati, e difficilissima perché non sempre si trovava la possibilità di esprimere mediante figure tutti i concetti del pensiero. Tra le scritture ideografiche era famosa la geroglifica usata dai sacerdoti egiziani per le incisioni di carattere sacro nei templi e sugli obelischi, Tra i popoli moderni, quello che ha una scrittura simile alla ideografica degli egiziani è il cinese il cui alfabeto è costituito da migliaia di simboli. Altra scrittura usata dagli antichi popoli orientali dagli Assiri e dai Babilonesi era quello cuneiforme, detta così perché i segni di cui ci si serviva avevano forma di cunei o chiodi: il pensiero dello scrivente risultava dalla loro varia disposizione. Ma anch’essa, sebbene fosse basata sul suono delle sillabe, aveva centinaia di simboli, difficili a ritenersi. E prima dei popoli di cui abbiamo detto, quale lingua parlavano gli uomini delle caverne? A questa domanda non è possibile dare risposta alcuna, perchè le origini della storia del linguaggio umano si perdono nella notte dei tempi, come quelle della preistoria dell’uomo stesso.”

Sempre in questa grammatica sono presenti, in ogni capitolo, proverbi, pensieri per la riflessione, tracce di temi, esercizi, poesie.

Nela lezione 3 ho trovato una poesia, dedicata all’alfabeto nel 1908, di un poeta futurista

L. Folgore ovvero Omero Vecchi nato a Roma nel 1888 e morto nel 1966.

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Ha pubblicato numerosi libri di poesie e in occasione della pubblicazione di uno di esse nel 1908 conosce Marinetti e nel 1909 aderisce al Manifesto Futurista, e proprio a questo periodo si deve il suo pseudonimo Luciano Folgore in adesione al nuovo mondo economico, industriale che si affaccia con le sue innovazioni anche nella letteratura.

Il poeta esprime attraverso le sue poesie il senso dinamico e luminoso della materia, della vita fisica, il colore, la vitalità, la sensualità, coglie le immagini e le analogie. Con il suo manifesto Lirismo sintetico e sensazione fisica rende nota i principi della sua poetica reinterpretando i principi futuristi in maniera moderata rispetto a Marinetti.

Nel dopoguerra da poeta diventa narratore, scrittore di teatro, di umorista, favolista e scrittore di poesie per ragazzi oltre che parodista di poeti e prosatori contemporanei. Ha lavorato per la radio. La sua vita l’ha trascorsa a Roma da dipendente pubblico oltre che

da poeta e scrittore.

Una sua poesia scritta durante la prima guerra e dedicata alla giovinezza e pubblicate più o meno nel 1919 è intitolata Tutta nuda.

Tutta nuda

Te,

nuda dinanzi la lampada rosa,

e gli avori, gli argenti, le madreperle,

pieni di riflessi della tua carne

dolcemente luminosa.

Un brivido nello spogliatoio di seta,

un mormorio sulla finestra socchiusa,

un filo d’odore,

venuto dalla notte delle acacie aperte,

e una grande farfalla che ignora

che intorno a te

non si bruciano le ali,

ma l’anima.

Il poeta Luciano Folgore è un poeta da rileggere come è da rileggere il manifesto futurista, Marinetti e gli altri poeti aderenti alla corrente.

Un periodo storico, quello in cui nacque il futurismo, di industrializzazione che ha portato innovazione anche nel costume, nella cultura, le basi per la visione culturale moderna con attenzione al mondo in trasformazione che poneva attenzione al mondo reale e non sentimentale del crepuscolarismo.

Carla Abenante

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