I FIORI DELLA SOLITUDINE

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Nei momenti di difficoltà ci si sente profondamente soli. Mai come in questi tempi in cui l’isolamento a volte è imposto, la solitudine, se non sappiamo apprezzarla, è paralizzante.

E’ come se il nostro cuore fosse trafitto da una freccia e ci rifugiamo nel buio dei nostri pensieri: vengono meno i riferimenti che ci ancorano all’esistenza; i problemi e le incombenze diventano un macigno.

Si perde l’apprezzamento della vita, non si vede più il mondo che pulsa intorno a noi, le nostre percezioni sono indebolite: ci si sente esclusi e impotenti.

E’ facile, in queste condizioni, cadere nello scoramento e nella tristezza; siamo feriti dalla pena prodotta dai vari tipi di sofferenza.

L’epidemia e la guerra subito dopo ci hanno fatto sentire il dolore, lo smarrimento della solitudine; ci hanno messo alla prova di fronte a fenomeni che fanno parte della natura stessa dell’esistenza.

Siamo soli quando veniamo al mondo, soli quando moriamo, soli quando dobbiamo decidere sulle cose più futili o su quelle più importanti.

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Siamo soli davanti al computer, quando guardiamo la televisione, quando leggiamo un libro, quando ci perdiamo nello splendore di un’alba o di un tramonto ed io direi, anche quando dialoghiamo al telefono con gli amici, non ci rendiamo conto che il nostro vero amico è il cellulare, senza il quale ci sentiamo persi.

Eppure, se riusciamo a viverla bene, la solitudine si rivela una grande maestra.

Nella solitudine siamo spinti a vivere principalmente due tipi di condizione mentale: possiamo farci prendere dalla tristezza o dal rancore alimentando le fissazioni e i fantasmi della nostra disperazione, oppure, con spirito pacato, quindi con calma, possiamo dedicarci alla riflessione o, meglio ancora, alla meditazione.

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Meditando, siamo lontani dalle cose non salutari e la mente, libera da ogni preoccupazione mondana, pacificata e non distratta da emozioni distruttive, priva di sollecitazioni esterne, è propiziata alla salute interiore ed esteriore.

Quando siamo soli non c’è nessuno che ci tormenta con le sue critiche, nessuno che si lamenta, nessuno che ci può recare dolore o che provoca interazioni di qualunque genere.

Dalla solitudine può nascere di tutto e, se non ci lasciamo catturare da pensieri vani, legati a un passato che non c’è più o a un futuro che non c’è già, la mente equilibrata, in pace, può dedicarsi alla cura delle cose costruttive, ad esempio, riflettere sulla miseria dei vari aspetti dell’egoismo nostro e degli altri: comprendere che siamo tutti uguali nel voler essere felici e non voler soffrire; sentire il dolore di chi è solo proprio come noi, ma si crede più solo di noi.

Dovremmo imparare a vedere la solitudine non come una condizione afflittiva, ma come mezzo per valorizzare le nostre qualità fondamentali e, in pratica, le qualità fondamentali della vita.

La solitudine rende naturalmente più sensibili ed è un potente strumento di purificazione, a condizione che sappiamo rifugiarci nel silenzio, con piena presenza e grande apertura di animo, senza attesa né preconcetti, nella consapevolezza che essa è una condizione transitoria.

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Dobbiamo considerare la solitudine come una opportunità e, soprattutto, una occasione per sviluppare la pazienza; ci predisponiamo alla moderazione, alla pacata sopportazione e all’accettazione, facendo emergere gradualmente le migliori qualità dello spirito.

Chi cerca la qualità interiore deve amare la solitudine e utilizzarla per riflettere, per raggiungere quell’intima serenità, priva di ogni sensazione spiacevole o dolorosa, che favorisce il pensiero positivo, potenza infinita che illumina la vita.

Gustando il sapore della solitudine e della pace ci si libera dal dolore e non cadiamo vittime dei fantasmi interiori.

Essere soli ci fa anche comprendere l’importanza degli altri, perché il miglior modo di utilizzare la solitudine è concentrare le energie e il pensiero verso il prossimo, con una buona intenzione di animo e un caldo sentimento.

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E, per fare questo, è necessario molto coraggio, perché, nell’incontro con gli altri, ci rendiamo conto che stare al loro fianco richiede una grande umiltà e un compassionevole atteggiamento mentale basato sull’affetto dato e ricevuto.

Sviluppando l’amore e l’altruismo anche il senso della solitudine passa.

I momenti di solitudine sono per l’uomo come l’inverno per la natura: tutto sembra morto, ma poi, al primo raggio di sole, spuntano germogli e fiori.

Dalla solitudine possono nascere positivi cambiamenti interiori che ci portano ad aprirci al mondo, ad agire in tutti i modi per il beneficio nostro e degli altri.

Chi non ha paura della solitudine, non ha paura della vita.

(Servizio fotografico realizzato da Marina Tarozzi)

Fausto Corsetti

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