I DANNI COLLATERALI DEL VIRUS

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cms_20054/0.jpgNon parlo dei danni causati all’economia delle famiglie e dei singoli che non riescono a vivere, e che di per sé è già una grandissima tragedia, ma di quelli sulla salute.

Il contrasto alla pandemia sta assorbendo la gran parte delle risorse destinate al comparto sanitario e ciononostante non navighiamo in buone acque: mancano medici e infermieri, il tracciamento e la prevenzione vengono messi a dura prova, gli ospedali anche, i medici di famiglia e la medicina del territorio, quel poco che era, sono sopraffatti.

La paura di contrarre il contagio negli ospedali ha tenuto lontani moltissimi pazienti di altre patologie. Ho parlato con alcuni colleghi dell’ospedale in cui ho lavorato per oltre trent’ anni. Mi aspettavo di incontrare il primario del laboratorio Analisi ma non sapevo che era finito in “Medicina d’Urgenza” per una settimana col casco a pressione d’ossigeno positiva.

Gli operatori sanitari dell’Ospedale, ammalati o semplicemente asintomatici, erano stati contagiati fuori, in piccoli cluster nelle famiglie.

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La letalità per infarto miocardico è notevolmente aumentata e probabilmente salirà ancora (secondo uno studio della Società Italiana di Cardiologia dal 4% del febbraio 2019 siamo giunti al 14% del 2020). Chi viene colto da una crisi anginosa per infarto acuto non si reca in ospedale oppure quando lo fa, è troppo tardi. Durante il periodo pandemico i ricoveri per Infarto Miocardico e Scompenso Cardiaco si sono ridotti del 50%. Da marzo a giugno il lavoro del Pronto Soccorso si è contratto notevolmente e di conseguenza anche il laboratorio analisi è stato molto meno impegnato.

Le liste d’attesa che già prima della pandemia erano molto lunghe (un anno per visita cardiologica) sono completamente saltate. Molti pazienti si sono dovuti rivolgere agli specialisti pagando la visita e anche in questo caso le disuguaglianze sono risultate spaventose. Sta cambiando tutto.

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Diagnosi e cura trovano nella telemedicina un mezzo validissimo. La stragrande maggioranza dei contagiati e ammalati sono assistiti a distanza tramite telefono cellulare. Restano in isolamento domiciliare e prendono farmaci, naturalmente quelli che la pratica clinica ha selezionato, attraverso prescrizioni di specialisti a distanza. La guerra al virus si vince nei territori stando molto attenti a cosa facciamo e chi frequentiamo.

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L’uso delle mascherine (oggi le FFP2 sono più diffuse), il distanziamento fisico e l’igiene delle mani restano ancora presidi decisivi. Probabilmente a Natale resteremo nelle famiglie ma in numero ristretto. Lo so che è molto triste ma meglio resistere oggi e vivere domani però preparandoci ad una rivoluzione culturale: la tutela della salute non dovrà più essere un “prezzo” o un “costo” da tagliare ma un valore da perseguire senza condizioni, visto che se ci si ammala va in rovina anche l’economia. Sta cambiando tutto e cambiare noi stessi è una necessità. Usciremo da questa botta che ci siamo tirati addosso ma a condizione che resti alta ogni nostra singola responsabilità onde evitare che un altro accidente (altro virus?) ci colga alla sprovvista. Perciò: andiamo avanti.

Francesco Carta

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