I BONUS EDILIZI E... LE LORO “CONTROINDICAZIONI”

Cresce l’allarmismo per gli effetti collaterali dei bonus edilizi

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I provvedimenti adottati per favorire la rigenerazione e riqualificazione urbana, ovvero i bonus diversificati (bonus facciate, ecobonus, bonus locazioni/botteghe, sisma bonus, super bonus 110%) hanno prodotto "segnali preoccupanti", per una serie di distorsioni ritenute strumentali, affaristiche, truffaldine che hanno generato molto allarmismo, e il conseguente ricorso a modifiche delle norme di applicazione.

Su tali operazioni “deviate”, il Ministero dell’Economia aveva ribadito e stigmatizzato, citando i dati dell’Agenzia delle Entrate, l’allarmismo derivante, parlando di truffe tra le più grandi della storia della Repubblica. Le cifre rilevate e riportate dall’agenzia delle Entrate evidenziavano un ammontare di 4,4 mila euro di crediti inesistenti su 38,4Mld (di cui 2,3 mld sequestrati dalla Magistratura, e 1,5mld già incassati e, probabilmente, dirottati nei cosiddetti paradisi fiscali).

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Le manipolazioni rilevate riguardano lavori non eseguiti, importi parzialmente fatturati, società fantasma e... altro. Nel dettaglio solo il 3% si riferiscono al Super Bonus 110% che, necessita, preliminarmente, di studio di fattibilità, nulla osta di conformità e asseverazioni, mentre gli altri bonus erano esenti da tali obblighi fino al 12novembre; da quella data fu adottata una prima stretta con il decreto anti-frodi.

Successivamente, con il decreto Ristori ter del 27 gennaio, furono rinvigorite le norme sui bonus edilizi, con il divieto di cessioni multiple del credito, fissate a una. Ma tali restrizioni suscitarono reazioni avverse tra le forze politiche; da un canto chi le riteneva giuste (sostenendo che, comunque, drogavano il comparto edilizio, con un incremento dell’inflazione dovuto all’aumento dei prezzi); dall’altro canto il vigoroso risentimento di chi aveva promosso e voluto tali agevolazioni, per risollevare settori, come l’edilizia e l’artigianato, con tutto il relativo vasto indotto. Nella contesa politica tra le parti è prevalsa (con l’approvazione del premier) la volontà e l’orientamento di allentare la stretta, adottando un nuovo provvedimento, soddisfacente tra le parti in causa, con il quale viene data la possibilità fino a 3 cessione dei crediti, regolarmente "bollinati e tracciabili” e soltanto tra istituti controllati da Bankitalia ovvero banche e assicurazioni. In questa maniera il cessionario che rileva il credito potrà risalire al primo cedente della catena e verificare la effettiva esistenza e la conformità dei relativi documenti (catastali, dichiarazione di inizio e fine lavori, asseverazioni, fattibilità, reale consistenza).

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Un altro aspetto importante preso in esame dal Governo riguarda i danni derivati, finora, all’ultimo anello dei passaggi di cessione dei crediti, ovvero banche, assicurazioni, Poste, Cassa depositi e prestiti che, pur esenti da responsabilità penali (ammesso che ci sia, da parte loro, la buona fede nel rilevare i crediti), hanno accumulato ingenti perdite; si prospetta, così, un provvedimento di ristoro e, in particolare, un Salva Poste, che è l’ente risultato più danneggiato, avendo accettato più crediti. Il bandolo della matassa è alquanto difficile da individuare, le problematiche da affrontare sono molto complesse e complicate ma una equa e giusta soluzione va adottata al più presto, per non vanificare le finalità di adeguamento e di rigenerazione urbana, nell’ottica di una sana sostenibilità ambientale a cui tali provvedimenti si ispiravano, nonché prospettive di lavoro, crescita, sviluppo, benessere.

Antonio Iasillo

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