ISRAELE: STORIA ED ELEZIONI

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Il 2 Marzo 2020 lo Stato d’Israele indice le elezioni per la terza volta in un anno. Pare destinato alla vittoria Benjamin Netanyahu, politico israeliano a capo del Likud (partito conservatore di estrema destra) dal 1993. Una biografia intensa la sua, scandita da successi scolastici e politici tra cui una laurea ad Harvard e la carica ininterrotta di primo ministro in corso dal 2009. Vittorioso nelle elezioni del 2013 e del 2015, ritenta nel 2019 con due elezioni svantaggiose in quanto nella prima non raggiunge la maggioranza ai seggi, nella seconda perde per pochi punti a favore di Benny Gantz, leader del partito Blu e Bianco di sinistra (il quale, comunque, non riesce a formare un partito di maggioranza).

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Complice della perdita di voti è l’accusa di corruzione e frode legata a tre casi. L’uno cade su un produttore di Hollywood che, in cambio di regali cospicui, avrebbe ricevuto un privilegio fiscale riguardante tutti gli israeliani, compreso il miliardario. L’altro consiste nell’accordo - in concreto mai avvenuto - tra il politico e il proprietario di un famoso giornale per poter ottenere favori e magnanimità su carta. Nell’ultimo caso, avrebbe comprato la “voce” di una importante società di telecomunicazioni.

Nonostante ciò, Netanyahu si ripresenta alle elezioni del 2020 di fronte ad un paese diviso e insoddisfatto. Lo Stato di Israele è giovane e frutto di scelte altrui. Nasce nel 1948 secondo una decisione dell’ONU sostenuta dagli inglesi ma da sempre osteggiata dall’Egitto, dalla Palestina e dai paesi Arabi. Gli inglesi non riescono più a governare stabilmente in un territorio dilaniato e diviso e a tavolino con l’appoggio di URSS e Stati Uniti; l’ONU sceglie di (ri)consegnare una casa agli ebrei. Pur conoscendo la situazione instabile del Medio Oriente, la decisione è presa. Tuttavia a causa della sua presenza indesiderata Israele deve, dunque, affrontare una guerra contro tutti.

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Dal 1948 in avanti, fino alle elezioni del 2020 si procede con grandi promesse di vittoria e cambiamento che, a seguito dell’insuccesso del 2019, mirano ad ottenere un risultato diverso. Tenendo conto del fatto che Israele è un repubblica parlamentare composta da 120 membri eletti ogni quattro anni in una lista senza preferenze. Il parlamento (detto Knesset) detiene il potere legislativo, il Primo Ministro quello esecutivo e la Corte Suprema quello giudiziario. Attualmente esistono vari partiti principali ricompresi nel centro sinistra (partito laburista, sionista, meretz, socialista democratico...), nel centro (partito dell’indipendenza, centrista, hatnuah...), nel centrodestra (likud, liberal-conservatore, laico...), nella destra religiosa ebraica (shas, conservatore, nazionalista...), nella sinistra radicale (hadash, socialista araba, pantere nere...) e nei partiti arabi (lista araba unita, balad, antisionista...). In questo quadro geopolitico i risultati prospettano ancora una volta la vittoria di Netanyahu. Forse, stavolta, con il seguito della maggioranza.

Alessia Gerletti

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