IRAN: “RIFIUTIAMO ULTIMATUM SUL NUCLEARE”

“Non accetteremo scadenze da parte dell’Occidente”

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L’Agenzia internazionale per l’energia atomica, per gli amici AIEA, rientra tra gli enti sconosciuti ai più ma con una delle funzioni più delicate al mondo. E quando si tratta di situazioni del genere ha assolutamente voce in capitolo. In cosa? Negli accordi nucleari siglati nel ormai lontano 2015. Sono passati ormai quasi sette anni dalla firma del Piano d’azione congiunto globale, comunemente conosciuto come “accordo sul nucleare iraniano”. Correva il 14 luglio 2015, in quel di Vienna: si firmò uno degli accordi internazionali più importanti della storia recente grazie all’intesa tra Iran, Unione Europea e il P5+1. Questa strana sigla indica la Germania e i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti. Il PACG fu raggiunto grazie all’adozione, avvenuta due anni prima, dell’allora provvisorio Piano d’azione congiunto: in base ad esso, opzione poi confermata, l’Iran ha accettato di eliminare le riserve di uranio e di ridurre le centrifughe a gas per 13 anni.

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Per chi non mastica chimica: l’uranio, causa la sua estrema instabilità, è uno degli elementi ideali per creare armi estremamente devastanti. A distanza di un lustro e poco più questo accordo potrebbe venir rilanciato, ovviamente sempre nella capitale austriaca, ma l’Iran ha annunciato di non voler accettare nessuna scadenza. “Abbiamo risposto alle domande o alle dichiarazioni politicamente motivate dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica – asserisce Saeed Khatibzadeh, portavoce del ministro degli Esteri di Teheran – che riteniamo infondate”. Nel mentre Ali Bahgeri Kani, capo negoziatore nucleare iraniano, è tornato in questi giorni a Vienna per i colloqui di cui sopra.

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La dichiarazione ha fatto seguito alle voci secondo cui, appunto, gli Stati Uniti avrebbero fissato una scadenza per il rinnovo dei negoziati. Le pressioni definite “politicamente motivate” derivano da quella che è la funzione prima dell’AIEA, fondata il 29 luglio 1957: promuovere l’utilizzo pacifico dell’energia nucleare e di impedirne l’utilizzo per scopi militari. Per questo impegno, costante nel corso degli anni, l’ente ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 2005. La domanda sorge spontanea: dopo l’accordo del 2015 non v’è più un utilizzo pacifico delle armi nucleari? Non esiste ancora una risposta a questa domanda, anche se gli indizi portano in questa direzione: l’AIEA afferma di aver scovato tracce di uranio in siti nucleari di proprietà iraniana ma non ufficialmente dichiarati. Lapidario il commento in proposito di Khatidzadeh: “tali dossier dovrebbero essere chiusi e le affermazioni ritirate”.

Francesco Bulzis

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