IN ISRAELE SI VOTERÀ DI NUOVO, PER LA QUARTA VOLTA IN DUE ANNI

Martedì sera il Parlamento si è sciolto per non essere riuscito ad approvare la legge di bilancio nei termini prestabiliti

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Ancora alle urne. Data: 23 marzo. Motivazione: scioglimento della Knesset. Fa notizia che il parlamento israeliano si sia sciolto, precisamente martedì. Ma è la diretta conseguenza della mancata approvazione della nuova legge di bilancio entro il termine legalmente vincolante, fissato proprio per la mezzanotte dello scorso 22 dicembre. Quindi il popolo israeliano sarà nuovamente chiamato a votare, per la quarta volta in due anni.

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Qual è la situazione corrente, in Israele? L’attuale governo, tenuto in piedi principalmente da una coalizione tra Likud e Blu e bianco, resterà in carica per gli affari in corso fino alle elezioni. Il primo è il partito di destra del primo ministro Benjamin Netanyahu, il secondo è quello centrista del ministro della Difesa Benny Gantz. Questo governo duale era nato a maggio dopo una tornata elettorale, l’ennesima, dalla quale non era emersa una netta maggioranza: era stata necessaria una promessa di Netanyahu a Gantz, suo avversario fin dal suo ingresso in politica datato due anni fa. Tale promessa consisteva nel lasciare l’incarico proprio all’attuale ministro della Difesa nel novembre 2021, ma il paese aveva bisogno di un governo stabile per affrontare la pandemia. La cosiddetta “poltrona per due”, però, sarebbe diventata scomoda per entrambi i suoi occupanti.

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I rapporti tra Netanyahu e Gantz, infatti, erano precipitati molto rapidamente e già da diverso tempo si vociferava di una possibile crisi di governo. Il primo ministro, scriveva il giornale Haaretz qualche settimana fa, “ha fatto capire in modo molto chiaro che non ha intenzione di trattare Gantz come un vero partner di governo, prendendo decisioni in modo autonomo e scontrandovisi su ogni dossier importante”: dalla gestione della pandemia a una legge sull’uguaglianza, fino alla fallita invasione della Cisgiordania. Tale legge sull’uguaglianza doveva servire a fare da contraltare a quella approvata nel 2018 dal governo di destra, che definiva Israele come un paese di stampo esclusivamente ebraico. Netanyahu, tra l’altro, sta profusamente cercando un modo per garantirsi l’immunità e archiviare il processo per corruzione e truffa, attualmente sospeso per la pandemia e che riprenderà a febbraio. In previsione di quanto accadrà la prossima primavera, l’attuale primo ministro non dovrebbe avere difficoltà a confermarsi tale e a formare una maggioranza di destra. La variabile è la disponibilità dei partiti a concedere a Netanyahu la succitata immunità personale, oramai uno dei suoi scopi primari. E i partiti di sinistra e di centro? Salvo ribaltoni saranno confinati all’opposizione, compresa la lista dei principali partiti arabi. Tutte le risposte a fine marzo.

Francesco Bulzis

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