IN EUROPA PER UN DIVERSO MODELLO DI SVILUPPO

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cms_21637/1.jpgAntonio Gramsci, in un famoso passo dei “Quaderni dal carcere”, analizza la situazione di crisi in cui il potere dominante ha perduto il consenso, ma mantiene la sua forza coercitiva.Dice infatti:"La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere". In questo interregno si verificano i fenomeni più svariati.

Durante il lockdown ho avuto certamente il tempo e il modo di riflettere non solo su questo passo dei “Quaderni”, ma anche su articoli, trasmissioni conferenze sul web; il materiale è sicuramente enorme, come le contraddizioni. Il narcisismo ha dominato la scena dei media che, naturalmente aumentano questa tendenza debordante nella nostra società, soprattutto tra i tecnici e i politici.

Quella frase di Gramsci mi ha offerto una chiave di lettura. La novità è che il nuovo è già nato a livello locale, o per lo meno si è affacciato prepotentemente, a partire da quella frase rivelatrice che parla di Distanza Sociale e non Fisica. Ha investito il lavoro da casa (lo smart working) e le lezioni scolastiche sempre da casa. Anche la politica si è adeguata con la diretta facebook. La pandemia ha acceso la miccia di un cambiamento epocale, soprattutto nel mondo del lavoro. Anche nei rapporti umani, nella socialità, che è il luogo dove è cresciuta l’intelligenza del nostro genere, nell’incontro, nella discussione, anche nella lotta per affermare i diritti, la libertà.

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Il cambiamento radicale di cui abbiamo bisogno non è quello dell’atomizzazione dei rapporti, ma del superamento di un modello di sviluppo, che subordinando tutto al profitto, non garantisce lo stesso bene supremo della salute, insieme a quello della salvezza del Pianeta, negando i guasti prodotti dal riscaldamento globale e producendo diseguaglianze mostruose. Il modello del liberismo e la globalizzazione, che in un primo tempo hanno fatto uscire miliardi di uomini dal sottosviluppo e dalla fame, è giunto al capolinea.

cms_21637/3.jpg Ad ogni modo questa non è una questione che può indurci al ritorno ai confini nazionali come vorrebbero i sovranisti di destra. L’occidente è in crisi, la sua forza di attrazione è esaurita, Cina e Russia esercitano un discreto fascino, proprio per la debolezza dei sistemi democratici.

La nostra partita la dobbiamo giocare in Europa e con l’Europa, battendo gli egoismi e le miopie nazionali, costruendo un mondo multilaterale, in cui l’Europa e noi, al centro del Mediterraneo, possiamo creare una nuova stagione di pace e di progresso, senza voler esportare il nostro modello e la nostra civiltà, ma anche senza subire modelli di altri.

Luciano Chiolli

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