INTIMO GIARDINO

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Sentiamo che il nostro modo di vivere sta per cambiare, non solo il modo di vestire, che pure non è solo apparenza, ma proprio il nostro modo di posare lo sguardo sulle cose e il nostro atteggiamento nei confronti di quanto ci circonda e perfino nei confronti di noi stessi, del nostro essere intimo…

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E’ primavera.

Il freddo invernale è giunto talvolta fino all’anima, ci ha raggelati dentro. Quando il tempo si addolcisce, anche l’anima si addolcisce. E più facile diventa, per tutti, guardare un poco più in là del tempo presente e fare programmi per la propria vita. Nessun’altra stagione, forse, stupisce quanto la primavera: è proprio una rivoluzione del grande teatro della Natura e del piccolo grandioso teatro interiore.

I sentimenti sembrano più vivi proprio come sono più vivi tutti i fiori, tutte le foglie, tutti gli alberi.

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Sì, nonostante la puntualità, la fedeltà dell’avvenimento, la primavera non cessa di meravigliarci, non cessa di insegnarci a leggere anche nella continua meraviglia del nostro essere qui, al centro di questa Natura: continuamente ci interroghiamo e interroghiamo le cose che ci circondano, le cose in cui siamo immersi.

Noi possiamo passare del tutto indifferenti davanti allo spettacolo della Natura; possiamo freddamente leggere nel calendario i giorni che passano, le stagioni che si compiono, che scadono, che finiscono; possiamo diventare dei perfetti automi di noi stessi, ma viene sempre il giorno in cui sorge la domanda: che senso ha tutto questo?

Perché, improvvisamente, avvertiamo che quella vita che si risveglia fuori di noi trova una strana, misteriosa corrispondenza con ciò che accade dentro di noi? Quale misteriosa forza ci chiede, puntualmente, ogni anno, di rinascere a noi stessi? Che senso ha questa cosa che vive dentro di noi e ci interroga continuamente, come se fosse lei, veramente, la sola padrona di casa a cui sono dovute tutte le risposte?

Il tempo, fedele clessidra della nostra vita, scandisce la nostra esistenza, le dà un senso sempre nuovo e diverso, ci aiuta a capire sempre meglio le ragioni del nostro essere qui, della nostra esistenza.

Facciamo un passo indietro. Un passo indietro per vedere cose diverse, mai notate prima. Spostiamo il punto di vista, proprio la posizione per così dire geografica da cui osserviamo uno scenario, e vedremo un aspetto diverso della nostra vita. Con meno coinvolgimento, meno preoccupazioni.

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Potremmo anche scoprire che, se ci distacchiamo un po’ dal lavoro, dalle cure familiari, dalle incombenze quotidiane, c’è dell’altro oltre le tante faccende che ci agitano. Quando si sta troppo dentro le cose, esse perdono parte della loro verità.

Spesso i nostri occhi, ingordi di immagini da schermi e schermucci, non sanno vedere la bellezza di un fiore; la nostra vista, eccitata da figure esasperate ed eccessive, non sa più cogliere la semplice purezza di un’alba, di un tramonto.

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Un passo indietro, una minima presa di distanza, da lontano.

Ecco, allora, che la primavera attraverso il nostro sguardo, il nostro ascolto diventa una sorta di prova, un esame della nostra condizione.

C’è una primavera del mondo e una primavera dell’anima. Questa, certo, meno visibile di quella, ma non meno avvertibile, non meno godibile. Tutto sta nel vedere che cosa sia stato seminato, quali e quanti fiori siano spuntati e annuncino la nostra stagione dei frutti: il nostro più intimo giardino.

Tutti, chi più chi meno, abbiamo attraversato periodi o momenti di noncuranza di noi stessi, rivolgendo all’esterno ogni nostra cura. Tutti, chi più chi meno, abbiamo conosciuto le sterpaglie del nostro giardino interiore e sappiamo quanto è stato difficile – quanto è difficile – strapparle e distruggerle. Ma tutti sappiamo anche che, dopo l’inverno, vien sempre la primavera e, come accade fuori, così anche dentro di noi avviene la rinascita, il risveglio, la trasformazione: spettacolo grandioso, come sa chi ama le piccole cose e vede anche in esse il segno di qualcosa di grande, di unico, di Infinito.

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Per l’uomo pellegrino ogni primavera che desti davvero l’intima linfa è percorso prezioso e desiderato…
Questo è l’uomo libero, l’uomo capace di vivere, custodendo nel proprio giardino, i meravigliosi fiori della modestia, dell’umiltà, della semplicità: chi infatti non ha ansie di potere, di piacere, di dominio ha più profonda motivazione alla ricerca, alla scoperta, all’accettazione di quanto la ricerca e la scoperta degli altri offrono.

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Erranti, di luogo in luogo, assetati di novità, amanti di tutto ciò che è umano, alla continua scoperta di sé, insaziabilmente assetati di mistero, del Mistero che accoglie, protegge, custodisce con memoria gelosa, il nome di ogni essere vivente.

Tutto accade con fedeltà. Tutto torna a riproporsi nella ferialità dei giorni che tuttavia si succedono nuovi uno all’altro. Tutto scorre nella fedeltà dei ritmi, delle abitudini, dei pensieri, delle attese.

Durante queste trasformazioni se, da una parte, si prova una indicibile fragilità, dall’altra, più viva sembra diventare la voglia di vivere o almeno il desiderio di trovare un più forte senso per vivere, più attenta si fa la ricerca della bellezza e della gioia, più familiare torna lo stupore e la gratitudine.

C’è uno Sguardo che avvolge e una Voce che chiama per nome l’uomo, ogni uomo.

Dopo un simile incontro, anche se intorno resta la notte o prevalgono le nebbie più impenetrabili, la vita diventa diversa, altra, nuova.

Fedeltà è cercare una luce, seguire una voce, intraprendere un percorso nuovo, lasciarsi avvolgere dall’abisso che dona pace.

Qui l’anima respira, qui si addormenta.

(Servizio fotografico realizzato da Marina Tarozzi)

Fausto Corsetti

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