INTERVISTA A ANDREA CIAFFARONI

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Cochi e Renato “La biografia intelligente” scritto da Andrea Ciaffaroni e Sandro Paté.Prefazione di Maurizio Milani e Nota critica di Marco Giusti. Sagoma Editore

cms_19418/0.jpgC’erano una volta Cochi e Renato e ci sono ancora perché le loro canzoni anacronistiche piacciono non solo a chi ha vissuto il loro momento di fervore quando venivano osannati dalla Critica e dagli Intellettuali ma trovano riscontro anche tra i giovani così come succede per Rino Gaetano. Il libro è godibile, seguendo un filo logico importante, dipana la vita artistica dei due comici nel Cabaret attraverso cinquanta interviste e testimonianze e ricordi della loro grande carriera. Le loro canzoni “strampalate” oggi sono amate come allora. Si separano e si rincontrano dopo vent’anni e dicono “Forse siamo ancora in tempo a salvare il mondo dalla serietà”! Evviva! Che voto dare? 7+? Mi sembra pochino… Opterei per un bel 10 e lode!

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Andrea perché questo titolo?

cms_19418/ANDREA_CIAFFARONI_2.jpgPerché volevamo distinguerci dalla biografia tradizionale. Il primo a scriverne una, fu il giornalista Beppe Viola che ben quarant’anni fa gli aveva dedicato “Cochi e Renato preistoria di una cronaca rinchiusa in un pozzetto”, una biografia molto ironica e molto divertente.
Noi in un primo momento volevamo ristampare quella ed aggiungere delle note però ci siamo resi conto che era molto più interessante raccontarli attraverso più di cinquanta interviste che abbiamo realizzato e capire soprattutto perché loro hanno avuto questo grande successo negli anni 70 e perché a Milano, con un gruppo comico “Gruppo Motore” e grazie ad Enzo Jannacci hanno cambiato le regole del cabaret milanese e parte della comicità che è stata molto accettata dai giovani sin dai loro esordi televisivi.Quando sono nati come Artisti era un’atmosfera molto più intima. Successivamente si sono separati per il desiderio di fare due carriere diverse, Cochi a Teatro e Renato al Cinema. Si sono rincontrati nel 2000. La loro è un’amicizia molto profonda come una storia d’amore tra due persone che si sono conosciuti da bambini.

C’era una volta Cochi e Renato e ci sono ancora anche se in due campi diversi. Che pubblico hanno e se tornassero a fare coppia, avrebbero lo stesso successo?

E’ la domanda che si sono posti loro per prima quando nel 2000 sono tornati come coppia ed erano preoccupati di riproporre le stesse cose che venticinque anni prima avevano sconvolto e destabilizzato un po’ il pubblico perché proponevano una comicità molto surreale. Era un pubblico diviso o li amava o li odiava alla follia. Il loro primo repertorio era completamente incomprensibile “la gallina è un animale intelligente, lo si capisce da come guarda la gente”. Era una cosa senza senso ma faceva tanto ridere e rappresentò un punto di rottura tra il parlare e il gesticolare.Dopo quarant’anni hanno ancora un pubblico, soprattutto giovani e i pezzi che prima erano definiti incomprensibili, adesso sono nel contesto giusto. Non sono più demenziali ma sono apprezzati anche da un pubblico un po’ più attempato che ancora li ricordano. E’ da un po’ di tempo che non tornano a Teatro ma se tornassero a farlo, avrebbero lo stesso successo di sempre. Cochi ci ha raccontato che sono sempre rimasti sorpresi dai ragazzi che si presentano nei camerini con il vinile o con il libro antologico che Cochi e Renato hanno scritto. Sono molto contenti che ancora oggi il loro repertorio, basato su trenta canzoni più gli sketch va ancora fortissimo. Ho avuto la fortuna di vederli a Teatro un paio di volte ed è come stare a casa e vedere gli amici che si divertono. Loro sono nati in Osteria, dietro lo spaghetto e un whisky improvvisavano con la chitarrina e da lì sono passati a tutto ciò che hanno fatto.

Sono nati e cresciuti sotto i bombardamenti di Milano…

Sì, successivamente sono sfollati con le rispettive famiglie a Gemonio sul Lago Maggiore ed è lì che si sono conosciuti. Il vero milanese da più generazioni era Cochi. Entrambi sono vicini agli ottanta. Erano amici anche a scuola. Tra gli altri abbiamo intervistato Enrico Beruschi che ha fatto le scuole medie con Renato.Fare il Cabaret come loro proponevano al Derby Club non era solo far ridere ma c’era tutto un contesto di canzoni, parole e tanto altro. Con loro c’erano Enzo Jannacci, Felice Andreasi, Lino Toffolo, Marcello Marchesi, Enrico Vaime e sono stati Marchesi e Vaime ad insistere per portarli in Televisione, non appena è capitata l’occasione, quando ancora la Rai sperimentava nel rivoluzionario 1968.In “Quelli della domenica” c’era anche Paolo Villaggio. Artisti che si rivolgevano ai giovanissimi dell’epoca. Lo stesso Jannacci che in Televisione passava poco perché era troppo politicizzato. Era allievo di Dario Fo e andava comunque forte con i dischi. Sandro Paté ha conosciuto Jannacci perché ha scritto “Peccato l’argomento. Biografia a più voci di Enzo Jannacci”. Io sono più predisposto per gli archivi, per raccontare il background. Avevo scritto un libro “In arte Peter Sellers” e il “Gruppo Motore “di Iannacci era molto simile a quello che Peter Sellers aveva fatto nel mondo radiofonico, agli inizi della carriera. Quando due personaggi hanno uno spirito in comune, si trovano benissimo. Peter Sellers e Renato Pozzetto avevano la nostalgia di quando erano giovani e sperimentavano. Loro fuori dallo spettacolo, rimanevano il pomeriggio al Derby e provavano testi impegnati, solo per allenarsi. Un’altra scuola era il Bar Gattullo, il posto dove provavano gli sketch, avevano fondato una specie di club per il cazzeggio tra amici che si chiamava l’ufficio facce. Era un bel gruppo fino a quando non sono subentrati i primi soldi e i primi contatti cinematografici e il rapporto si è un po’ raffreddato. Enzo Jannacci ha sofferto molto l’invidia nei confronti di Renato. Pozzetto come regista, ha voluto riportare il gruppo del derby al cinema con “Sturmtruppen” ispirato alle strisce di Bovi e l’altro era “Saxophone” che all’epoca non fu capito perchè definito troppo personale, invece con il tempo è venuto fuori. Noi lo abbiamo definito “L’autobiografia di Cochi e renato perché racconta esattamente come loro sono cresciuti tra trattorie, la strada, tutto quello che adesso non c’è più.

Il cortile, la piazza, sono stati sostituiti da Facebook! Cochi e Renato non furono capiti dalla massa ma i critici li osannavano.

Sì, critici come Oreste del Buono e altri intellettuali del tempo li seguivano con passione perché loro due erano propensi alle novità. Nel 1970 avevano una rubrica su Linus!

Perché sono amati anche oggi pur essendo anacronistici?

Maurizio Costanzo dice proprio questo “loro funzionano ancora nonostante il loro repertorio è congelato a quarant’anni fa”. Quando si esibiscono e uno suona il violoncello e l’altro il contrabbasso, si crea una magia di partecipazione perché vuoi vedere fino a che punto arrivano oppure vuoi vederli più volte. Giorgio Terruzzi che è stato un allievo di Beppe Viola ci ha detto che erano come Stanlio e Ollio anche se loro avevano due caratteri diversi, il poeta era Cochi con il suo atteggiamento arrogante mentre Renato era quello concreto, il contadino pacioccone, un po’ vittima. Possedevano l’Arte di saper prendere in giro “i terrun”. Le loro canzoni erano ben scritte dal punto di vista filologico. La loro comicità è nata anacronistica e durerà per sempre. Come Stanlio e Ollio continuano a stare insieme anche senza motivo e gli basta poco per stare bene.

Quanto è importante la spalla per un comico?

E’ fondamentale ma in questo caso direi che Cochi non è la vera spalla. Lui addirittura contesta il termine e vuole usare il termine inglese Street man ossia l’uomo qualunque che riporta alla normalità la parte più comica di Renato ma la cosa più bella è che il personaggio più surreale era Cochi. In realtà facevano ridere entrambi. Per lui spalla è quasi dispregiativo. Stanlio e Ollio era una coppia comica, il primo era il più comico ma anche Ollio faceva ridere. Renato era indubbiamente quello più comico e il Cinema l’ha scelto per prima.

Potremmo fare un parallelo con Rino Gaetano che come loro ha un pubblico molto giovane che non era ancora nato quando lui era ancora vivo.

cms_19418/ANDREA_CIAFFARONI.jpgSì è vero, loro non hanno avuto eredi tranne Maurizio Milani che ha lo stesso gusto per il surreale. Sono ancora dei punti di riferimento per la canzone comica come Enzo Jannacci non solo per “Vengo anch’io no tu no” ma anche per “Il cane con i capelli”. Il primo repertorio di Jannacci era totalmente folle. Alberto Sordi era uno che si dichiarava fan di Cochi e Renato perché pure lui agli inizi voleva scioccare il pubblico con canzoni come “Nonnetta” in cui ad un certo punto il bimbo dà un cazzotto alla vecchietta oppure “Carcerato”. Queste canzoni surreali hanno influenzato Enzo Jannacci che poi con Dario Fo passarono delle giornate folli a Cesenatico con Cochi e Renato. Ed è da lì che sono partite le prime canzoni con la più totale improvvisazione. Costanzo dice “le parole comuni come slogan”. Dario Fo ad un certo punto in spiaggia faceva uno scherzo ai bagnanti “Là in fondo al mar ci son dei camin che fumano. Che succede?” Le loro canzoni erano rivoluzionarie, patriottiche, hanno poi fuso una canzone che si cantava in montagna che era come porti i capelli bella bionda. Da lì è nato uno sketch immortale, uno dei più memorabili e richiesti. Nato da un cazzeggio con il gusto di provocare che aveva Dario Fo.

Perché non hanno avuto degni eredi nel mondo artistico?

Hanno anche avuto degli eredi artistici, ad esempio loro sono convinti che Aldo, Giovanni e Giacomo hanno lo stesso spirito per il cabaret. Tant’è che loro hanno chiamato Cochi per una piccola parte nel Film “La Banda dei Babbi Natali”, faceva il malato di Parkinson e Aldo lo attacca alla cinquecento. Loro sono molto bravi ma lo spirito surreale di Pozzetto ce l’ha Maurizio Milani che è un genio oppure Claudio Bisio ma il contesto è diverso, non si può ripetere quello che hanno fatto negli anni sessanta quando sono esplosi. La rivoluzione è stata già fatta e non ci sono stati comici dirompenti come loro. Parlerei più di discepoli che di eredi!

Nel libro Claudio Bisio ha dichiarato “per la mia generazione, Cochi e Renato sono stati un punto di riferimento” e per la tua?

I miei riferimenti sono sempre stati i comici inglesi. Sono un grande appassionato di Stanlio e Ollio e di Peter Sellers al quale ho dedicato il primo libro. Sono cresciuto negli anni ’80, ho fatto una Scuola di Cinema ed ho una cultura molto profonda in fatto di Film e da lì ho cominciato ad approfondire tutto quello che mi faceva ridere. Per il centenario della nascita di Nino Manfredi , scriverò un libro su di lui.

Elisabetta Ruffolo

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