INFEZIONI OSPEDALIERE CAUSANO 49MILA MORTI L’ANNO IN ITALIA

Utilizzo dell’Ozono acquoso (Enozo 3 PRO) nelle infezioni ospedaliere

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l’Italia è la nazione europea con la più alta probabilità di contrarre un’infezione durante un ricovero ospedaliero (6%) contrariamente agli altri paesi europei (3,7%) (fonte ECDC Centro Europeo per le Malattie Infettive). L’OMS segnala l’Italia come Paese a rischio, dopo Turchia e Grecia, per lo sviluppo e la circolazione di resistenze ai trattamenti antibiotici. In Italia, dal 7 al 10% dei pazienti va incontro a un’infezione batterica multiresistente e le infezioni più frequenti sono polmoniti (24%) e infezioni del tratto urinario (21%). Le infezioni virali trovano poi un terreno fertile in questi ambienti ospedalieri esposti a batteri antibiotico-resistenti.

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I livelli di prevenzione delle infezioni devono essere elevati, al di là dell’emergenza COVID, con la necessità di realizzare degli standard di sicurezza. Le infezioni ospedaliere sono un problema di sanità pubblica e alcune di queste interessano soggetti particolarmente sensibili. In Italia l’8% dei pazienti ha contratto un’infezione collegata all’assistenza, per un totale stimato di più di 500.000 pazienti con infezioni ospedaliere ogni anno (dati ISS) di cui 49.301 sono stati i decessi.

Le infezioni più frequenti sono quelle respiratorie, seguite da batteriemie, infezioni del tratto urinario, e del sito chirurgico. I microrganismi responsabili più comuni sono Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, e Staphylococcus aureus, spesso multiresistenti agli antibiotici e contro i quali vi sono poche armi efficaci. Uno studio dell’Ecdc (Centro europeo per il controllo delle malattie) ha stimato che le infezioni legate all’assistenza sono responsabili di più morti di quelli causati da tutte le altre malattie infettive sorvegliate in Europa, anche se almeno la metà sono prevenibili applicando procedure adeguate.

I dati dell’Istituto Superiore di Sanità indicano che, in Italia, il livello di antibiotico-resistenza è fra i più elevati in Europa con una percentuale annuale di pazienti infetti fra il 7 e il 10 percento. Ogni anno si registrano 500.000 mila casi di infezioni in pazienti ricoverati in ospedale (soprattutto infezioni urinarie, seguite da infezioni delle ferite chirurgiche, polmoniti e sepsi). Si è manifestata la resistenza batterica a qualunque tipo di antibiotico.

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Per contrastare la mortalità causata da infezioni servono regole che controllino le infezioni correlate all’assistenza, l’ottimizzazione dell’uso degli antibiotici e la gestione tempestiva e corretta delle infezioni. Le azioni fondamentali da intraprendere sono la prevenzione dell’antibiotico-resistenza, migliorando l’uso appropriato degli antibiotici nell’uomo e riducendone l’uso negli animali da allevamento, nonché il controllo della diffusione delle infezioni da paziente a paziente.

L’OMS detta delle regole fondamentali a) igiene delle mani, b) igiene ambientale c) corretto uso degli antibiotici.

Le otto buone pratiche

1.Attenzione al proprio stato di salute e igiene personale.
2.Lavaggio delle mani.
3.Attenzione ad anelli, orologi e bracciali.
4.Attenzione a smartphone, chiavi e monete.
5.Utilizzo di dispositivi di protezione individuale e dispositivi medici.
6.Gestione e monitoraggio delle abitudini alimentari degli assistiti. È da preferire l’autonomia nell’alimentarsi.
7.Igiene e precauzione nel trasporto. I veicoli non sanificati sono un ambiente a rischio.
8.Monitoraggio degli apparati idrici e di condizionamento-riscaldamento.

Rivoluzione nel biologico con l’impiego dell’Ozono acquoso come battericida e detergente

Negli anni scorsi sono stati condotti numerosi studi sull’impiego dell’Ozono quale battericida che, in Italia, hanno trovato diverse criticità specialmente sulle proprietà volatili dello stesso che imponevano la ventilazione degli ambienti trattati. Un cambiamento epocale si è verificato oggi con l’impiego dell’Ozono acquoso (AO) prodotto mediante specifiche apparecchiature portatili e movibili facilmente (Enozo3 Aqueous Ozone Spray Bottle) prodotto ad una concentrazione di 0,5 – 2 ppm. dove l’associazione dell’acqua (H2O), con le proprietà delle piastre di diamante presenti nell’apparecchio e di una piccola carica elettrica creano un detergente e disinfettante che non richiede stabilizzatori o sostanze chimiche sintetiche e non contiene profumi o coloranti. L’ Ozono acquoso (AO), rivoluziona il modo in cui le persone puliscono e detergono le superfici. L’impiego dell’Ozono acquoso è già diffuso in numerosi Stati, dagli USA, all’Olanda ai Paesi Arabi.

L’ozono (dal greco ozein, odore) è una molecola costituita da 3 atomi di ossigeno (O3). La sua struttura chimica è un ibrido di risonanza tra tre formule limite possibili:

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L’ozono è presente in natura come un gas blu dall’odore acre pungente e la sua concentrazione nell’atmosfera è di circa 0,04 ppm (1 ppm ~ 2 mg/m3) (CNSA – 27 ottobre 2010); si forma naturalmente nella stratosfera e in particolare nell’ozonosfera, concentrandosi a circa 25 km al di sopra del livello del mare. La quantità di ozono è mantenuta costante mediante un equilibrio dinamico fra la reazione di formazione e quella di fotolisi. Potenti scariche elettriche e radiazioni UV (hν) aventi lunghezza d’onda inferiore ai 242 nm dissociano l’ossigeno molecolare, in ossigeno atomico mediante la reazione di Chapman: O2 + hν → O + O. L’ossigeno atomico si combina rapidamente con un’altra molecola di ossigeno formando la molecola triatomica dell’ozono (O3).

L’effetto netto della reazione è la conversione di tre molecole di ossigeno in due molecole di O3. Le molecole di O3 assorbono a loro volta la radiazione solare di lunghezza d’onda compresa fra 240 e 320 nm, subendo fotolisi e rilasciando ossigeno molecolare O2 ed ossigeno atomico. La grande reattività dell’ossigeno atomico fa sì che esso reagisca con altre molecole di O2 secondo la seguente reazione: O + O2 → O3. La reazione di dissociazione a sua volta è causata dalle medesime radiazioni elettromagnetiche secondo la seguente reazione: O3 + hν → O2 + O. Ne consegue che, le reazioni di formazione e fotolisi dell’O3 hanno come effetto quello di schermare la terra da più del 90% delle radiazioni UV dannose per la vita sul nostro pianeta. Tuttavia, in vicinanza della superficie terrestre, nella troposfera, i raggi UV con energia necessaria a formare l’O3 sono totalmente schermati, pertanto la reazione di formazione di O3 non avviene. I minimi livelli di O3 rilevabili a livello troposferico derivano dallo scambio tra ozonosfera e troposfera e dalla minima quantità prodotta dalle reazioni fotochimiche che coinvolgono direttamente l’ossigeno atmosferico. Il processo di formazione e dissociazione dell’ozono troposferico avviene principalmente mediante il ciclo fotolitico dell’azoto, secondo cui NO2 + O2 → NO + O3. Tale reazione è amplificata dagli inquinanti immessi in atmosfera dall’uomo (veicoli a motore, centrali termoelettriche, solventi chimici,...). I livelli basali di ozono corrispondono a circa 40-70 μg/m3 (0,02–0,035 ppm), ma nelle aree più inquinate possono raggiungere livelli più alti fino a 120–140 μg/m3 (0,06–0,07 ppm).

cms_23113/2_1631251719.jpgE’ stato scoperto il meccanismo per cui gli antibiotici sono meno efficaci per le infezioni ospedaliere da Psudomonas aeruginosa. La ricerca condotta da un team di ricercatori dell’Istituto di cristallografia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ic) e dei Dipartimenti di Microbiologia dell’Università di Washington e dell’Università dell’Ohio, ha individuato il ruolo funzionale della proteina LecBnella protezione delle colonie di batteri che causa la persistenza delle infezioni (Nature Communications).

L’infezione da Pseudomonas aeruginosa (P. aeruginosa) è una tipica patologia che si contrae in ospedale. Colpisce in particolare le persone, ricoverate da più di una settimana, con difese immunitarie o barriere fisiche (pelle o mucose) compromesse. Il batterio è fortemente resistente agli antibiotici (multi drug resistance), pertanto difficile da debellare. La capacità dell’Ozono acquoso AO di ossidare gli amminoacidi altererebbe irreversibilmente la struttura e la funzione della proteina responsabile della protezione delle colonie di batteri consentendo pertanto la lisi del batterio. L’Ozono acquoso rientrerebbe dunque tra i nuovi meccanismi biologici utili a debellare le infezioni ospedaliere resistenti agli antibiotici.

Massimo Montinari

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