IL VALORE DELLA MEMORIA

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Nomi, volti, parole con il tempo tendono, se non a svanire, comunque a sbiadirsi. Potremmo crederla normalità se non fosse che, stiamo parlando dei giudici Falcone e Borsellino, i cui nomi, volti e parole dovrebbero essere scolpiti ovunque ma soprattutto nella nostra mente. Un’esistenza votata alla legalità la loro, con affermazioni passate alla storia che non possono cadere nel dimenticatoio, una testimonianza che non dovrebbe essere oltraggiata in alcun modo. Così, a pochi giorni dall’anniversario della loro scomparsa, mentre ci vengono riproposti in tv e via web servizi giornalistici con le loro straordinarie vite, proprio nel giorno della memoria a Trapani, sulla spiaggia, è stato organizzato dall’associazione culturale Trapani Eventi, il volo di alcuni aquiloni, uno con i loro volti in segno di lotta alla mafia ed altri bianchi alfine di onorare le vittime delle stragi del 1992. È stato, inoltre osservato un minuto di silenzio alle 17.58, ora della strage in cui furono uccisi i giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Come per dire che la Sicilia non dimentica. E come la Sicilia, tutta l’Italia.

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In Germania, appena un anno fa tale memoria è stata vilipesa. A Francoforte sul Meno, Constantin Ulbrich aveva denominato la propria pizzeria “Falcone e Borsellino”, come se non bastasse alcuni piatti del menù riportavano i loro nomi. Sui muri del locale aveva appeso la celebre foto di Tony Gentile che ritrae insieme i giudici accompagnati dall’immagine di don Vito Corleone interpretato da Marlon Brando nel celebre film Il Padrino. Tutti intorno buchi a simboleggiare fori di proiettile. Non sembra, dunque, una richiesta assurda quella della sorella del giudice, Maria Falcone di vietare il cognome nell’intestazione della pizzeria al proprietario del locale. Il ricorso, però è stato respinto perché, scrive il tribunale,<< sono passati quasi 30 anni dalla morte di Falcone e il tema della lotta alla mafia non è più così sentito tra i cittadini. Inoltre - prosegue la sentenza - il giudice ha operato principalmente in Italia e in Germania è noto solo a una cerchia ristretta di addetti ai lavorie non alla gente comune che frequenta la pizzeria>>. A nulla sono valsi i documenti prodotti dalla Fondazione Falcone e dalla sorella del magistrato assassinato a riprova della fama internazionale e in particolare della notorietà in Germania del magistrato palermitano.

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«Faremo ricorso in appello - conclude Maria Falcone - contro un provvedimento che riteniamo ingiusto anche alla luce del valore che assume in una città con una fortissima presenza di italiani che ben conoscono il significato della lotta alla mafia e il sacrificio di chi per la giustizia ha perso la vita». Quando non arriva la legge ecco che il buon senso prende il sopravvento. Dopo le polemiche sollevate il proprietario fa dietrofront e annuncia che provvederà a cambiare il nome della pizzeria. Spiega che non era sua intenzione quella di offendere vittime innocenti della mafia, anche se l’intero arredamento del locale è studiato proprio sul gioco fra il male e il bene. Giunge all’ambasciata italiana di Berlino questa lettera in cui affermano di non aver mai voluto minimizzare la lotta alla mafia né urtare la sensibilità dei parenti.

Dopo 29 anni dal tragico attentato, altro non si può fare che conservare una memoria storica, affinché nessuno dimentichi e che la morte dei due giudici sia considerata la pietra miliare della lotta alla mafia. La stessa mafia che, da troppo tempo, ha invaso non solo gli Stati Uniti d’America ma la stessa Europa. La mafia, però, pare sia circoscritta all’Italia, come fatto tipicamente nostrano, unicamente in questo senso un altro giudice potrebbe arrogarsi il diritto di cedere l’uso, in questo caso, non solo dell’immagine ma anche del significato intrinseco che avvolge l’epilogo delle vittime ai fini marketing. La storia pare non insegnare. Non sono le foglie a dover fare la loro parte, il vero cambiamento ha inizio dalle radici.

Francesca Coppola

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