IL TRIONFO DEGLI UMILI

Francesco torna a trattare il tema della sofferenza umana durante la visita pastorale a L’Aquila

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Gli umili sono i veri vincitori, perché sono gli unici che confidano completamente nel Signore e conoscono la sua volontà”. Queste le parole del Santo Padre nel consueto Angelus domenicale, coinciso stavolta con una visita pastorale a L’Aquila, nei luoghi martoriati da eventi sismici estremi.

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La figura dell’uomo umile, spesso bistrattata nella nostra società, torna al centro delle celebrazioni del Santo Padre, che ne esalta l’alto potenziale. Infatti, nella storia della Chiesa le figure dei santi sono sempre accostate alla virtù dell’umiltà. Un dono prezioso, che richiede grande sacrificio e abnegazione. La società di oggi tuttavia, in contraddizione con la parola di Dio, considera l’umile come l’anello debole, come una persona incapace di vivere la propria esistenza con senso di responsabilità.

Francesco continua la sua catechesi affermando: “L’umiltà non consiste nella svalutazione di sé stessi, bensì in quel sano realismo che ci fa riconoscere le nostre potenzialità e anche le nostre miserie”. Partire dalla consapevolezza di essere fragili ci permette di leggere la realtà da una prospettiva diversa: accettare i propri sbagli come punto di partenza e non come una punizione da scontare. La forza rigeneratrice del Vangelo sta in questo: restituire dignità e forza a chi è oppresso. Ognuno di noi ha il dovere morale di ripartire, perché la vita va apprezzata nella sua pienezza nonostante gli ostacoli e le difficoltà di cui è costellata. Una vita senza intoppi, in cui tutto si svolge sempre nel migliore dei modi, non rispecchia la reale quotidianità. Per compiere questo passo difficile ma decisivo, occorre ripercorrere la via del perdono. A tal proposito, il Papa viene in nostro aiuto con queste parole: “Non si può comprendere la misericordia se noi non capiamo la nostra miseria. Essere credenti non vuol dire accostarsi a un Dio oscuro”.

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La cristianità si estrinseca in due elementi diversi ma unici nel loro genere: misericordia e amore. Amare senza misura, con la certezza di essere stati amati senza alcun pregiudizio: questo è l’amore paterno, in cui è racchiusa la svolta evangelica di un Dio padre e non giudice. Per questo, il cristiano deve rientrare nella mentalità delle origini, tornando ad avere consapevolezza delle proprie fragilità.

Giuseppe Capano

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