IL TERRORISMO CHE AUMENTA LA DISTANZA

L’ennesima attentato in Europa fa salire la paura, monta la rabbia, incrementa la chiusura e la distanza tra i popoli.

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Non sto dicendo che non dovremmo avere paura, che dovremmo dominare le nostre razioni emotive. Rimanere stabili e nella quiete di fronte a certi avvenimenti è tutt’altro che facile, magari ne parleremo in un prossimo articolo. Ciò che vorrei ora è provare a ragionare insieme sulle cause di queste divisioni e di questo odio che portano l’umanità ad allontanarsi sempre di più dalla propria anima e dal risveglio della coscienza.

Diciamoci la verità, se non fossimo andati in quei paesi, prima per appropriarci delle loro materie prime e poi con la scusa di esportare la democrazia, sarebbero mai venuti quelli dell’Isis a colpire l’Europa? Che motivo avrebbero avuto? Qualcuno crede veramente che il terrorismo abbia motivazioni religiose? Sarebbe mai nato l’Isis? A mio parere no. A mio parere l’Isis non sarebbe neppure stato concepito.

Ci raccontano e ci raccontiamo che le forze armate occidentali sono andate in quei paesi per combattere la tirannia, per esportare la democrazia e così via. La realtà è che tutti i paesi occidentali hanno sempre visto le nazioni meno sviluppate come tante grasse mucche da mungere. La realtà è che non è mai interessato veramente a nessuno, o a ben pochi, il benessere di quei popoli e il loro sviluppo politico e sociale. La realtà è che quelle nazioni sono attualmente le più ricche di petrolio e di materie prime fondamentali per la realizzazione e il funzionamento dei nostri beni di consumo e per noi occidentali è stato facile andare a prendere ciò che ci serviva, quasi senza chiedere. Anzi, per molti anni ci hanno fatto comodo quei regimi totalitari: era molto più semplice pagare relativamente poco un tiranno, garantendogli le armi per tenere succube il popolo in cambio dello sfruttamento delle materie prime, piuttosto che pagarle il giusto prezzo senza accordi sottobanco con il regime.

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Poi quando le persone hanno cominciato a ribellarsi contro i tiranni e la ribellione è diventata incontrollabile, ecco che i governanti occidentali sono stati abilissimi a cambiare cavallo e a investire sul gruppo ribelle che faceva più comodo, quello che garantiva amicizia, basi militari e sfruttamento delle risorse. In alcuni casi poi non ci si è limitati ad appoggi esterni con finanziamenti in denaro e armi, in alcuni casi si è addirittura intervenuti per esportare la democrazia. Con quali risultati? Senza contare il terrorismo in Europa, solo analizzando le vittime, le distruzioni ed i danni collaterali nel paese in cui si è intervenuti, siamo sicuri che i danni provocati dall’intervento siano stati minori di quelli che si sarebbero verificati se avessimo lasciato che quel popolo risolvesse autonomamente le loro questioni? Non solo, siamo certi che l’evoluzione politica e la maturità sociale degli abitanti dopo l’intervento occidentale armato sia superiore a quella che ci sarebbe oggi se quegli abitanti avessero potuto arrivare autonomamente alla stabilizzazione e all’avvento della democrazia? Anzi, possiamo forse dire che in quei paesi abbiamo veramente portato la democrazia?

Proviamo a immaginare di essere stati cittadini di quelle nazioni. Come avreste visto l’occidente che aiutava il vostro tiranno e impoveriva sempre di più il vostro paese? È normale e prevedibile il sentimento di odio verso chi è visto come causa delle loro sofferenze. Quando una popolazione è sfruttata, senza libertà e magari anche affamata, è facile che le emozioni forti prendano il sopravvento a scapito della ragione. Non ci credete? Provate a guardare cosa può succedere in uno stadio di una civilissima città occidentale durante una partita di calcio, per un rigore negato o una supposta ingiustizia subita dalla propria squadra. Si tratta di un’azione singola, di un evento che dura pochi minuti, eppure può generare risse, feriti e anche morti. Ora moltiplicate quell’evento per migliaia di volte, ingigantite a dismisura la sua gravità perché ne vanno di mezzo la libertà e la salute dei vostri cari, allungate quei pochi minuti per una vita intera. Davvero potete meravigliarvi di fronte a ciò che accade?

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Alla domanda se l’occidente debba rimanere indifferente di fronte alle ingiustizie, alle epurazioni, alle pulizie etniche che possono accadere in altre nazioni, la risposta è no, non dovrebbe rimanere indifferente. Ma perché una qualsiasi forma di intervento politico o sociale, o, in casi estremi, anche militare fosse giustificabile, questo dovrebbe essere totalmente scevro da qualsiasi interesse. Dovrebbe essere mosso solo dalla coscienza e dall’intento di aiutare chi soffre. Solo allora quell’intervento anziché generare odio porterebbe gratitudine, amore e fiducia.

Che fare allora di fronte agli attentati terroristici che seminano morti nelle nostre città? Ovvio, bisogna fare di tutto per prevenirli. Ma non dimentichiamoci che finché non avremo l’onestà ed il coraggio di rimuovere alla base le cause dell’odio verso l’occidente, non risolveremo mai il problema. La storia dovrebbe avercelo insegnato.

Antonio Origgi

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