IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE IN ITALIA

A marzo 2021 ha raggiunto il 30,3%

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Tasso di disoccupazione giovanile in Italia.

L’Istat calcola il tasso di disoccupazione giovanile in Italia nella fascia di età 15-24.Il valore del tasso di disoccupazione giovanile in Italia è stato pari ad un ammontare del 28,4 nel gennaio 2020. Nel passaggio tra il gennaio 2020 ed il febbraio 2020 il valore del tasso di disoccupazione giovanile è passato da un ammontare pari a 28,4% fino ad un valore pari a 29,00%, ovvero una variazione pari a 0,6 unità, pari ad un ammontare del 2,18%. Nel passaggio tra il febbraio 2020 ed il marzo 2020 il valore del tasso di disoccupazione giovanile è diminuito da un ammontare pari a 27,6 unità fino ad un valore pari a 26,1 unità, con una variazione di -1,4 unità pari ad un valore di -5,23%. Tra l’aprile 2020 ed il maggio 2020 il valore del tasso di disoccupazione giovanile è passato da un ammontare pari a 28,4 unità fino ad un valore pari a 29,5%, con una variazione pari ad un valore di 1,1 unità pari ad un ammontare del 3,94%. Nel passaggio tra giugno 2020 e luglio 2020 il valore del tasso di disoccupazione giovanile è passato da un ammontare pari a 29,5% fino ad un valor pari a 30,8%, con una variazione pari ad un ammontare di 1,2 unità pari ad un valore del 4,22%. Nel passaggio tra luglio 2020 ed agosto 2020 il valore del tasso di disoccupazione giovanile è passato da un ammontare di 30,8% fino ad un valore pari a 31,4 %, con una variazione pari ad un ammontare di 1,2 unità pari ad un valore di 4,22%-. Nel passaggio tra luglio 2020 ed agosto 2020 il valore del tasso di disoccupazione giovanile è passato da un ammontare pari a 30,8 unità fino ad un valore pari a 31,4 unità ovvero pari ad una variazione di 0,7 unità pari ad un valore di 2,17%. Nel passaggio tra agosto 2020 e settembre 2020 il valore del tasso di disoccupazione giovanile è passato da un ammontare pari a 31,4 5 fino ad un valore pari a 29,85 ovvero una variazione pari a -1,6 unità pari ad un valore di -5,09%. Nel passaggio tra il settembre 2020 e l’ottobre 2020 il valore del tasso di disoccupazione giovanile è cresciuto da un ammontare padi a 29,8% fino ad un valore pari a 30,6% ovvero una variazione pari ad un valore di 0,8 unità pari ad un ammontare di 2,55%. Nel passaggio tra ottobre 2020 ed il novembre 2020 il valore del tasso di disoccupazione giovanile è passato da un ammontare pari a 30,6 unità fino ad un valore pari a 30,9 unità ovvero pari ad una variazione di 0,3 unità pari ad un valore di 0,88%. Nel passaggio tra novembre 2020 ed il dicembre 2020 il valore del tasso di disoccupazione giovanile è passato da un ammontare pari a 30,9 unità fino ad un valor epa ria 31,4 unità ovvero pari ad una variazione di 0,5 unità pari ad un valore di 1,67%. Tra dicembre 2020 ed il gennaio 2021 il valore del tasso di disoccupazione giovanile è passato da un ammontare pari a 31,4% fino ad un valore pari a 33,00% ovvero pari ad una variazione di 1,6 unità pari ad un valore di 5,19%. Nel passaggio tra il gennaio 2021 ed il febbraio 2021 il valore del tasso di disoccupazione giovanile in Italia è diminuito da un ammontare pari a 33,00% fino ad un valore pari a 31,9% ovvero pari ad una variazione di -1,1 unità pari ad un valore di -3,45%. Nel passaggio tra febbraio 2021 ed il marzo 2021 il valore del tasso di disoccupazione giovanile è cresciuto da un ammontare pari a 31,9% fino ad un valore pari a 33,00% ovvero una crescita pari ad un valore di 1,1 unità pari ad una variazione di 3,43%.

Conclusione.

In sintesi, la condizione del lavoro della fascia di età 15-24 anni è significativamente peggiorata nel periodo considerato soprattutto rispetto al periodo precedente. Infatti il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto un picco nel secondo semestre 2014 e da quel periodo in poi è significativamente diminuito fino ad arrivare ad un minimo nel settembre 2019. Tuttavia in seguito ha ricominciato a salire riportandosi nel gennaio 2021 ai medesimi valori del maggio 2012. Occorre considerare che il fenomeno della disoccupazione giovanile va sommato a quello dei NEET, ovvero dei giovani che non studiano e non lavorano i quali non vengono ad essere registrati tra i disoccupati in quando sono privi di interesse nei confronti del mondo del lavoro. L’alta disoccupazione giovanile, la presenza di NEET ed anche l’abbandono scolastico, insieme alla riduzione delle iscrizioni, universitarie gettano un’ombra sullo sviluppo futuro dell’economia italiana in un confronto con gli altri paesi europei nella globalizzazione. Occorre che vengano attivati dei programmi per intercettare i nuovi bisogni della popolazione giovanile che anche grazie alle nuove tecnologie potrebbe cogliere l’opportunità di una partecipazione al mercato del lavoro più attiva ed evitare il fenomeno dell’inedia, che può essere inoltre associato a forme di depauperamento del capitale umano. In questo senso è assolutamente necessario prevedere la possibilità di utilizzare sempre di più gli strumenti del digitale per il coinvolgimento nel lavoro e nello studio della popolazione giovanile al fine di ridurre sia la disoccupazione che il fenomeno dei NEET e rilanciare la missione educatrice delle istituzioni scolastiche ed universitarie. Il rischio è infatti che si crei una società del long life learning che tuttavia lasci indietro proprio i giovani, esclusi anche dalle opportunità di apprendimento e crescita lavorativa e professionale.

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Angelo Leogrande

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