IL ROMANESCO...DALLE ORIGINI AD OGGI (II parte)

Gli steps che portano al Romanesco d’oggi

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1) La pubblicazione da parte di Marcello Alberini di un diario che racconta le vicende del Sacco di Roma dal titolo “Il libro delli ricordi et spese”.

2) Nel Cinquecento e nel Seicento, l’Umanesimo compare anche nella letteratura romanesca, grazie ad alcuni accademici romani, autori di commedie, farse e poemi eroi comici.

3) All’inizio del XVII secolo nacque nell’area romana, per diffondersi immediatamente in tutta la Penisola, la cosiddetta commedia ridicolosa, parente stretta della Commedia dell’Arte.

4) Nel Settecento, sebbene si registri una minore produzione letteraria in vernacolo per un fortissimo ritorno al classicismo, non mancarono piccole produzioni in vernacolo. Due esponenti, fondamentali per la definizione primi di luoghi, immagini e soggetti che costituiranno la base delle future opere dialettali romane, furono Giovan Camillo Peresio, con “Il Maggio romanesco” del 1688, e Giuseppe Berneri, con “Meo Patacca” del 1695, opere scritte interamente in volgare.

All’inizio dell’Ottocento, il conte Giovanni Giràud, si dilettò a scrivere brani in prosa romanesca. Altro autore dialettale meritevole di menzione è l’abate Alessandro Barbosi.

Da notare che, sempre nell’Ottocento, mentre in altre regioni il dialetto veniva comunemente usato in ogni contesto sociale, a Roma accadeva il contrario. Il romanesco rimaneva un linguaggio incolto, usato solo dal popolino.

6)La letteratura romanesca cominciò a rispecchiare con fedeltà la lingua parlata dal popolo nella vita quotidiana solo quando il Belli compose i suoi sonetti. Chi prima di lui a Roma aveva scritto in vernacolo, l’aveva fatto utilizzando un dialetto lontano dalla realtà linguistica che si era consolidata nella Città Eterna, oppure da persona che non aveva la capacità né di cogliere l’intima essenza delle colorite espressioni vernacolari, né di comprendere l’animo del popolo romano. Grazie al Belli, il romanesco riuscì a trovare la vera dimensione poetica e la plebe, parlando attraverso il suo cantore, riuscì finalmente a mettere a nudo la propria anima con il linguaggio che gli era solito.

Alessandro Palmieri

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