IL PROBLEMA DEL GAS IN EUROPA

Vestager: «al vaglio più forniture da Nigeria e UE»

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L’Unione Europea e la Nigeria hanno riconosciuto l’importanza delle relazioni energetiche tra loro e sono impegnate a esplorare tutte le opzioni per una maggior fornitura di gas naturale liquefatto dalla Nigeria all’Unione stessa, a breve sarà convocata una riunione tecnica”. Dopo un incontro, tenutosi ad Abuja, con il vicepresidente nigeriano Yemi Osinbajo queste sono le parole della vicepresidente della Commissione europea Margrethe Vestager. La ricerca dei rifornimenti di gas in Europa trova una possibile e insperata soluzione. Non solo Stati Uniti d’America e Qatar, tra i due litiganti potrebbe esserci un terzo che gode. La Russia, impegnata a litigare con l’Ucraina, potrebbe venir sorprendentemente rimpiazzata dalla Nigeria. Sorprendentemente? Quasi. Il paese africano è uno dei maggiori produttori di GNL, gas naturale liquefatto. Come suggerisce il nome, esso è ottenuto tramite processi di depurazione e condensazione il gas naturale.

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Come risultato si ha una miscela composta da metano e in minima parte da etano, propano e azoto. Va da sé che venga utilizzato principalmente nell’industria dei trasporti. In questo settore la Nigeria presenta i più promettenti margini di crescita a livello mondiale. Proprio per questo un colosso come l’ENI, che tra le attività di cui possiede una quota ha anche il 10.4% della Nigeria LNG, ha deciso di puntarci. Secondo l’agenzia di stampa AGI, la Nigeria LNG è consorzio che ha annesso a sé oltre l’ENI, anche l’olandese Shell, la francese Total e la NNPC, azienda energetica nigeriana. “Il consorzio ha una capacità produttiva di 22 milioni di tonnellate all’anno di GNL, corrispondenti a circa 35 miliardi di metri cubici all’anno di feed gas” riporta l’ENI.

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L’annosa questione di come si farà a rifornire di gas l’Europa mentre imperversa la crisi ucraina trova finalmente una risposta. Ovviamente la Russia è tagliata fuori, e ci sono due motivi a favore di questa scelta. Prima di tutto si siglano accordi con un paese pacifico il cui interesse è mantenere civili i rapporti col mondo intero: l’ex URSS, invece, sembra più intenzionata ad avere per sé uno dei “tesori” dell’epoca moderna. Il secondo motivo è la crescita economica che potrebbe avere la Nigeria LNG, visto che girerebbero soldi da fornire a riforniti e viceversa. Con la crescita del consorzio, ovviamente anche le singole parti potrebbero avere più fondi a disposizione da poter investire. Nulla vieta, tra l’altro, di poter pensare che sia il denaro che il gas tanto ambito possano essere distribuito anche tra più paesi. La notizia degli accordi in corso tra Unione Europa e Nigeria, dunque, apre uno spiraglio di speranza per credere che non dipenda tutto dalla Russia. L’augurio è che le negoziazioni possano terminare in una fumata bianca.

Francesco Bulzis

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