IL PRIMO GUERRIERO VICHINGO E’ UNA DONNA

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Certo è estremamente facile farsi seppellire dai pregiudizi. La donna, in questo senso ha ereditato un ruolo quasi studiato a tavolino. Appare sempre più evidente una volontà ben precisa che mira a svilirla, sottometterla, svalutarla. Se è vero che la storia viene scritta dai vincitori, esistono dati inconfutabili che tentano di restituire in modo scientifico la sua vera identità. Chi ha deciso che la donna uguale focolare domestico della casa, sesso debole e tutti quei cliché che ci hanno etichettate a vita? E non bastano tutte le invenzioni e tutte le scoperte del mondo ad opera proprio degli esseri inferiori e non basta tutta l’arte e la letteratura da loro ispirata e creata, non bastano i ruoli chiave in questa storia che evidentemente ha bisogno di essere riscritta.

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Metti che ancora una volta il passato restituisca tutta un’ altra visione della donna. I resti di una tomba del X secolo a Birka, in Svezia circa 130 anni fa avevano fatto propendere gli archeologi a favore del sesso maschile del vichingo ritrovato, in quanto dotato di un corredo funerario degno di un vero stratega: ascia, spada, lancia, frecce, coltelli e cavalli sacrificati non potevano che avallare questa deduzione figlia di una mentalità maschilista. Le tanto famose Valchirie in fondo potevano essere solo figure leggendarie, il guerriero Bj 581 era senza ombra di dubbio un uomo.

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Tra il 2014 e il 2016 la ricercatrice svedese Anna Kjellstrom ha pubblicato alcuni risultati che andavano in una direzione diversa ma non fu presa troppo sul serio dalla comunità internazionale di scienziati. Per l’archeologa le ossa pelviche e la mandibola avevano dimensioni più simili a quelle di una donna piuttosto che a quelle di un uomo.

Ci è voluta un’altra donna, Charlotte Hedenstierna-Jonson dell’Università di Uppsala che insieme al suo team ha estratto diversi frammenti per analizzare il DNA mitocondriale di "Bj 581" per determinare se quei resti appartenessero a più persone e a quale sesso. La risposta è stata chiara: non c’è alcun cromosoma Y nelle ossa e i resti appaiono di una sola persona, una donna. E non una qualunque.

Secondo i risultati pubblicati sull’American Journal of Physical Anthropology si trattava probabilmente di una donna guerriero, forse di alto rango, insomma una leader della comunità degli antichi vichinghi dominatori del Nord Europa. A supporto di tale teoria anche i ritrovamenti, accanto alle ossa, di alcune pedine e una tavola usata per elaborare tattiche e strategie.

Ma anche davanti all’evidenza scientifica c’è chi ancora tenta di confutare le prove: non sia mai che il ruolo della donna nella storia venga completamente rivoluzionato!

In riferimento all’articolo: https://lastoriaviva.it/la-prima-donna-guerriera-vichinga-provata-dal-dna/

Francesca Coppola

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