IL PORTO DI TARANTO: NON TUTTO E’ PERDUTO

IL DISTRIPARK “ENDOPORTUALE” ANCORA UNA RISORSA POSSIBILE PER LA CITTA’

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C’è poco da stare allegri! Dopo il definitivo addio dell’Evergreen che aveva fatto sperare e forse sognare una Taranto dai traffici internazionali che avrebbe fatto salire il livello occupazionale dei giovani tarantini e forse moltiplicato le attività collaterali che sempre accompagnano un grande porto , è subentrata la delusione, l’amarezza e per molti anche la rassegnazione che quel momento felice di industriosa volontà di emergere nel Mediterraneo e nel mondo, non sarebbe mai più ritornato.

cms_2845/Foto-tessera_Michele_Conte.jpgQuanto questi sentimenti di delusione abbiano toccato anche il cuore di quei politici che la città l’hanno governata senza la necessaria oltre che dovuta competenza è difficile capirlo visto che ancora oggi si continua in quella esasperante indifferenza che tanto dolore provoca negli esperti del settore marittimo –portuale , soprattutto nell’Ex presidente dell’attività portuale di Taranto Michele Conte che provenendo da una esperienza qualificante quale è quella di ex ufficiale della Capitaneria di Porto, è in grado, più di altri, che di navi non hanno esperienza né competenza, di riconoscere e valutare, proprio in virtù del servizio prestato nell’area, gli errori di chi intende pianificare e gestire il molo polisettoriale senza le dovute competenze.

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Il dott. Conte ,infatti ritiene che non tutto sia perduto e che non ci si debba arrendere al fallimento. Con la lungimiranza tipica degli spiriti liberi che con la mente creano il futuro proiettando in esso le immagini che gli occhi vedono come una realtà tangibile, intende spronare i politici di turno ad insistere presso le autorità governative e chiedere che si continui con il progetto del Distripark “ENDOPORTUALE” soprattutto dopo che gli spazi e le aree ormai a disposizione possono ancora essere oggetto di trasformazione grazie alla volontà ricostruttrice di audaci imprenditori che nel settore logistico potrebbero investire con successo.

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I recenti accordi politici europei che hanno visto la Germania prevalere nella gestione di porti e aeroporti greci e la definitiva uscita di scena di Evergreen trasferitasi al Porto del Pireo creando sconforto nei tarantini che con tali manovre politiche hanno visto svanire il loro futuro commerciale marittimo, non dovrebbe spaventare né diminuire la volontà dei politici di contrattaccare proponendo un diverso progetto che comunque non può escludere il già discusso e agognato distripark. Ciò che serve è solo una ferrea volontà di continuare insistendo presso il Governo su come i mille cassaintegrati fuoriusciti dal comparto Evergreen possano essere tutti riassorbiti proprio in attività collaterali che prevedano la produzione, la trasformazione di merci da trasbordare sulle navi di passaggio, cosa che con le semplici attività di traghetto turistico o di solo approvvigionamento industriale (Italsider, Eni, Cementir, … )non potrebbe avvenire. La situazione geopolitica nel Mediterraneo consentirà alle nostre coste ancora opportunità di traffico prevalentemente incentrato non sul solo attracco di navi , ma sulla lavorazione di merci , e produzioni varie da esportare nei diversi paesi.

cms_2845/Michele_Conte_Due_.jpgIl dott.MicheleConte attualmente Presidente Propeller del CLUB INTERNAZIONALE ‘TARASricorda (si riporta il suo scritto) che “l’11 settembre 2015 è stato sottoscritto l’atto definitivo di abbandono di Evergreen del Porto di Taranto con un accordo che, al di là dei 200 milioni di appalti per opere chieste e progettate dalla stessa Evergreen, è costato ulteriori 18 milioni per l’acquisto di gru e arredi di banchina destinati a sicura “rottamazione”: perché? Per ottenere 530 corresponsioni di cassa integrazione in “previsione di un subentro di altro datore di lavoro” che riassorba i lavoratori cassintegrati ! Ma se ora si pensa di destinare la banchina ad attività di imbarco e sbarco tradizionali chi potrà riassorbire i circa 1000 lavoratori, in attesa che i patti vengano rispettati?

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Mancanza assoluta di consapevolezza di ciò che il mercato e la geopolitica oggi e per il futuro offrono e/o consentono! “…..E giustamente sostiene “che le attività proposte ( contenitori, traghetti, rinfuse..) per la riassegnazione del molo polisettoriale non saranno sufficienti a riassorbire le maestranze espulse dall’accordo dell’11 SETTEMBRE 2015 e quelle liquidate precedentemente (STF, Delta 1, trasportatori ecc.)…..perchè mentre da una parte si parla di traghetti, dall’altra, si sta eliminando l’unica banchina che poteva consentire l’agevole attracco di questo tipo di imbarcazioni. Come si coniugano queste previsioni? Si rettifica una banchina spendendo 7 milioni di euro per desiderio di chi ha lasciato definitivamente il Porto di Taranto e si programma l’attracco dei traghetti!? E i ricevitori o i produttori delle merci chi sono? Le navi vanno dove ci sono le merci , quindi bisogna conoscere prima le merci da manipolare e poi programmare il tipo di investimenti…….

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Nel 2008 la Magistratura ipotizzò, senza mai dimostrarlo con sentenza, che i dragaggi di manutenzione, che evitarono, allora, l’abbandono del porto da parte della Società Cinese Evergreen (al tempo lavoravano oltre 1000 addetti), eseguiti nel 2005 a spese del Concessionario (anziché dello Stato) che si accollò anche la spesa dello smaltimento o ricollocazione degli 80 mila metri cubi di materiali dragati, fossero stati prospettati e operati nell’esclusivo interesse commerciale del Concessionario, tanto da “PAGARE in più ANCHE UNA TANGENTE” bloccando di fatto l’adeguamento del terminal alle esigenze del mercato. Oggi si spendono oltre 200 milioni di denaro pubblico per “accontentare” lo stesso concessionario che, per effetto dell’incapacità dell’Ente pubblico di realizzare quelle opere nei tempi folli ipotizzati, molla tutto e impone , per sottoscrivere l’ accordo, un’ulteriore spesa da parte del pubblico di 18 milioni per ferrivecchi oltre all’accollo dello smaltimento dei materiali dragati nel 2005 (spesa presunta di 15/18 milioni che furono forse l’imput della vicenda dragaggi del 2005).

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Che affare per lo Stato e per Taranto! Quando a Taranto fu istituita la sede dell’A.P. (Autorità Portuale) il porto registrava un forte traffico generato dal “mercato” delle materie prime e dei prodotti ancorchè destinati a un singolo operatore (Italsider, Eni, Cementir) che trascinavano un ulteriore importante traffico di impiantistica metalmeccanica. Si fece l’esperimento del traffico di contenitori di transhipment perché si potesse alimentare un distripark e una piastra logistica (dove altri operatori avrebbero potuto investire per la manipolazione e verticalizzazione delle merci trasportate in contenitori dalle navi oceaniche e dalle navi feeder). Tutto perso. Oggi l’unica soluzione perché il Porto torni ad essere strumento di sviluppo, ma soprattutto di occupazione a basso impatto ambientale non può che essere la trasformazione del Molo polisettoriale in DISTRIPARK ENDOPORTUALE (con traffici misti) come surrogato di un mercato che non c’è e non potrà mai esserci .

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Si muovano i Deputati e i Consiglieri Regionali, ammesso che ci sia ancora tempo, perché resti l’Autorità portuale, altrimenti il Porto di Taranto tornerà ad essere un porto industriale desolatamente “ridotto e sterilizzato” a porto per l’industria, finchè dura, e dopo, chiuse le aziende, tornerà a manipolare “noccioline e zippero dolce” (radici per la produzione di liquirizia). E questo i cittadini lo devono sapere.”

Elena Quidello

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