IL PORTO DELLE NEBBIE

CHI ERA IL BURATTINAIO?

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In una ormai celebre intervista di Maurizio Costanzo a Licio Gelli, del 1980, uscì fuori il termine “burattinaio”. Questa definizione, il Gran Maestro Venerabile della Loggia Propaganda 2, o P2 come è più comunemente nota, l’accompagnò per tutta la vita. Gelli era visto da tutti come il deus ex machina di una organizzazione ramificata ovunque, in grado di modificare gli assetti sociali, industriali e politici della nazione. Tutti la pensavano così, e dopo l’esplosione dello scandalo, con il ritrovamento delle tessere di iscrizione, tra smentite e scuse, dichiarazioni di affiliazione a propria insaputa ed insabbiamenti vari, iniziarono ad uscire i sospetti mai rivelati, gole profonde che stranamente erano rimaste in silenzio quando sarebbe servita davvero una parola. Ma qualcuno non era d’accordo sul ruolo di Gelli, anzi, si cercò di dimostrare che l’obiettivo era stato abilmente spostato in direzione sbagliata. Si chiese di indagare quindi su Umberto Ortolani.

cms_6537/2.jpgUn nome certamente sconosciuto alla gente comune, e questo già dimostra l’abilità con cui venne gestita questa presenza all’interno della Loggia. Per chi non avesse idea di chi si stia parlando, citiamo innanzitutto i titoli che l’Ortolani vantava, e cioè Cavaliere di Gran Croce, Gentiluomo d’ onore di Sua Santità (poi revocato), ovvero Cameriere Segreto di Cappa e Spada, Ambasciatore del Sovrano Ordine di Malta, presidente per il Lazio dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro. Ma “baffino”, come era soprannominato dagli amici a causa dei baffetti alla Amedeo Nazzari perennemente tinti di nero, era anche molto altro, soprattutto era la mente finanziaria della Loggia P2, l’eminenza occulta dietro le operazioni al limite della legalità. Iniziò come socialista, il figlio del capostazione di Viterbo, ma infine passò alla sinistra DC, con una laurea in legge che gli aprì varie porte, tra cui quelle di un armatore, il primo che lo mise in contatto con ambienti riservati, anche quelli ecclesiastici, ed in questo modo si lega ad un cardinale che lo introduce nella DC - corrente di sinistra - di Bologna. Tanto è fidato “baffino” che diventa consulente di un politico di rilievo, Fernando Tambroni, Presidente del Consiglio per pochi mesi, nel 1960. Si dedicherà poi alla carta stampata, all’editoria per l’esattezza. Compra e rivende agenzie di stampa ed approda in Sud America, dove apre due testate con i finanziamenti dello Stato Italiano. Poi il rapimento del figlio ad opera del capo del clan dei marsigliesi, Albert Bergamelli. Certo in pochi fanno caso al fatto che la cifra pagata per il rilascio, assieme ai soldi versati da altri 2 appartenenti alla P2 per episodi analoghi, corrisponda a quanto sborsato da Gelli per aprire la sede, a Montecarlo, dell’OMPAM, ossia l’Organizzazione Mondiale del Pensiero e della Assistenza Massonica, la superloggia internazionale che metteva in contatto tra loro tutti gli affiliati segreti a livello mondiale, senza timore di indagini. Poi le mani in pasta nel caso Sindona, e ancora i finanziamenti ai Rizzoli per l’acquisto del Corriere della Sera, il cui credito verrà girato alla finanziaria del Vaticano, guidato da Marcinkus. Girano i soldi, arriva il potere, arrivano le banche, una in Uruguay ed una in Argentina. Seppur convinto credente cattolico, la sua aderenza alla massoneria non lo preoccupa, gli basta recarsi da un notaio, a cui affiderà la sua dissociazione in busta
chiusa.

cms_6537/3.jpgEgli negherà sempre la sua affiliazione alla P2, ed in effetti secondo alcuni magistrati non si tratta di menzogna, in quanto agisce al di sopra della Loggia, ipotesi confermate dalla vedova del suicida anomalo Roberto Calvi, secondo cui i vertici della P2 erano composti da Andreotti, Ortolani, il segretario della Camera dei Deputati Francesco Cosentino, e solo al quarto posto Licio Gelli, il burattinaio. Queste affermazioni trovano riscontro nelle indagini relative al crack del Banco Ambrosiano di Calvi, con i pagamenti effettuati dalla banca per avvalersi delle mediazioni di Ortolani, pagamenti non tracciati, inutile dirlo. Però il caso Rizzoli sarà il masso troppo pesante per quella piramide di argilla, da lì partiranno le mosse che costringeranno l’innocente Ortolani alla fuga in Sud America, con i 90 milioni di dollari ricevuti per l’affare disastroso, e li rimarrà fino al 1989, anno in cui decide di costituirsi. Col pagamento di una cauzione di 600 milioni di lire potè restare fuori dal carcere, ed a causa delle sue condizioni di salute, ebbe assicurata una morte dignitosa nel proprio letto. Era il 2002, e baffino lasciò la sua famiglia portandosi dietro tutti i suoi segreti, e forse anche molti fili che aveva tirato in precedenza.

P. V.

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