IL PART-TIME INVOLONTARIO IN ITALIA

Cresce con il reddito pro-capite, la disponibilità al lavoro e la deprivazione materiale

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Di seguito vengono ad essere analizzate alcune delle determinanti del part time involontario. I dati che vengono utilizzati fanno riferimento al rapporto ISTAT-BES per le 20 regioni italiane nel periodo 2004-2019. I dati sono stati analizzati con l’utilizzo dei modelli panel data con effetti fissi e panel data con effetti causali.

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Il part time involontario è definito come “la percentuale di occupati che dichiarano di svolgere un lavoro a tempo parziale perché non ne hanno trovato uno a tempo pieno sul totale degli occupati”. Il part time involontario è associato positivamente al:

  • Tasso di mancata partecipazione al mercato del lavoro: è definito comePercentuale di disoccupati di 15-74 anni + forze di lavoro potenziali di 15-74 anni che non cercano lavoro nelle 4 settimane ma sono disponibili a lavorare sul totale delle forze di lavoro 15-74 anni + forze di lavoro potenziali 15-74 anni che non cercano lavoro nelle 4 settimane ma sono disponibili a lavorare”. Esiste una relazione positiva tra il tasso di mancata partecipazione al mercato del lavoro ed il part time involontario. Entrambi i fenomeni in realtà manifestano la presenza di un mercato del lavoro caratterizzato dalla presenza di una offerta del lavoro strutturalmente elevata rispetto alla domanda di lavoro.
  • Reddito medio disponibile pro capite: è definito come “Il rapporto tra il reddito disponibile delle famiglie e il numero totale di persone residenti (in euro). La presenza di una relazione positiva tra il reddito medio disponibile pro-capite ed il part time involontario potrebbe sembrare un evento controfattuale. Tuttavia, occorre considerare che nelle economie che funzionano, ovvero che hanno dei redditi pro-capite elevati, è assai probabile che il mercato del lavoro offra l’opzione del part time involontario come scelta alternativa alla disoccupazione. Infatti, nelle economie a reddito basso l’opzione del part time involontario potrebbe essere ridotta ed il mercato potrebbe offrire ai lavoratori l’unica opzione della disoccupazione. Al crescere del reddito pro-capite allora cresce anche il part-time involontario che in questo senso può essere considerato anche come una particolare capacità del mercato del lavoro di offrire delle alternative alla contrapposizione tra occupati e disoccupati.
  • Grave deprivazione materiale: è definita come la Percentuale di persone che vivono in famiglie con almeno 4 di 9 problemi considerati sul totale delle persone residenti. I problemi considerati sono: i) non poter sostenere spese impreviste di 800 euro; ii) non potersi permettere una settimana di ferie all’anno lontano da casa; iii) avere arretrati per il mutuo, l’affitto, le bollette o per altri debiti come per es. gli acquisti a rate; iv) non potersi permettere un pasto adeguato ogni due giorni, cioè con proteine della carne o del pesce (o equivalente vegetariano); v) non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione; non potersi permettere: vi) una lavatrice; vii) un televisore a colori; viii) un telefono; ix) un’automobile”. Ovviamente tale condizione è associata alla presenza di part time involontario. Infatti, il part-time involontario costituisce comunque una riduzione del reddito disponibile dei lavoratori e può indurre, nel caso di prolungamento significativo, una riduzione strutturale del reddito del lavoro. Infatti, i lavoratori che sperimentano delle fasi di discontinuità lavorativa in realtà subiscono dei danni permanenti sotto il punto di vista delle prospettive del lavoro, del reddito futuro e della complessiva capacità di avere risparmi, consumi ed una pensione adeguata nel futuro. La grave deprivazione materiale in realtà è una delle “nuove dimensioni della povertà” che sempre di più caratterizza la presenza dei “working poors”, ovvero dei lavoratori poveri, cioè di quelle persone che pure lavorando, ovvero risultando occupate, hanno redditi bassi, e quindi sperimentano forme di povertà e fragilità finanziaria.

Il part time involontario è associato negativamente alla

  • Grande difficoltà economica: è definita come la quota di persone in famiglie che alla domanda “Tenendo conto di tutti i redditi disponibili, come riesce la Sua famiglia ad arrivare alla fine del mese?” scelgono la modalità di risposta “Con grande difficoltà”. Esiste una relazione negativa tra grave deprivazione economica ed il valore del part-time involontario. Tale condizione può essere meglio intesa considerando che la grande difficoltà economica risulta essere connessa ad un mercato del lavoro ampiamente inefficiente, ad una economia con redditi bassi, ovvero ad una struttura economica che non è in grado di offrire delle alternative all’occupazione che siano diverse dalla disoccupazione come accade per esempio nel caso del lavoro part time.

Conclusioni. In sintesi occorre considerare che il part time involontario, per quanto possa essere considerato certamente come un fenomeno negativo nell’interno dell’esistenza lavorativa di un occupato, è purtuttavia la manifestazione dell’esistenza di un mercato del lavoro che risulta essere in un qualche modo efficiente. Infatti nei mercati del lavoro a bassa efficienza il lavoratore occupato non ha possibilità di scegliere delle alternative alla disoccupazione come è invece il part- time involontario. Occorre tuttavia che queste forme di lavoro siano meglio organizzate ed assistite finanziariamente anche con degli interventi di politiche economiche del lavoro per evitare che diventino delle forme strutturali che possano incidere negativamente sulle prospettive future del reddito dei lavoratori andando a ridurre strutturalmente la capacità reddituale, la capacità di risparmio e soprattutto le prospettive pensionistiche.

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Angelo Leogrande

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