IL PARERE DELL’ESPERTO

La miopia (Parte II)

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cms_22971/1.jpgNella pratica clinica si osservano continue oscillazioni dei valori retinoscopici nelle fasi iniziali del processo miopico. Per questa ragione il primo intervento davanti ad un inizio miopico è di evitare, fin quando è possibile, la prescrizione di lente miopica, ma di rimuovere le cause che hanno spinto il soggetto verso il processo adattivo miopico.

La miopia, invece, in genere, viene compensata, affinchè il soggetto ritorni a vedere bene da lontano. Ma quel valore miopico usato anche nel lavoro visivo prossimale è la causa della crescita miopica: la lente miopica monofocale è iatrogena.

cms_22971/2_1630117712.jpgLa lente ha agito sull’effetto (cattiva visione da lontano) e non sulla causa.

Gli studi in Optometria Comportamentale hanno messo in evidenza che uno dei sistemi visivi che va in difficoltà nel lavoro prossimale, è l’apparato accomodativo (che ha la funzione di farci vedere nitido ed è gestito dal sistema nervoso autonomo).

Il primo segnale che dà un apparato accomodativo in difficoltà, è posturale: il soggetto si avvicina molto al libro man mano che la stanchezza accomodativa aumenta. Il muscolo ciliare delegato alla funzione accomodativa, si contrae sempre di più con l’applicazione crescente e con l’aumento dello stress (il cristallino gestito dal muscolo ciliare aumenta così di potenza, creando una focale sempre più corta su cui sarà posto l’oggetto di lettura).

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E’ inutile dire al soggetto di allontanarsi dal libro, perché, come detto, è il sistema nervoso autonomo (parasimpatico e simpatico) che gestisce la funzione accomodativa.

Questo consumo eccessivo di energia, crea stress. Il soggetto supera lo stress miopizzandosi, cioè modificando la struttura occhio in lunghezza, affinchè una retina più lontana dal sistema accomodativo, richieda minore sforzo accomodativo.

L’occhio in queste condizioni sarà più efficiente nel lavoro da vicino, non ci sarà più stress, ma vedrà male da lontano. A questo punto le lenti da miope miglioreranno la visione da lontano ma saranno causa, come detto, di nuova crescita miopica perché le lenti da miope usate da vicino, avranno annullato l’adattamento miopico messo in atto. E il problema si ripresenterà a breve con incrementi continui miopici.

Sono state date spiegazioni fantasiose sulla crescita miopica: “la miopia crescerà con la crescita fisica del soggetto” (cosa non vera da ciò che scrivono i testi di anatomia oculare, come accennato), oppure:“ ha una miopia progressiva”, quando c’è crescita in soggetti adulti oltre i 30, 40 e a volte 50 anni, a cui non si può spiegare il fenomeno, appellandosi alla crescita fisica del soggetto, oppure se l’aveva un membro della famiglia, si afferma: “è genetica”.

Un genitore miope può trasmettere al proprio figlio, non la miopia, ma la predisposizione ad adattarsi ad un ambiente di lavoro prevalentemente prossimale. Può trasmettergli una genetica più o meno robusta, che avrà senz’altro il suo peso. I bambini di Barrow da chi hanno ereditato miopia? E’ stato l’ambiente e il cibo che hanno creato una condizione miopizzante, visto che né i nonni, né i genitori avevano miopia.

Quindi se non si tratta di crescita dell’occhio, si tratta di deformazione della struttura, come i muscoli di un braccio si “deformano”, diventando ipertrofici, se li sottoponiamo a lavoro, sforzo continuo: la funzione modifica la struttura.

La miopia è un adattamento biologico all’ambiente. Il movimento “forma” se avviene nel rispetto dello schema biologico bilaterale, “deforma”, ovvero “riforma” in funzione di esigenze diverse al di fuori dello schema biologico.

cms_22971/4.jpgVi sono, invece, soggetti molto robusti sotto l’aspetto delle abilità visive, che riescono a sopportare quantità di lavoro senza bisogno di adattamento miopico; resteranno sempre ipermetropi e con buona efficienza visiva. Purtroppo vi è una fascia di soggetti che non sono efficienti da vicino, resteranno ipermetropi fisiologici ma non essendo capaci di adattarsi, non diventeranno miopi, quindi rischiano di lasciare la scuola.

L’Analisi Visiva Optometrica Comportamentale, strumento essenziale di indagine, mette in evidenza i valori delle abilità visive e consente di leggere con anticipo anche di due anni, se è presente un quadro pre miopico o meno e quindi dà la possibilità di impedire una crescita miopica o dove è già presente, un arresto del fenomeno o una crescita molto ridotta nei casi più fragili e sovente una riduzione dei valori soprattutto nelle miopie iniziali.

cms_22971/5.jpgCome opera l’Optometria Comportamentale? Agisce sulla causa, aiutando l’apparato accomodativo, nel lavoro da vicino, con un valore che riduca al minimo lo stress accomodativo e non permettendo l’uso, da vicino, delle lenti miopiche per la visione da lontano; e con un ampio bagaglio di esercizi di Visual Training. Negli anni sono stati eseguiti studi mirati ad aiutare il sistema accomodativo, ma i valori usati erano valori fissi, indipendentemente dalle condizioni visive del soggetto. Questo non ha portato a percentuali di successo molto alte. Lo studio Bastien-De Saint Andrè (1974) utilizzando valori di aiuto accomodativo personalizzati, ottenne 84% di miopia controllata (dove si intende anche un incremento annuo di -0,25 D e di questi nel 20% di casi la miopia ha una regressione, in alcuni casi anche notevole).

La svolta si è avuta con gli studi del Dr. Mario Biondi che ha introdotto principi di fisica quantistica nella lettura dei test di Analisi Visiva Optometrica di Skeffington, permettendo di prescrivere valori sia da vicino, che da lontano, che ricreassero equilibrio energetico nel soggetto. Valori, quindi, personalizzati sia da vicino che da lontano e non più aiuti accomodativi fissi a causa delle disponibilità limitate dell’industria.

cms_22971/6.jpgLa luce è energia e le lenti la trasformano creando equilibrio energetico o contrazione o rilassamento. Niels Bohr introdusse, in fisica, il concetto di complementarietà fra le due forze: quella ondulatoria e quella corpuscolare che sono rappresentazioni di un’unica realtà. Questo concetto è stato utilizzato dal Dr. Biondi per leggere i dati forniti dall’Analisi Visiva ottenendo risultati fino ad oggi impensabili. Nel 2015 fu completato uno studio realizzato in due parti diverse d’Italia: Formia (LT) e Macerata (MC) su un campione totale di 215 soggetti, con il risultato di stabilità miopica (fissata nel -0,12 annuo; a -0,13 si considerava crescita) nel 90% -95% dei casi e con due gruppi di controllo che hanno seguito solo parzialmente il protocollo (in questi due gruppi c’è stata sempre crescita miopica, anche se spesso al di sotto del -0,25 D annuo). (Questo studio è stato pubblicato dall’Istituto Internazionale di Ricerche Optometriche sotto il titolo: “Miopia, prevenzione, controllo, riduzione” di Mario Biondi e Vincenzo Mirante).

L’altra componente importante presa in considerazione, è stata l’alimentazione, spesso non considerata co-responsabile del problema. Una lettura delle abitudini alimentari secondo i semplici canoni dell’igienismo hanno permesso di evidenziare eccessi di zuccheri semplici o complessi che avendo funzione espansiva potevano contribuire a preparare il terreno affinchè lo stress visivo potesse attecchire. La miopia è una espansione e soggetti sensibili, predisposti all’adattamento per superare lo stress, se utilizzano nella loro dieta eccessi di zuccheri semplici e/o complessi, favoriscono, là dove lo stress visivo si presenta, una condizione miopica. Gli alimenti possono essere letti in più modi: secondo il tipo di energia che forniscono all’organismo; se espansiva (amidi, zuccheri, alcool, ecc.) o contrattiva (carne, pesce e derivati) con valenze diverse; o se acidi o alcalini, ecc., ma quella energetica permette di comprendere situazioni altrimenti non spiegabili. Gli studi di Optometria Comportamentale, prima e quelli di Optometria Unicista (quella che ha utilizzato i principi di fisica quantistica) hanno permesso di prevenire la miopia.

L’Analisi Visiva consente di leggere un quadro pre miopico e quindi di agire sulla causa del problema. Spesso, però, la collaborazione di un adolescente che vede ancora bene da lontano, è scarsa, perché intorno a lui, chi porta gli occhiali è chi vede male. La collaborazione è maggiore in soggetti che hanno già bisogno delle lenti da miope perché ne sono dipendenti, ma la parte della lente che riduce il rischio di miopizzarsi, è quella delegata alla lettura.

BIBLIOGRAFIA: Bastien, Armand R., “The Shaping Action of Adaptive Ergonomic Movement” 244 Library 01-14, 2007, p.14 .

Vincenzo Mirante

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