IL PARERE DELL’ESPERTO

La miopia (Parte I)

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Una delle più vistose contraddizioni della nostra internet-era sta nell’esporre i cybernauti a valanghe di dati sovente a scapito della veridicità e della qualità dell’informazione. Segnatamente in ambito scientifico l’autorevolezza dell’autore, la rigorosa selezione delle fonti e , soprattutto, l’utilizzo di un linguaggio non esoterico rendono un articolo pregevole. “La Miopia”, frutto di uno studio fondato su principi e metodi nuovi, condotto dall’optometrista Vincenzo Mirante in due parti d’Italia (Formia e Macerata) con risultati entusiasmanti apprezzati dalla comunità scientifica internazionale viene proposto al pubblico dei lettori della Rubrica di Cultura dell’IWP nell’intento di far luce su aspetti inediti. (A. Giordano)

cms_22962/1.jpgL’Optometria Comportamentale considera la maggior parte delle miopie come un problema indotto dallo stress da vicino e non un problema congenito.

Popolazioni nomadi, che vivono di caccia e pesca, non presentano miopie. Uno studio condotto da due optometristi, Young e Baldwin :“A Study on an Eskimo Population of Barrow, Alaska” (Uno studio sulla popolazione Eschimese di Barrow, Alaska) 1969, rilevò:

  • Gli anziani: nessun miope – tutti ipermetropi: nomadi, cacciatori e pescatori (prevalente visione da lontano)
  • Seconda generazione: i figli degli anziani cacciatori, venuti a contatto per la prima volta con la vita sedentaria della nostra cultura – 3% miopi.
  • Terza generazione: prima generazione pienamente istruita e sedentaria – prima indagine 52% miopi, seconda indagine 72% miopi.

Young riporta che le scimmie, ipermetropi in libertà, diventano miopi per il 60% in gabbia.

Il comandante Kent riporta che l’equipaggio del sottomarino Polaris, tutti precedentemente ipermetropi o senza difetti visivi, con 10/10 o 13/10, dopo sei mesi di immersione continua dal 66% al 75% (in rapporto alla durata di servizio), divennero miopi con valori da -0,50 fino a -2,00 diottrie e alcuni anche con valori più alti.

L’uomo ha utilizzato e specializzato il proprio apparato visivo per milioni di anni (12 milioni di anni dal Ramapiteco e 4 milioni di anni dall’Australopiteco) per la caccia, pesca e raccolta ed ha quindi evoluto un apparato visivo per quelle attività (visione prevalente da lontano ed utilizzo soprattutto di quella periferica, con luce naturale) che noi abbiamo ereditato. Solo da 190 anni circa – prima con la rivoluzione industriale e poi con quella elettrico/elettronica – la richiesta ergonomica dell’ambiente è stata soprattutto prossimale (visione con stimolo prevalentemente centrale e non più periferico, luce artificiale e spesso scarsa): fabbriche, scuole, TV, computer, ecc. In conseguenza di questa mutazione del nostro ambiente si sono moltiplicati i problemi visivi.

cms_22962/2_1630038828.jpgNel 1939 negli Stati Uniti, solo il 33% delle lenti oftalmiche (per occhiali), prodotte dalle industrie era per miopia, contro il 67% per ipermetropia e/o presbiopia e quasi nessuno portava lenti a contatto. Nel 1968 le lenti per miopi prodotte erano diventate il 66% contro il 34% delle lenti per ipermetropi, non contando le numerose lenti a contatto per miopi allora largamente usate.

Da una attività fisica (somatotonica), moltissimi individui sono passati ad una attività di lettura, studio, in genere prossimale (cerebrotonica), e da una attività in cui tutto l’organismo è in attività, con movimenti simmetrotonici, al blocco della postura nel banco e movimenti diversificati fra le due parti del corpo, movimenti specializzati. La vita visiva è prevalentemente al chiuso con impegno ravvicinato. Le semplici regole di igiene visiva dovrebbero contenere: un piano di lavoro inclinato di circa 20° (una cartella da ufficio con il dorso di 6 cm. minimo, posizionato di traverso, garantirà tale esigenza); questo garantisce anche una postura corretta del soggetto e non postura del busto curvo in avanti, con conseguente compressione dell’addome per molte ore e il capo sorretto dal brachio-dorsale (non dimentichiamo che nell’addome risiede il sistema nervoso emozionale; una illuminazione naturale e quando è necessaria quella artificiale, che illumini la scrivania con una lampada da tavolo e il centro della stanza, per evitare una stimolazione luminosa centrale con penombra intorno, condizione miopizzante, tipica dell’esocentrismo cioè di chi lavora solo in spazi piccoli, ravvicinati, chiusi. Condizione che si evidenzia da una lettura comportamentale dell’Analisi Visiva Optometrica.

cms_22962/3.jpgDurante la scolarizzazione si presentano difetti visivi con maggiore percentuale fra i 10 e i 13 anni. Il Prof. Armand Bastien docente presso la Facoltà di Optometria di Montreal Canada, scrive:

“Dopo anni di osservazioni cliniche e migliaia di casi, l’autore rifiuta qualsiasi tesi proponga che la miopia è soprattutto congenita. L’autore rifiuta anche il concetto che la miopia possa essere una malattia o conseguente ad un indefinito fenomeno fisio-patologico oppure un effetto della crescita. Secondo l’autore, qualsiasi teoria che neghi l’influenza ambientale, o che non colleghi alle influenze ambientali un fenomeno attivo (in questo caso la miopia) trascura qualsiasi elementare conoscenza biologica”.

I testi di Anatomia Oculare (riporto il J.D. Spooner) affermano che: “: “Prima della nascita l’occhio umano cresce 5000 volte, mentre dopo la nascita cresce poco più di due volte. In molti libri di testo l’aumento post natale viene dato come 3,25 volte. Anche se si concede una tolleranza per la porzione asferica anteriore prodotta dalla cornea, la porzione calcolata è solo 2,86 volte (H.E. Wilmer & R.E. Scammon, 1950). Anche la crescita del cervello ritenuta presso che parallela a quella degli occhi, produce un aumento di 3,86 volte mentre il corpo cresce 18 volte (femmina) e 19 volte (maschio) (E.H. Watson & G.H. Lovery, 1954). In ogni caso è evidente che la crescita dell’occhio è più strettamente collegata al sistema nervoso che ad altre strutture, aspetto già del resto evidenziato dagli studi embriologici che indicano una forte influenza ectodermale”.

cms_22962/4.jpgUn soggetto con crescita visiva normale, presenta una “ipermetropia di circa +1,60 dr.” (F.J. Slataper, 1950) che si riduce nella crescita dell’occhio, per attestarsi intorno allo +0,50 dr. a 12 anni (Hirsh) e rimanere con tale valore fino intorno ai 46 anni, dove si avranno modifiche strutturali che porteranno a modifiche visive. Questa è la norma. In realtà ad esami effettuati su bambini non scolarizzati, raramente si rileva una miopia o un astigmatismo, anche se le condizioni visive dei bambini sono peggiorate rispetto a venti anni fa a causa dell’attività prossimale ed al chiuso, che è diventata prevalente. Gli studi eseguiti in Optometria Comportamentale hanno evidenziato che l’impegno visivo prossimale competitivo crea stress in alcuni soggetti. Gli studi eseguiti da Gerald Getman, rilevarono che se ad un bambino non scolarizzato, si impongono impegni prossimali che superano le sue risorse visive, il bambino presenta miopia, ma se è in fase di riposo prossimale, il suo apparato visivo recupera l’ipermetropia fisiologica. Una esperienza particolare fu fatta da un giovane optometrista e dal suo insegnate; il giovane papà svegliò il proprio piccolo di alcuni mesi che iniziò ad urlare per il disturbo ricevuto. Con la retinoscopia fu rilevata una miopia intorno alle -5,00 D. Il brusco intervento della madre, pose fine all’esperimento e dopo che il piccolo fu cambiato, alimentato e tranquillizzato, si è potuto rilevare la scomparsa della miopia e la presenza della ipermetropia fisiologica.

(continua)

Vincenzo Mirante

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