IL NORD ITALIA SI TINGE DI GRIGIO

L’allerta smog travolge la Penisola. Tra le cause anche un “insospettabile”

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Tempo di risvegli “nebbiosi” per il Nord Italia, in particolare per Torino. Queste giornate di metà ottobre hanno segnato il ritorno dello smog, tanto intenso da creare una cappa e costringere gli abitanti a usare mascherine protettive. Complici le condizioni climatiche ben lontane dalla media stagionale, quali l’assenza di piogge e il caldo anomalo, le concentrazioni di PM10 – microscopiche particelle di fumo e altri agenti inquinanti, che vanno sotto il nome di “polveri sottili” – sono cresciute vertiginosamente non solo nel capoluogo piemontese, ma anche a Milano e nei dintorni di Frosinone, anche se con diversi livelli di gravità. Il Comune di Torino ha manifestato la sua apprensione proprio confrontando i valori relativi al 2016 con quelli che descrivono la situazione attuale: mentre nell’ottobre dello scorso anno il PM10 si attestava a 37 microgrammi per metro cubo, oggi sfiora i 53 microgrammi. L’allarme è andato intensificandosi con il PM10 registrato dalle centraline dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) lo scorso giovedì, pari a 114 microgrammi per metro cubo: una concentrazione tipica dei mesi invernali più freddi (dicembre e gennaio), dunque inappropriata considerando che si è da poco aperta la stagione autunnale.

“Stiamo vivendo un’emergenza, ma nessuno se ne accorge, perché l’inquinamento, a differenza di altri fenomeni, non si vede, non si tocca. Ma esiste, e mette a rischio la salute dei cittadini” ha fatto sapere Chiara Appendino, sindaco di Torino. In preda al panico, l’amministrazione ha divulgato un vademecum di sopravvivenza rivolto ai residenti delle aree cittadine, un insieme di regole volte a limitare l’impatto dell’emergenza ambientale sulla salute della popolazione: evitare lunghe passeggiate per le strade, chiudere ermeticamente porte e finestre, rinunciare allo jogging mattutino e a qualsiasi attività fisica da svolgere all’aria aperta. Unico accorgimento volto a lenire le ferite di una Torino quasi completamente “grigia” è stato il consueto blocco dei veicoli: non è consentita la circolazione in città tutti i giorni, nelle fasce orarie 8:30-15:00 e 17:00-19:00, per tutte le “autovetture private diesel con classe emissiva inferiore a euro 5, benzina, metano e gpl in classe euro 0”.

cms_7510/2.jpgUn provvedimento, quello del Comune, che non ha convinto quasi nessuno, dalla popolazione fino agli esperti in materia di inquinamento ambientale. “Siamo oramai all’assurdo, con i cittadini sequestrati in casa e costretti a non aprire porte e finestre. – lamenta Carlo Rienzi, presidente del Codacons - A Torino, come nelle altre città del Nord Italia, i cittadini subiscono gli effetti di politiche ambientali sbagliate. Valuteremo le azioni legali da intraprendere contro il Comune di Torino”. Più che misure preventive volte a tutelare il benessere collettivo, le regole suggerite dalla giunta Appendino sono viste dalla popolazione come un inutile palliativo, volto solo a limitare le già poche libertà che spettano ai cittadini. Su questo sono concordi anche gli specialisti: “Quando il livello di smog è molto elevato, in casa si respira più o meno la stessa aria che si respira fuori. Senza dubbio, tra le mura domestiche si è soggetti a una minore esposizione – chiarisce ai microfoni di Adnkronos Francesco Blasi, Professore ordinario dell’Università degli studi di Milano e Direttore di Pneumologia del Policlinico - ma al tempo stesso è ovvio che in aree dove il livello di polveri sottili è molto elevato, l’aria riesce a penetrare anche nelle abitazioni. Da questo punto di vista infatti, nemmeno stando in casa si è del tutto isolati e pensare di rimanere per tutto il giorno con porte e finestre sigillate è davvero assurdo”. Lo stop agli autoveicoli si presenta dunque come un blando palliativo, laddove invece sarebbe stata più opportuna un’ampia campagna di prevenzione ed, eventualmente, una cura massiccia e tempestiva. Invece, ad oggi, le città del Settentrione – ma anche qualche grande centro abitato del Sud, come Napoli e Avellino, dove sono stati rilevate alte densità di polveri sottili nell’aria – si ritrovano a sperare nell’arrivo di piogge o venti in grado di spazzare via la cappa e far tornare il sereno.

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Quali le cause di un’emergenza tanto diffusa e allarmante? Premesso che le anomale condizioni meteo hanno colpito un’area già fortemente predisposta alle problematiche ambientali (l’aria secca tipica delle città del Nord Italia favorisce la formazione della cappa), la presenza di massicci insediamenti industriali, da sempre demonizzata, sembra non essere l’unico fattore determinante. A fare la sua parte è anche una delle attività apparentemente più innocue, se non del tutto insospettabili: l’agricoltura, ormai divenuta intensiva nei tanti campi che circondano i centri abitati. Lo confermano i dati della ricerca intitolata Air quality in Europe: 2017 report, redatta dall’Agenzia europea dell’ambiente: “L’agricoltura è la terza fonte di emissioni primarie di PM10 nell’Unione europea e pesa per il 15% del totale delle emissioni” si legge nel rapporto. “In Italia, il 96% del totale delle emissioni di ammoniaca deriva dai fertilizzanti azotati, organici e di sintesi, e dalle deiezioni degli animali allevati – attesta in una ricerca la Fondazione per lo sviluppo sostenibile - La volatizzazione dell’ammoniaca contribuisce attivamente alla formazione di aerosol e, quindi, di particolato in atmosfera con conseguenze sulla salute e sulla visibilità. Senza un intervento correttivo, sarà difficile raggiungere i target europei per il 2030”. Sconfiggere l’inquinamento (o, perlomeno, alleviarne la gravità) significa tener conto di variabili poco note, condurre studi e sperimentazioni, trovare nuove modalità di prevenzione nel rispetto della salute dei cittadini e dell’ambiente. Dal verde di una natura lussureggiante e incontaminata al triste grigio di un’aria malsana è un attimo, non dimentichiamolo.

Federica Marocchino

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