IL MOVIMENTO FEDERALISTA TALIANO RILANCIA L’EUROPA

SOVRANA DEMOCRATICA FEDERALE

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Che il Movimento federalista abbia trovato nel presidente francese Macron il paladino che aspettava per dare nuovo impulso al progetto europeo rimasto incompiuto per le troppe interferenze esterne che hanno arenato l’Europa in un pantano nel quale gli ideali di troppi paesi e cittadini hanno smesso di ritrovarsi, è un fatto positivo, perché si potrà ancora sperare in un cambiamento che metta al primo posto il benessere dei cittadini europei contro gli interessi di pochi. Era prevedibile che le masse, affamate di libertà, ad un tratto si accorgessero di dover ubbidire ad una ‘Europa’ che tradiva, con provvedimenti discutibili, il sacrosanto principio di democrazia.

cms_8427/2.jpgNonostante tutto, irremovibile rimane la voce dei federalisti Europei italiani che, in tutti questi lunghi anni, hanno continuato, senza troppo clamore, la loro battaglia per dare vita ad una Europa politica. Tuttavia i politici che hanno cavalcato la demagogica propaganda contro chiunque ritenesse che questo tipo di Europa non fosse l’Europa dei popoli ma della tecnocrazia, sconfitti da quella parte di popolo europeo che sommessamente o con il clamore della protesta di piazza ha fatto sentire la sua rabbia e il suo dissenso, devono ricostruire l’Europa. Una Europa libera nel pensiero e nell’azione che sappia dire No alle guerre di conquista e sappia difendere i paesi deboli che cercano pace e libertà.

cms_8427/3.jpgCerto non tutti, dopo il fallimento di ciò che doveva essere idealmente ‘l’Europa dei popoli’, sono pronti a cedere la sovranità ad un governo sovranazionale il cui potere decisionale potrebbe modificare lo stile e la qualità di vita di milioni di cittadini in modo irrevocabile ed imprevedibile. Un balzo nell’incertezza, dopo la caotica e deludente convivenza con milioni di immigrati che causa mancanza di lavoro, in preda alla disperazione potrebbe causare una vera e propria guerra sociale, la guerra dei poveri senza colore né razza.

Il caso ha voluto che la Convention di Roma del 27 Gennaio abbia coinciso con i ‘giorni della memoria’, i giorni della shoah, giorni in cui gli orrendi crimini di guerra da parte dei nazisti hanno lacerato l’anima dell’Europa, macchiandola con un oscuro e incancellabile dolore che si ripercuoterà come un onda anomala negli anni che verranno.

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Allora i crimini contro gli ebrei nella II guerra mondiale sono equiparabili ai crimini degli ebrei contro i russi nella Rivoluzione Bolscevica (f inanziata da New York) che vide la distruzione della Russia cristiana degli Zar, sostituita da un Comunismo ateodurante il quale furono uccisi 66 milioni di cristiani. O, ancora, possono essere equiparati ai crimini dei turchi contro gli Armeni e contro i greco-ciprioti, o ai crimini dell’occidente contro popoli inermi e indifesi nell’Africa coloniale, nell’Asia e nelle americhe, o, per finire, alle stragi terroristiche che, in nome dell’Islam, hanno tragicamente colpito i nostri paesi. In questi anni l’Unione Europea ci ha regalato una pace durevole nonostante tutto, ma abbiamo dovuto assistere ad una guerra crudele nelle terre insanguinate dei nostri vicini. Abbiamo vissuto come se tutto quell’orrore non ci appartenesse e siamo insorti quando il terrore ha toccato il suolo europeo. Perché quella pace che si pensava fosse ormai una conquista permanente, si è trasformata in un incubo collettivo che è degenerato nella protesta per una Europa incapace di intervenire, di negoziare, di fermare il dilagarsi di questo terrore.

Ora che gli Usa sono riusciti ad innescare anche in Ucraina la scintilla di guerra e a convogliare i paesi del Baltico verso l’Unione Europea, e, dopo il massiccio e disorganizzato ingresso di immigrati secondo disposizioni ‘esterne’ all’Europa ( vedi Soros e company), dopo le sanzioni plurime alla nostra vicina Russia, c’è da chiedersi davvero come riuscirà l’Europa a mantenere l’Unità dei popoli salvaguardando, da una parte, la libertà di ciascun paese membro, dall’altra, la cooperazione con la vicina Russia. L’Europa oggi vive nell’incertezza, ma a volerne la realizzazione politica, vi è l’obbligo morale, un desiderio di salvezza che da più di 70 anni, con incrollabile fede, i federalisti italiani hanno portato nel cuore. E’ in nome di questa grande ‘Anima’, infatti, che i federalisti europei italiani ed europei continuano ad impegnarsi perché l’Europa continui ad illuminare il cammino dei popoli mediterranei verso la democrazia e la libertà. Questo è l’ideale dei giovani federalisti, tra i quali ricordiamo Andrea Apollonio che, nel suo saggio “La pace come fine ultimo dell’azione politica federalista”, pubblicato il 12 maggio 2016, scrive: “Il Mondo di oggi è estremamente contraddittorio: da un lato, l’umanità dispone di strumenti tecnologici e conoscenze scientifiche sufficienti per ottenere progressi civili e sociali incredibili, che potrebbero garantire prosperità e benessere al mondo intero. Dall’altro, proprio il livello di sviluppo raggiunto ha posto le basi per lo sviluppo di due crisi globali, ben evidenti agli occhi di tutti: la proliferazione di armi di distruzione di massa e l’olocausto ecologico.” “La terza crisi, - dice ancora Apollonio - sarebbe l’origine unica dei grandi mali della nostra epoca: l’interdipendenza economica tra stati sovrani, privi di un governo unico; in altre parole, la mancanza di una sovranità globale, e l’esistenza dello stato di anarchia internazionale, determinano lo stato di guerra permanente.

cms_8427/5.jpgL’umanità, oggi, è in grado di autodistruggersi, e non dispone di un’autorità politica abbastanza forte da evitare il dramma, se il rischio dovesse concretizzarsi. (…) Pare chiaro che la pace, intesa come assenza totale di guerra, anche solo nelle sue forme potenziali o passive (difesa, diplomazia), oggi non esiste.”

A proposito di distruzione, il giudice Ferdinando Imposimato diceva : Attenzione”, “l’Italia è il paese più esposto nel Mediterraneo, perché tutti sanno che ci sono 90 bombe atomiche.” Diversa dal giovane Apollonio, la posizione del Costituzionalista Giuseppe Palma autore di “Il tradimento della Costituzione. Dall’Unione Europea agli Stati Uniti d’Europa: la rinuncia alla Sovranità Nazionale“. Questi, nel suo libro ricorda che l’assemblea costituente del 1946-47 bocciò ogni ipotesi di cessione di sovranità nazionale a livello comunitario. Lo stesso avv. Giuseppe Palma spiega cosa intendesse dire Mario Monti, in una delle tante interviste passate, con le frasi di seguito riportate: Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi – e di gravi crisi – per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono, per definizione, cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario”.

E’ evidente che, da quanto scrive il giovane Apollonio e da quanto scrive il costituzionalista G. Palma ci sono visioni diverse di pensare l’ ’Europa, ma di certo per una Europa veramente libera ed indipendente bisognerebbe fare nostro il motto del filosofo contemporaneo Ken Wilber il quale dice: “ trascendi e includi”, ovvero andiamo oltre, superiamo gli ostacoli ma includiamo nella nostra vita il patrimonio culturale da cui proveniamo e che comunque ci appartiene, per una vera ‘Pacem in Terris’.

Elena Quidello

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