IL MERCATO IMMOBILIARE E LA SUA CRISI INARRESTABILE

Il comparto immobiliare-edilizio segnato da un ristagno ultradecennale

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In assenza di adeguate misure di contrasto e di supporto, il mercato immobiliare e il comparto edilizio restano, ormai da un lungo periodo ultradecennale, in una condizione di ristagno significativo, ben lontana dalla normalità. La lunga crisi, iniziata dopo l’introduzione dell’Euro, si è protratta nel tempo in modo costante e progressivo, fino a rendersi, paradossalmente, accettabile nello status che si è venuto a consolidare, facendo passare come ritorno alla normalità piccoli e irrilevanti segnali di ripresa. In realtà questa concezione è assolutamente sbagliata, così come lo è, in genere, qualunque condizione e qualsiasi misura restrittiva che produce una contrazione rispetto al naturale evolversi o andamento di una attività. In questi frangenti la flessione produttiva di un comparto determina una diminuzione considerevole della circolazione monetaria (per dirla con una terminologia semplice ma comprensibile per tutti) perché si susseguono, a catena, la contrazione di lavoro, sviluppo, crescita e benessere economico; e tutto ciò, di riflesso, provoca precarietà e instabilità dell’intero sistema economico del Paese. Nel caso specifico del mercato immobiliare, tutto ciò assume una valenza ancora maggiore, perché il settore ha un vastissimo indotto di altre attività produttive collaterali (fornitori, progettisti, impiantisti, maestrai, imposte ipocatastali, oneri notarili), che sviluppano, nella condizione di normalità, un ingente volume produttivo finanziario, tale da incidere in maniera sostanziale sulla stabilità economica del Paese.

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I vari esecutivi istituzionali che si sono succeduti hanno sottovalutato e trascurato, erroneamente, la contrazione del comparto immobiliare-edilizio e ne hanno, al contrario, ulteriormente appesantito lo stato di crisi, adottando misure vessatorie in termini di imposte ed imposizioni fiscali (la querelle dell’Imu sulla prima casa, l’imposta di registro spropositata sulle seconde case), usando "il mattone" come bancomat per il risanamento dei conti pubblici e per il rispetto degli impegni ed oneri comunitari nei confronti della UE. Contestualmente sono state adottate misure altrettanto restrittive e vessatorie nel circuito bancario che, di fatto (nonostante il calo progressivo dei tassi), rendono difficile, per la gran parte dei cittadini, l’accesso al mutuo casa. E allora si rende necessaria una rivisitazione di tutte le misure di contrasto che, nel tempo, hanno determinato il ristagno del comparto immobiliare-edilizio, trasformando l’abitazione dal bene più ambito dagli italiani (tant’è che l’80% circa delle famiglie ha una casa di proprietà) a un bene da evitare per i costi onerosi dell’imposizione fiscale. Sarebbe opportuno che i nostri amministratori istituzionali (a prescindere dalla collocazione politica-partitica) maturino una certa propensione nel promuovere nuove misure in materia, che possano dare una vigorosa spinta per la ripresa del comparto immobiliare-edilizio; si potrebbe, ad esempio, reintrodurre come avvenne negli anni ‘60/’70 l’esenzione 25ennale della tassazione sulla casa, abolizione dell’imposta di registro, nonché l’alleggerimento dei parametri bancari per l’accesso al mutuo.

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L’auspicio, quindi, è che questo nuovo anno, appena iniziato, induca i nostri rappresentanti politico- istituzionali a un cambio di marcia e che, nel caso specifico, possano ribaltare la consuetudine fiscale molto vessatoria per adottare un alleggerimento sostanziale, con una visione più libertaria e costruttiva.

Antonio Iasillo

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