IL LIBRO DELLE ANIME DEGLI “IRON MAIDEN”

THE BOOK OF SOULS E’ IL NUVO ALBUM DELLA METAL BAND LONDINESE

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Correva l’anno 1975 quando, nella piena del fiume dell’Hard Rock britannica, un ragazzaccio di nome Steve Harris (all’anagrafe Stephen Percy Harris) fonda gli Iron Maiden. La band, divenuta famosa per aver inventato un genere musicale (Metal) misto di Hard e Prog-Rock, sta riscuotendo notevole successo con il nuovo Album: “The Book of Souls”. In linea con le loro semplici e potenti sonorità, il disco è un’antologia di suoni tipica dei “Maiden”, quanto di più efficace si possa trovare sul mercato della musica Metal. L’Album, il sedicesimo in studio, ricalca tutto quello che Harris e compagni sono riusciti a esprimere fino ad oggi, alternando alle galoppate chitarristiche progressive, suoni dai connotati più vicini al sound dei Led Zeppelin o dei Black Sabbath. Ascoltando questo nuovo lavoro, si può dire che gli Iron Maiden si sono davvero divertiti nell’arrangiare i brani, con strumentazioni che con il “metallo”, di solito, non hanno nulla a che fare.

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Undici sono le canzoni contenute nel disco. In The Great Unknown, Tears of a Clown e in The Red and the Black, c’è tutta la purezza del prog-rock; mentre la melodia di Speed of Light e la mastodontica Empire of the Clouds (lunga 18 minuti) ci permette di percepire la profonda grandiosità della voce di Bruce Dickinson (lead vocalist) accompagnata da pianoforte, archi e fiati. If Eternity Should Fail(Se Dovesse Fallire l’Eternità) chiude l’album. Il brano è una presa di coscienza sulla fallacità della razza umana e sulla violenza che essa riesce a “produrre” su scala mondiale e rappresenta anche un monito a quanti credono o sperano che la salvezza divina è lì pronta ad espiare tutti i peccati dell’uomo. Insomma, ancora una volta Steve Harris, Adrian Smith, Dave Murray, Nico McBrain, Janick Gears e Bruce Dickinson, tornano a “discutere” di dannazione e salvezza, di perdono ed eternità; consegnandoci un’opera musicale molto particolare nel suo genere.

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Recensire gli ultimi lavori di questa band londinese non è facile. E non possiamo ridurci a dire semplicemente che The Book of Souls è un ottimo album e basta. Questo ennesimo lavoro degli Iron Maiden, un gruppo di musicisti che dopo quarant’anni di carriera sembrano non accusare mai gli acciacchi della vecchiaia, è davvero splendido. Qui c’è tutta la loro bravura acquisita in tanti anni, spesi tra palco e lavoro in studio, alla ricerca di quelle sonorità che hanno permesso loro, sin dall’uscita del primo album (Iron Maiden, 1980), di sfornare tutta una serie di lavori di successo, legando, come un marchio di fabbrica, il genere Metal al loro nome.

Umberto De Giosa

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