IL LATTE QUESTO SCONOSCIUTO.

C’è chi dice si, c’è chi dice no...!?!

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cms_740/317028_2300906959602_1577727579_n.jpgBevo e mi nutro di latte sin dalla nascita. Ultimamente ho letto articoli che sconsigliavano l’uso di questa bevanda in quanto responsabile di intolleranze di vario genere. Il terrore corre in rete. Le notizie che mi terrorizzano di più sono le testimonianze di medici, biologi e ricercatori de l’ E.F.S.A. ( European Food Security Authotity) che ne sconsigliano l’uso. Preferirei si trattasse di allarmismo, ma le intolleranze che sempre più colpiscono le nuove generazioni mi impongono di saperne di più. Si sente sempre più parlare di manipolazione alimentare. Il latte, l’alimento principe che quotidianamente diamo ai nostri ragazzi e che regolarmente consumiamo a colazione, ultimamente è messo sotto accusa. Alcuni ci consigliano di usarlo per i benefici che detto alimento apporta al nostro fisico, altri, invece, continuano con terroristiche campagne di stampa di starne il più possibile alla larga. Chiediamo al bio terapeuta Renato Ventura di illuminarci sul caso.

- Ebbene Si, una volta il nostro latte era alla base dell’alimentazione, oggi purtroppo vi sono grosse aziende che giocano sporco a discapito dell’utente finale con gravi collusioni con le aziende farmaceutiche. Le spiego in parole povere come funziona il meccanismo. Oggi, purtroppo, alla base di tutto e a discapito dei consumatori regna il “Dio denaro”. In generale l’alimentazione infetta e scorretta comporta una seria di patologie. Le stesse vanno curate con i Farmaci che fanno capo alle case farmaceutiche, ai Governi, ai ricercatori, agli informatori e ai medici con un conseguente ed incredibile giro economico non sempre trasparente.

Certo che quello che mi sta raccontando ha sfondi drammatici e incredibili. Senza troppi giri di parole mi saprebbe dire come, quando e perchè ha avuto inizio il tutto?

- Negli anni ’80 comincia una fase di avvio del regime delle quote latte a livello europeo. Pur di contenere e controllare la spesa agricola attraverso la riduzione delle produzioni agro alimentari, parte una scellerata Politica Agricola Comunitaria.

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Quindi tutto è dipeso dalla comunità Europea ?

- Nel1984 la Comunità Europea, per risolvere il problema delle crescenti eccedenze di produzione di latte e dei suoi derivati, pur di contenere le spese del bilancio comunitario, decide di regolamentarne la produzione imponendo un quantitativo di riferimento globale.Siccome i nostri allevamenti, igienicamente sicuri da sempre, superavano di parecchio i limiti stabiliti dalla comunità Europea, come stabilito nell’accordo Ecofin del 21/10/1994. vennero imposte sanzioni sulla maggior produzione. L’Italia fù tra le più colpite da questo scellerato modo di legiferare.

Di conseguenza vi sarebbero stati meno utili per i produttori locali con un aumento dei costi per l’utente finale?

- Certo, i nostri produttori dovevano sapere cosa fare per evitare questo aumento e continuare ad essere competitivi sul mercato. Gli stessi, per evitare di pagare multe e restare nelle more, hanno limitato la produzione locale ed hanno “dovuto” acquistare dall’estero il fabbisogno per le nostre storiche produzioni latticino casearie. Siamo gli unici produttori al mondo di formaggi d.o.p. (leggi parmigiano, grana, mozzarelle, scamorze, cacio cavallo, burrate, ricotta, taleggio, asiago, bitto, bra, fontina, gorgonzola e chi più ne ha più ne metta).

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Così facendo, quindi, si è persa la tipicità e la qualità del prodotto?

- Non solo la tipicità ma anche la qualità è “peggiorata”. Il prodotto base, il latte, spesso vienemiscelato con acqua, ma nel peggiore dei casi anche con latte in polvere e/o con altre qualità di latte scadente e di provenienza incerta.

Che garanzie abbiamo allora?

- Poche se non proprio nessuna. Oggi siamo arrivati ad avere un latte, oltre che i suoi derivati, non più totalmente di produzione Italiana. Quasi l’80% del latte che consumiamo è di provenienza estera e comporta patologie dimenticate come morbo di crohn, meglio noto come enterite regionale, vari problemi gastrici, neoplasie gastriche e per non farci mancare nulla si son moltiplicate le possibilità di contrarre forme di tubercolosi derivanti da tali prodotti.

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Quali le cause principali di tali infezioni? Scarsa igiene o scarsi controlli?

- All’estero non prestano molta attenzione alla cura ed all’igiene negli allevamenti. Vi sono meno controlli sanitari. Purtroppo la legge europea consente che un qualsiasi animale o un prodotto per consumo umano, una volta importato, prende la denominazione della regione che accoglie l’animale. Da questo momento in poi si perdono le tracce della filiera. Secondo quanto scoperto dai ricercatori dell’Università di Jaén, il latte attuale non ha solo riscontri negativi sul nostro organismo. Dalla ricerca, coordinata dal Professor Evaristo Ballesteros, del dipartimento di chimica fisica e analitica dell’Università Andalusa, è emerso che il latte contiene molti prodotti chimici “estranei” derivati da antibiotici, ormoni della crescita, ed altre sostanze somministrate alle mucche e alle capre dai loro allevatori. L’alimentazione non corretta con prodotti geneticamente modificati e la presenza di metalli pesanti nei contenitori di conservazione e di trasporto completano l’inquinamento. Oltretutto alla base di tali problemi, per molti animali da latte, concorre una infiammazione dovuta ad agenti patogeni meglio conosciuta come “mastite”

Come si presenza questa “mastite” e quali sono le cause?

- I moderni allevamenti di mucche sono predisposti esclusivamente alla produzione del latte. A causa di questa forzatura innaturale le stesse vengono fecondate artificialmente in maniera che siano sempre in fase d’allattamento (mungitura forzata). Il tutto provoca irritazioni ed infezioni alle mammelle che a loro volta entrano a far parte del prodotto primario che quotidianamente ingeriamo.

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Per concludere signor Ventura, il latte possiamo continuare a berlo tranquillamente o sarebbe meglio seguire alcune particolari indicazioni?

- Una prolungata bollitura, sicuramente aiuterebbe ad ammazzare moltissimi microbi, ma di controsi rischierebbe di perdere molte delle proprietà nutritive ed organolettiche del prodotto stesso. Personalmente consiglierei un uso di latte vegetale di facile reperibilità (di riso, di farro o di mandorle).

Per la prima volta nella storia della mia pluriennale attività giornalistica sono a chiederle di interrompere l’intervista. Pur rispettandola professionalmente e riconoscendole una preparazione profonda, essendo terrorizzato, non vorrei smettere di sorbirmi un bel bicchierone di latte freddo che con le cozze crude va a nozze. Non vorrei nemmeno privarmi del piacere di spiluccare, in compagnia di amici nelle calde sere d’estate, degli ottimi formaggi italiani accompagnati da un calice di vino locale... che spero non sia adulterato

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