IL GRANDE ATTRATTORE (III parte)

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Orfeo e Euridice, dettaglio dell’opera di Eugène Delacroix (1862)

Le Bellezze della Natura, separate dalla conoscenza della sua intima struttura e dalle leggi che la governano, sono solo il vestito di un corpo la cui Bellezza intrinseca resta misconosciuta. Il Bello visibile o intuibile dalla "mente scientifica" agisce da grande attrattore sulle facoltà cognitive (come i colori e gli odori dei fiori e dei frutti nel regno vegetale), affinché l’Intelligenza lo penetri, la Conoscenza se ne appropri e lo propaghi.

Il Bello è qui autofertilizzante. Da vero jolly si fa richiamo, guida e messaggio empatico che, da gradino a gradino, accompagna l’Umanità verso un imperscrutabile destino.

Tutte le sfumature del Bello, comunque percepite, sono in qualche modo una carezza dell’ETERNA BELLEZZA.

Musei e pinacoteche sono solo alcuni dei luoghi in cui trovano riparo le Bellezze da salvaguardare come patrimonio dell’umanità. Altrove, esse sono più immediatamente fruibili e assumono il valore della sacralità spirituale, capace di polarizzare il massimo dell’energia per veicolare la "divinità" nell’umanità. E viceversa.

cms_19827/1.jpgNel capitolo decimo dei Fioretti di san Francesco, troviamo frate Masseo che dice al Poverello di Assisi: "Perché a te tutto il mondo ti viene dietro? Tu non sei bello, non hai grande scienza, non sei nobile, eppure ogni persona pare che desideri vederti, udirti, ubbidire...".

La risposta la mutuiamo da Saint - Exupéry: "Non si vede bene che con il cuore; l’essenziale è invisibile agli occhi".

Il Bello imperituro che, a distanza di secoli, entra in risonanza con l’anima delle migliaia di visitatori dei luoghi francescani ha un’abitazione speciale e stabile negli Spazi dello Spirito. In questo senso è accettabile l’affermazione di Myskin, l’Idiota di Dostoevskij: "La Bellezza salverà il mondo". (Sappiamo però le cause pretestuose della Guerra di Troia).

Al grado massimo, la sintonia col Bello sconvolge persino le Leggi della Natura e porta all’estasi.

Nel mito di Orfeo, grazie alla musica e al canto (che commuovono gli alberi, gli uccelli, le fiere, le Erinni e persino Ade, dio degli Inferi), l’amata Euridice può tornare nel mondo dei viventi[i].

Sul Tabor, la Trasfigurazione diventa segno d’intimità tra Cristo e l’Eterno. Coinvolge gli Apostoli al punto che vorrebbero fermare il tempo e non più lasciare quel luogo! Bellezza e Felicità qui appaiono stupendamente coincidenti.

Nella tradizione cristiana è l’Amore a salvare il mondo. Aggiungiamo che per il filosofo Husserl un possibile aspetto della verità dell’essere si può trovare proprio nell’opera d’Arte.

Quanto precede è valido?

Per noi si. Allora dobbiamo concludere che Bellezza, Amore e Felicità sono covalenti. Ora, se perfino gli animali e le piante sono sensibili al Bello (solo funzionale?), perché non lo dovrebbero essere anche la materia e l’energia?

Le forze attrattive che riguardano il macrocosmo come il microcosmo sono interpretabili in termini di bellezza?

E chi può dire che non sia un automatico richiamo della "Bellezza" primordiale naturale il comportamento delle particelle subatomiche "entangled?" (che fanno sperare nel teletrasporto tipo Star Trek).

L’evidente provocazione vuole invitare alla Conoscenza e al Rispetto della Natura tutta, fonte inesauribile di godimento e d’ispirazione, troppe volte ingiuriata per meschini tornaconti di pochi, tra l’indifferenza di molti.

L’Uomo preistorico ha affrescato Altamira e Lascaux; quello storico ha creato le Piramidi, il Partenone, l’Iliade, la Divina Commedia, San Pietro, il Taj Mahal, gli Uffizi, la Pietà, la Cappella Sistina, la Cavalcata delle Valchirie, lo Sputnik…

A quale canone della Bellezza rispondono ecomostri e/o ecomostriciattoli appostati qua e là, in deliziosi angoli del Bel Paese, nonostante la vigilanza delle “Belle Arti?”

A quale specie di residuo “belli-co” appartengono le “produzioni artistiche” basate sulla violenza, la sopraffazione, l’inganno, la banalità, il macabro, l’orrido, la bestialità gratuita invadenti il “mercato della cultura” e specialmente dispensati da piccoli, medi e grandi schermi?

Sono il fior fiore o la morchia delle “spremiture mentali” necessarie a condire le giornate grigie dell’Homo Technologicus? E se fossero un virus (l’argomento va di moda) capace di far degradare l’Homo Sapiens in Homo insipiens?

Tranquilli. Se c’impegniamo non c’è motivo di disperare; io la penso come l’Idiota: alla lunga saranno la Bellezza e i suoi germani (Amore e Felicita) a salvare il Mondo dal nichilismo.

[i] L’impresa non è portata a termine perché, contrariamente ai patti, Orfeo si volta per vedere la sua Amata.

Antonio Villa

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