IL GESTO ETICO DI ALESSANDRO MAGNO, NELL’ANALISI DI SIMONE WEIL - I^ PARTE

L’opinione del filosofo

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"L’attenzione creativa è proprio prestare attenzione a ciò che non esiste. Nella carne anonima che giace inerte sul ciglio della strada non c’è umanità. Tuttavia, il samaritano che si ferma a guardare fa attenzione a quell’umanità assente, e gli atti che compie confermano che essa è una vera attenzione".

"Vieni nel mio cuore, nella mia anima, per sostenere le mie sofferenze e continua a portare in me ciò che resta della tua sofferenza nella tua passione".

cms_25321/Simone_Adolphine_Weil.jpgSimone Weil, a soli sedici anni, scrive "Le Beau et le Bien", che descrive un episodio legato ad Alessandro Magno, che Plutarco riporta in "Vite parallele": i suoi soldati, dopo giorni e giorni inseguendo Dario, sono stanchi per la fatica, la fame, la sete. Si imbattono in alcuni Macedoni che, avvicinandosi ad Alessandro, gli offrono dell’acqua in un elmo, accompagnando la generosità del gesto con l’invito a dissetarsi: se avessero perso i figli, grazie a lui, avrebbero potuto averne altri. Alessandro prende l’elmo, ma si guarda intorno e rifiuta l’acqua. I soldati riacquistano le forze: finché avessero avuto un tale re, non sarebbero stati né assetati né stanchi.

Ecco il brano di Plutarco, che fa da sfondo alla riflessione di Simone Weil:

cms_25321/Plutarco.jpg“Alessandro marciava contro Dario per combatterlo di nuovo; ma appena seppe che Dario era stato catturato da Besso, rimandò a casa i Tessali, assegnando loro duemila talenti in pagamento. Durante l’inseguimento, lungo e difficile (Alessandro rimase a cavallo per undici giorni percorrendo 3.300 stadi), la maggior parte dei soldati si arrese, soprattutto per mancanza d’acqua. Fu in questa occasione che alcuni Macedoni, portando l’acqua attinta dal fiume a dorso di un mulo, li passarono e videro Alessandro, verso mezzogiorno, sfinito dalla sete; immediatamente riempirono d’acqua un elmo e glielo portarono.

Alessandro chiese chi avesse portato quell’acqua e gli risposero: "I nostri figli, ma ne avremo altri, se vivrai, anche se perdiamo quelli che abbiamo". Udito ciò, prese in mano l’elmo; ma guardandosi intorno vide tutti i suoi soldati voltare la testa per guardarlo; così, non bevve, ma restituí l’elmo e lodando i donatori, disse: "Se bevessi, tutti si scoraggeranno". Vedendo la sua magnanimità e padronanza di sé, i soldati gli gridarono di guidarli con fiducia e frustarono i loro cavalli: finché avessero avuto un tale re, non si sarebbero stancati, non avrebbero avuto sete, anzi non si sarebbero considerati nemmeno mortali”.

Immaginiamo - scrive Simone dal suo punto di vista etico ed estetico -, la scena di un soldato che si avvicina al suo comandante che resta immobile, senza fare alcun movimento. Tutto l’esercito segue quello che sta succedendo: si puó quasi sentire i respiri nel silenzio che riempie ogni spazio. Alessandro prende l’elmo e getta l’acqua a terra. È straordinario. Nessuno si aspettava quella reazione. Il leader, nella mente di tutti, avrebbe bevuto senza esitazione, poiché é esattamente ciò che un leader avrebbe fatto.

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Poteva anche, dopo essersi dissetato, offrirne a qualcuno dei suoi soldati, ma non avrebbe avuto lo stesso effetto. Anche il soldato che gli porta l’acqua ha agito mirabilmente, ma questa azione non è contemplata; il soldato non pensa nemmeno alla possibilità di bere l’acqua. Certo, se Alessandro non avesse avuto sete o fosse stato a conoscenza che l’acqua fosse avvelenata, per esempio, l’atto non sarebbe stato bello. Nemmeno se i soldati gli avessero chiesto l’acqua che egli non voleva bere.

Cosa c’è allora, di bello e di buono in questa azione? Qui Weil declina il nucleo del bene morale come assoluto. La bellezza dell’atto sta nel gesto di Alessandro, ma anche del soldato che indossa il suo elmo e di tutti gli altri soldati che guardano, assetati come lui e si arrendono. Si arrendono tutti: Alessandro si arrende per loro e loro si arrendono per Alessandro. È una scena bellissima, immutabile, fuori dal tempo e fuori dall’esistenza: perfetta.

(segue)

Gabriella Bianco

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